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Il 60% delle imprese si indebita per le tasse

ROMA — Chiedono un prestito non per investire, realizzare un progetto, rinnovarsi o riaprire il capannone, ma semplicemente per pagare le tasse. Le piccole imprese, vista la crisi, combattono da tempo una battaglia con il Fisco, ma per molte di loro l’arrivo dell’Imu ha segnato un punto di non ritorno. Tre su cinque, il 63 per cento — assicura Unimpresa — l’anno scorso, per versare il dovuto, è stato costretto a chiedere anticipi in banca.
E’ il risultato di un sondaggio effettuato dall’associazione di categoria su un campione di 130 mila aziende: una fotografia dalla quale emerge una difficoltà generalizzata a fare i conti con il Fisco che ha portato quasi 82 mila delle aziende consultate ad indebitarsi per onorare le scadenze.
L’aggravio della pressione fiscale, di fatto, ha moltiplicato gli effetti della crisi: le imprese manifatturiere — fa notare l’Istat — fra il 2009 e il 2012 hanno bruciato quasi 500 miliardi di fatturato e rispetto all’ultimo anno di crescita (il 2008) hanno dovuto fare i conti con un suo calo medio dell’11,1 per cento l’anno. Le cose sono andate peggio per quelle fra loro che si sono rivolte al mercato interno (il fatturato è calato in media del 12,6 per cento annuo), piuttosto che all’export (meno 7,7 per cento). Se a questo problema — per le aziende che hanno lavorato con la pubblica amministrazione — si aggiunge il ritardo nei pagamenti da parte dello Stato, ecco che il diario della crisi è presto fatto. I dati sull’intera industria forniti dall’Istat pochi giorni fa, d’altro parte, parlano chiaro: l’anno scorso la produzione è scesa del 14,2 per cento rispetto all’anno precedente.
Tornando alle domande di finanziamento fatte dalle aziende per onorare le tasse, a far saltare la tenuta dei conti — sottolinea Unimpresa — sono state soprattutto Imu e Irap. Per quanto riguarda il primo versamento — si legge nello studio dell’associazione — «incrociando i risultati del sondaggio del Centro studi con i dati del dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia — secondo cui l’Imu 2012 relativa alle imprese è stata pari a 6,3 miliardi di euro — si può sostenere che per effettuare i versamenti sono stati contratti nuovi prestiti
per quasi 4 miliardi di euro (3,96)».
Tre, in particolare, i settori «strozzati dal tributo immobiliare» quindi più propensi alla richiesta di credito: gli operatori turistici (per via dell’Imu sugli alberghi), le piccole imprese (i capannoni) e la grande distribuzione (per via supermercati). Quanto all’Irap, i guai nascono dal fatto che l’imposta regionale sulle attività produttive è dovuta anche quando i bilanci sono in perdita e in mancanza di utili.
Come uscire dallo stallo? Un suggerimento alle aziende arriva da un’indagine condotta dal Ministero dello Sviluppo economico: la crisi si affronta meglio operando attraverso i contratti di rete (accordi fra imprese per esercitare assieme attività economiche in comune). Il 38,5 per cento di chi li ha sottoscritti ha visto aumentare il fatturato, il 33,3 ha potuto aumentare i suoi investimenti.

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