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Il benessere dell’Ocse divide l’Italia in due

I migliori voti li ottiene in due materie: “equilibrio vita privata-lavoro” e “reddito e ricchezza”. Anche per quanto riguarda lo “stato di salute” e le “relazioni sociali” se la cava benino. Insufficienza in “educazione” e in “lavoro”. Esce con questi risultati l’Italia nell’analisi “How’s life” realizzato dall’Ocse in 36 Paesi. 
Lo studio – un’anticipazione del rapporto che sarà divulgato in ottobre – viene presentato oggi insieme al lancio della versione italiana del Better Life Index (Bli). «Il progetto nasce nel 2011, quando l’Ocse compie 50 anni e inserisce nella sua missionl’obiettivo di una better policies for better lives – spiega Romina Boarini, responsabile delle statistiche del Better Life Index -. Cercavamo uno strumento che, superando il Pil, potesse misurare la qualità della vita della società e degli individui e ci siamo mossi su un ventaglio di iniziative, tra cui “How’s life”. Si tratta di uno studio che misura il benessere, la distribuzione e l’evoluzione tramite 11 parametri statistici, che a loro volta ne includono altri: per esempio, nella salute entrano l’aspettativa di vita e le condizioni sanitarie della popolazione, nell’ambiente la qualità dell’acqua e dell’aria».
Ma gli esperti Ocse non si sono accontentati delle statistiche e vi hanno affiancato un altro “misuratore” più innovativo, il Bli, basato sull’utilizzo della rete e quindi in grado di far emergere le aspettative dei singoli, con un aggiornamento in tempo reale e articolato anche per genere e fasce di età. «Il Bli è interattivo e permette al navigatore di partecipare al dibattito democratico sul benessere – continua Boarini – dando il proprio giudizio sull’importanza degli 11 indicatori. L’obiettivo è contribuire alle agende di politica economica dei governi perché siano dettate non solo da elementi oggettivi sulla situazione del Paese, ma anche dalle priorità espresse dalla collettività».
Il risultato finale sul sito viene visualizzato con un fiore per ciascun Paese, con 11 petali (uno per indicatore): la lunghezza del petalo esprime la performance oggettiva del Paese nelle statistiche, la larghezza il peso dato dal navigatore. La lunghezza dello stelo, infine, sintetizza la performance complessiva del Paese rispetto a quella degli altri Paesi. Dal 2011 il Bli ha generato oltre sei milioni di accessi, con 13 milioni di pagine viste, e una stima di oltre 92mila navigatori rispondenti, di cui 3.650 in Italia (ma con il lancio della versione italiana la platea è destinata ad ampliarsi).
Quanto ai risultati riferiti all’Italia (vedi grafici in alto), scopriamo che nell’”How’s life” l’Italia è nella parte alta della classifica (13ª su 36 Paesi) nel parametro conciliazione privato-lavoro (basato su due sotto-parametri, i dipendenti che lavorano oltre 50 ore la settimana e il tempo libero) e in quello del benessere economico (un 14° posto assegnato tenendo conto del reddito e della ricchezza delle famiglie). Si colloca invece nella parte finale della classifica (31° e 29° posto) nei domini dell’istruzione (dove si considerano diplomati, anni di studio e capacità cognitive) e del lavoro (che include occupazione, retribuzione, disoccupazione di lunga durata e precariato). Se invece si passa all’altro versante, il Better Life Index, per gli italiani che hanno utilizzano il sito interattivo (la maggior parte dai 25 ai 34 anni), i temi più importanti sono la salute, l’istruzione, la soddisfazione personale; i meno “sentiti” l’impegno civile, il reddito, la collettività.
Infine – benché l’Ocse non stili graduatorie di Paesi – se si elabora un indice aggregato delle 11 dimensioni (dando loro pesi identici) si nota che le performance dei 36 Paesi non si discostano molto: si va dal terzetto di testa (Australia, Svezia e Norvegia) intorno a quota 8, alle ultime (Messico e Turchia) sotto quota 4 (vedi tabella in alto). L’Italia si trova nella seconda metà della classifica (23ª) con un indice sintetico pari a 5,82. Può però consolare il dettaglio regionale dell’”How’s life”, che comunque ripropone le note disparità Nord-Sud: negli 11 indicatori, Bolzano, Trento ed Emilia Romagna – su 362 regioni Ocse – si piazzano nella fascia al top (soprattutto in tema di lavoro, sicurezza, reddito, salute e impegno civile). In fondo non sorprende trovare Campania, Calabria, Puglia e Sardegna.
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