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Il banking trascina gli studi

Banking/finance, information technology, diritto del lavoro, proprietà intellettuale e diritto industriale.

Sono questi i settori in cui è più richiesta la professione dell’avvocato, secondo un survey di Michael Page Italia, società di ricerca e selezione di middle e top management, sulla base dei dati emersi dal loro Osservatorio.

L’avvocato specializzato in banking/finance è chiamato alla gestione degli adempimenti e delle direttive che provengono dal partner di riferimento e all’aggiornamento sulle evoluzioni legislative. «Oltre alla laurea in Giurisprudenza, per svolgere la professione di avvocato specializzato in banking/finance occorre un’esperienza di pratica di almeno 2 anni in altre strutture internazionali che si occupano di operazioni di finanziamento, accordi di ristrutturazione, project finance», spiega Tomaso Mainini, managing director di Michael Page Italia. «La sua attività richiede una personalità autonoma e in grado di gestire lo stress.

La conoscenza fluente della lingua inglese è indispensabile; occorre inoltre avere uno spirito imprenditoriale e capacità di sviluppare clientela.

La remunerazione varia in base al tipo di studio, a seconda se è se nazionale o internazionale. Se è nazionale, per un avvocato con 4 anni di esperienza, la retribuzione può aggirarsi mediamente intorno ai 40 mila euro lordi annui; con 10 anni di esperienza invece lo stipendio può arrivare anche a 120 mila euro.

La parte variabile viene erogata sotto forma di bonus, in genere tra 1 e 3 mensilità e non sono previsti benefits, anche se talvolta viene dato un cellulare. Ogni sei mesi/un anno è prevista la salary review, a seguito della quale si verifica un incremento del 20-30% del pacchetto complessivo», aggiunge Tomaso Mainini.

Le banche ultimamente hanno dovuto far fronte a ristrutturazioni, riduzioni di rating e limitazioni di operatività imposte dal ricorso agli aiuti di Stato. «A fronte di questi sviluppi, le mansioni dell’avvocato nel settore banking e finance sono cambiate per diversi aspetti», sottolinea Carlo Massini, socio del dipartimento di banking e financedello studio legale Hogan Lovells. «Il più evidente è la contrazione nel volume delle operazioni di nuovo credito, mentre ci sono più proroghe e ristrutturazioni dei finanziamenti erogati. Sono aumentati gli interventi di gestione, dismissione o manutenzione dei portafogli, anche per far fronte a vicende che colpiscono le banche e intermediari finanziari. Al contempo, è cresciuta la sofisticazione nella gestione della liquidità delle imprese, soprattutto multinazionali, e le banche hanno risposto con l’offerta di prodotti e servizi di accentramento di tesoreria e cash-pooling. Più in generale, direi che il nostro ruolo comporta minore omologazione e reiterazione di strutture contrattuali e maggiore coinvolgimento nella fase di strutturazione. La catena di produzione dell’assistenza legale è più corta, siamo ora un po’ più consiglieri strategici, un po’ meno macchine da produzione di contratti e pareri. L’avvocato nell’area finance/banking deve avere l’assoluto controllo dei fondamentali del diritto civile, cui aggiungerei la capacità di individuare soluzioni fuori dal coro. Il contesto normativo italiano è molto evoluto, quindi è anche essenziale la specializzazione per settori, all’interno della stessa branca del diritto bancario e finanziario», aggiunge il partner dello studio legale.

Secondo molti studi legali di medie-grandi dimensioni, nel 2011 il Corporate ed M&A aveva ancora un mercato abbastanza attivo, soprattutto nel campo dell’energy, settore altamente regolamentato che necessita di specialisti sia dal lato corporate che regulatory e litigation. Nel 2012 l’aggravarsi della crisi ha invece incrementato le operazioni di ristrutturazione e insolvency litigation. «Per il 2013, è prevista una crescita nelle attività di Real Estate, con particolare riferimento ad hotel and leisure e alle tematiche di carattere ambientale e di efficienza energetica», «Prevediamo inoltre un maggiore interesse verso operazioni di acquisizione in contesti distressed da parte di fondi di Private Equity e società industriali e manifatturiere, e un confermato interesse verso il settore della moda e dei beni di lusso, dell’IT e dei media. Per quanto riguarda l’energy potrebbe crescere l’area gas», conclude Massini.

Dal survey di Michael Page emerge, inoltre, che la professione di avvocato è molto richiesta nel settore dell’Information Technology. I temi nei quali è fondamentale la competenza legal nel settore IT sono: Data Protection, E-Commerce, Intellectual Property, Outsourcing, Social Media e Gaming, Software e Copyright, tecnologie emergenti, net neutrality, smart devices, advertising e cookies, mobile apps e geolocalizzazione, social media e marketing, spam, cloud computing e naturalmente privacy. In ambito stragiudiziale, l’avvocato nel settore IT si occupa della redazione, gestione e negoziazione della contrattualistica nazionale e internazionale, con particolare riferimento ai contratti di consulenza, system integration, application maintenance, business process outsourcing, alle licenze software, agli accordi di riservatezza a ai contratti di alleanza e partnership. Per svolgere questa professione occorre avere un’esperienza di pratica di almeno 2 anni in house o dipartimenti IT di studi internazionali. Riguardo la remunerazione, generalmente va da un minimo di 45mila euro lordi annui a un massimo di 120mila euro, mentre la parte variabile viene erogata sotto forma di bonus, in genere tra 1 e 3 mensilità. La remunerazione comunque varia in base al tipo di struttura in cui l’avvocato opera.

Molto richiesto è l’avvocato specializzato in diritto del lavoro

Vista l’attuale realtà di mercato che vede numerose aziende alle prese con situazioni di mobilità e ristrutturazioni, la figura dell’avvocato specializzato in diritto del lavoro sta acquistando sempre più importanza, sia per gli Studi nazionali ma anche per quelli internazionali. «L’avvocato in questione», osserva Simone Turola, executive director di Michael Page Italia, «è chiamato all’assistenza in operazioni di ristrutturazione e riorganizzazione e in procedure di mobilità, all’attività di consulenza e di assistenza day by day alle aziende su tutte le tematiche del rapporto di lavoro (pareristica, contestazioni e sanzioni disciplinari, licenziamenti individuali, trasferimenti individuali, distacchi, trasferimenti d’azienda, etc.); alla redazione di atti giudiziari e assistenza alle udienze avanti al tribunale del lavoro».

«Per svolgere la professione di avvocato in questo comparto occorre esperienza di pratica di almeno 2 anni in altre strutture specializzate o dipartimenti di diritto del lavoro dove ha trattato la materia in ambito giudiziale e stragiudiziale. La conoscenza fluente della lingua inglese, che fino a qualche anno fa non era un elemento imprescindibile, ora è sempre più richiesta, soprattutto per le tematiche stragiudiziali che vedono un coinvolgimento sempre più forte di referenti stranieri. La remunerazione varia in base al tipo di studio, se nazionale o internazionale: si parte da un minimo di 40 mila euro lordi annui ad un massimo di 120mila euro, mentre la parte variabile viene erogata sotto forma di bonus, in genere tra 1 e 3 mensilità. Ogni un anno è prevista la «salary review», a seguito della quale si verifica un increase del 10/20% del pacchetto complessivo», conclude Simone Turola.

Infine, dai dati dell’Osservatorio di Michael Page, emerge che anche la professione di avvocato specializzato in proprietà intellettuale e diritto industriale è piuttosto richiesta dal mercato. Gli studi specializzati nel settore e i dipartimenti di strutture internazionali sono sempre più alla ricerca di professionisti che hanno maturato la loro esperienza nel comparto della tutela di marchi e brevetti, protezione dati personali, privacy, prosecuzione nazionale ed estera, anticontraffazione a livello internazionale e negoziazioni. La conoscenza fluente della lingua inglese è fondamentale proprio perché le società clienti sono spesso corrispondenti estere e richiedono assistenza anche sul fronte giudiziale.

La remunerazione va dai 45mila euro lordi annui a 120mila euro. È richiesta un’esperienza di pratica di almeno 2 anni in altre strutture specializzate o dipartimenti IP dove ha trattato la materia in ambito giudiziale e stragiudiziale. Costituisce un plus aver conseguito un master in proprietà intellettuale, meglio se all’estero.

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