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Il 9% del design di Ikea è italiano

Ikea made in Italy e di prossimità? Non è una chimera per il colosso svedese dell’arredamento che si appresta a varare nella Penisola importanti novità, dal digitale ai punti vendita. «L’Italia è l’unico paese dove compriamo più design di quanto ne vendiamo», dice Belen Frau, cognome tedesco ma originaria della Spagna dove ha guidato Ikea Iberica prima di essere nominata, un anno fa, ceo del gigante della casa in Italia. «L’8,6% del totale degli acquisti per tutti i negozi Ikea del mondo è fatto in Italia».

I partner tricolore del design si dice superino le 20 unità e riguardano le zone più importanti della casa: fra gli altri il salotto (Natuzzi), la cucina (3B), e poi la tecnologia (Electrolux, Whirlpool), fino alla sala dei giochi (arrivano da un polo di aziende sul lago di Iseo). Ma non c’è solo questo.

Frau è arrivata per guidare le prossime rivoluzioni: il nuovo format di negozi cittadini Pick up Point aiutato dal digitale, è al debutto entro l’anno a Roma e a Cagliari. Nei negozi sarà disponibile una piccola selezione della collezione casa e fungeranno soprattutto da punto di ritiro per la merce comprata online. «Lo store di Roma Collatino in particolare, un quartiere ad alta densità abitativa, è capofila della sperimentazione fra le capitali d’Europa», spiega Frau alla presentazione milanese del bilancio di sostenibilità. «Voi siete la Mecca del design e le attese sono alte, considerato che dopo una contrazione fisiologica del mercato stiamo assistendo a una nuova ripresa».

Il fatturato 2015, è stato di 1,6 miliardi in Italia, in aumento le visite nei negozi, 47 milioni di persone (+0,3%) mentre i clienti sono aumentati del 2,2% a 19,4 milioni.

I nuovi store non saranno temporary, come quello aperto sui Navigli in occasione di ExpoMilano 2015, né incentrati sul food e sulle cucine di design. Piuttosto «si tratta di format che vanno incontro ai nuovi bisogni dei consumatori, riducendo gli spostamenti e in chiave sostenibile».

La sostenibilità, oltre a essere globalmente un asset per le aziende, «per Ikea è una delle cinque dimensioni del cosiddetto design democratico, assieme alla qualità, la funzione, il design e il prezzo basso», continua Frau. «Negli anni è passata da qualcosa “nice to have” a “must have” (da bello a obbligatorio), ma la caratteristica rispetto alla maggior parte degli altri rivenditori è che vendiamo esclusivamente prodotti a nostro marchio. Ciò ci pone in una situazione di grandissima responsabilità».

Negli ultimi dieci anni l’azienda ha recuperato 20 mila metri cubi di materiale e ridotto dal 2006 a oggi l’emissione di CO2 da 7.363 a 2.455 tonnellate. La vendita dei prodotti sostenibili rappresenta il 5,5% del fatturato, corrispondente a 86,5 milioni euro. Mentre 20 negozi hanno impianti fotovoltaici per un totale di 200.000 pannelli e cinque impianti di geoscambio. L’investimento totale di 70 milioni di euro comprende anche l’utilizzo della tecnologia Led di cui si è dotato ogni store. A proposito di negozi, Milano non avrà ancora la sua isola cittadina «ma apriremo un quarto format tradizionale», conclude l’a.d.

Francesca Sottilaro

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