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Il big AT&T prepara la risposta a Verizon: l’obiettivo è Vodafone

Tra Verizon e At&T è cominciata una grande partita a scacchi. La vecchia “madre” delle compagnie telefoniche americane, secondo indiscrezioni, sta considerando le contromosse all’acquisizione dell’intera Verizon Wireless da parte della rivale. Ma, anzichè rispondere sul fronte domestico, At&T sta esplorando una strategia alternativa, ossia la possibilità di mettere a segno colpi internazionali: tra le prede nel mirino ha messo la stessa Vodafone, appena arricchitasi dalla cessione della quota del 45% in Verizon Wireless per 130 miliardi.
L’azienda mantiene il più stretto riserbo sulle sue sue strategie future e dal quartier generale di Dallas, in Texas, si trincera dietro il “no comment” sulle prede nel mirino. Nel recente passato, ancora prima dell’operazione di Verizon, aveva tuttavia lasciato trapelare i propri disegni di espansione globale che ora potrebbero accelerare il passo. Una strategia che ha molteplici radici. Negli Stati Uniti la At&T vede avanzare i concorrenti minori, quali T-Mobile Usa e Sprint, e si è ormai scontrata con l’antitrust nei suoi progetti di ulteriore rafforzamento. Nel 2011 aveva concordato l’acquisizione proprio di T-Mobile USA da Deutsche Telekom, solo per vedere la sua offerta da 39 miliardi bloccata dalle autorità. Scottato, l’amministratore delegato Randall Stephenson ha da allora cominciato a guardare oltreoceano e in particolare in Europa, compreso un marchio quale Telecom Italia. Lui stesso ha definito le chance di investire nel Vecchio continente come «affascinanti».
«At&T si sta guardando attorno sul palcoscenico internazionale per acquistare asset e l’Europa sembra offrire le opportunità piu’ attraenti – ha detto Craig Moffett, analista di Moffett Research –. La strategia dell’azienda è opposta a quella di Verizon, che punta sul dominio del mercato domestico». Gli analisti di Citigroup concordano: At&T è «interessata in asset wireless europei attraverso partnership o acquisizioni», hanno indicato. E Vodafone, una volta completato il deal con Verizon, «rappresenterebbe un’espansione a livello continentale in un colpo solo».
L’operazione per rilevare quanto rimasto di Vodafone è stata già anche quantificata dagli analisti di Sanford Bernstein e rivaleggia con l’accordo per Verizon Wireless: almeno 124 miliardi di dollari. Impossessarsi di Vodafone metterebbe in goco anche il tesoro che l’azienda sta per incassare da Verizon. Uno degli ostacoli, più del prezzo, è però semmai la recente espansione di Vodafone nei sistemi via cavo e nella telefonia fissa, voluta dai vertici a scopo di diversificazione: alla At&T simili asset non interessano, l’obiettivo è la telefonia mobile. Questo aspetto ha fatto balenare l’ipotesi di un’alleanza con il colosso messicano America Movil di Carlos Slim, se il suo tentativo di rilevare l’olandese Kpn, naufragherà.
E proprio Slim è un altro dei grandi predatori delle Tlc europee. Il milionario messicano viene ormai dato come presente su diversi dossier, tra i quali Telecom Italia. È il caso di ricordare che proprio Slim si era affacciato su Telecom Italia nel 2007, quando c’era ancora Marco Tronchetti Provera. A quel tempo il tentativo non riuscì: ma Slim consolidò la sua alleanza con At&T, che potrebbe tornare utile ora.
La At&T è infatti convinta che le valutazioni delle società di telecomunicazioni nel Vecchio continente siano basse rispetto al potenziale di crescita, soprattutto se il settore si sbloccherà dalle eccessive rigidità attuali. Il Vecchio continente, a cominciare da Vodafone nei giorni scorsi, ha da poco introdotto reti di quarta generazione nella telefonia mobile, ormai presenti in America da alcuni anni, ancora da sfruttare al meglio.
Vodafone, da parte sua, ha già fatto sapere che non intende utilizzare la nuove risorse dell’operazione Verizon Wireless per far scattare grandi acquisizioni, piuttosto ha deciso di premiare gli azionsti, ridurre il debito e investire in tecnologia, trasformandosi quindi in preda ancora più preziosa. Nel clima di incertezza, però, At&T stando agli analisti potrebbe prendere in considerazione altre prede meno ambiziose, quali Telecom Italia ma non solo. Sotto osservazione sarebbero asset dell’operatore cellulare britannico EE, una joint venture tra Deutsche Telekom e Orange SA, e della spagnola Telefonica.

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