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Il 44% degli utili in Ires e Irap

Ires e Irap pesano per il 44% sugli utili delle imprese. È questa la percentuale mediana di imposte correnti e differite che le aziende hanno pagato nel 2013. Un tax rate inferiore al 2011, quando il prelievo aveva superato il 51%, ma che resta comunque ancora «abnorme». A evidenziarlo è una ricerca realizzata dall’Osservatorio bilanci del Consiglio nazionale dei commercialisti in collaborazione con il dipartimento di economia dell’Università di Genova.

I dati presentati ieri si concentrano sul corporate tax rate, ossia il rapporto tra imposte dirette pagate (Ires e Irap) e utili delle imprese. L’elaborazione si differenzia così da altri studi, quali per esempio il Doing Business della Banca mondiale, che prendono invece in esame tutti gli oneri fiscali e previdenziali (arrivando, per il 2015, a un tax rate complessivo del 65,4%).

Il campione era costituito da 300 piccole, medie e grandi aziende dei settori industria, commercio e servizi, accomunate da una serie di requisiti: società di capitali, sede legale in Italia, applicazione dei principi contabili nazionali. Dal punto di vista dimensionale sono state escluse le microimprese, ossia quelle con meno di dieci dipendenti e giro d’affari inferiore ai 2 milioni di euro annui. Per motivi opposti lasciati fuori dal calcolo anche i grandi gruppi finanziari e assicurativi.

Il corporate tax rate è stato calcolato solo per le imprese con un risultato ante imposte positivo (75% della platea). Tuttavia, circa un 14% di soggetti ha registrato oneri fiscali anche in presenza di un conto economico in «rosso», per lo più a causa dell’applicazione dell’Irap. La ricerca si focalizza sulla mediana, che è più stabile nel tempo in quanto non influenzato dai valori estremi anomali. Non manca l’elaborazione della media: in tale ipotesi il corporate tax rate si è attestato nel 2013 al 25,6%, in netta diminuzione rispetto ai valori rilevati nel 2011 e nel 2012 (si veda tabella in pagina).

«La tassazione mediana che abbiamo individuato ci restituisce il quadro di un sistema imprenditoriale gravato da un carico fiscale davvero abnorme», commenta Raffaele Marcello, consigliere nazionale dei commercialisti con delega ai principi contabili, «il rafforzamento della ripresa in atto deve necessariamente passare da un alleggerimento consistente proprio del tax rate. Il super ammortamento inserito in legge di stabilità dall’esecutivo va nella giusta direzione, anche se sarebbe auspicabile una sua estensione anche agli immobili».

Tra le richieste della categoria c’è pure l’incremento della percentuale di deducibilità degli interessi passivi, oggi limitata al 30% del risultato operativo lordo (Rol). «Il lungo periodo di crisi che abbiamo vissuto ha comportato crescenti tassi di indebitamento delle imprese a cui si sono accompagnati Rol decrescenti», sottolinea Luigi Mandolesi, consigliere Cndcec delegato alla fiscalità, «l’incremento della deducibilità potrebbe fungere anche da volano per l’incremento degli investimenti futuri da parte delle imprese, con positivi effetti sulla ripresa del ciclo economico».

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