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Il 23 il riassetto Bankitalia: arriva il vicegovernatore

La convocazione è passata in sordina, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 5 dicembre, ma l’assemblea straordinaria di Bankitalia, convocata dal governatore Ignazio Visco per il 23 dicembre, segnerà un passaggio epocale per Palazzo Koch. L’assise, fissata per le 11.30, delibererà le modifiche allo Statuto per varare l’attesa rivalutazione delle quote di Via Nazionale in mano alle banche, introducendo anche per la prima volta la figura del vicegovernatore vicario. Ad assumere l’incarico sarà l’attuale direttore generale Salvatore Rossi mentre i vice dg (Fabio Panetta, Luigi Federico Signorini, Valeria Sannucci) ricopriranno il ruolo di vicegovernatori.
Le caselle del direttorio saranno quindi ridisegnate, ma l’assemblea del 23 dicembre sarà chiamata anche ad approvare le modifiche statutarie che trasformeranno Via Nazionale – sono le parole usate nei giorni scorsi dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni – in una società a capitale polverizzato nella quale nessuno ha il controllo. Un via libera che sarà accompagnato da una clausola di fatto: la riforma della governance dell’istituto diverrà efficace solo quando sarà convertito dal Parlamento il decreto Imu-Bankitalia che tratteggia l’intera operazione.
La norma in tre articoli, licenziata a fine novembre dal Consiglio dei ministri, autorizza Bankitalia ad aumentare il proprio capitale, mediante utilizzo delle riserve statutarie, a 7,5 miliardi (attualmente il capitale sociale di Palazzo Koch è fermo a 156mila euro, l’equivalente dei 300 milioni di lire stabiliti nel 1936). Senza dimenticare che il provvedimento fissa un tetto al possesso per cui ciascun partecipante al capitale non potrà detenere, direttamente o indirettamente una percentuale superiore al 5% in modo da ridurrre l’attuale concentrazione delle partecipazioni (oggi, per effetto dei processi di fusione e acquisizione avvenuti negli anni scorsi, a Intesa Sanpaolo e UniCredit fa capo il 64,6% del capitale di Via Nazionale), rendendo però le quote – che dopo l’aumento di capitale avranno un valore unitario di 20mila euro – scambiabili sul mercato e consentendo alle banche di rivalutarle negli stress test su scala europea dell’anno prossimo. Ai partecipanti verranno distribuiti dividendi annuali del valore massimo del 6% del capitale (una cifra intorno ai 450 milioni a fronte dei 70 milioni distribuiti nel 2012).
La riforma punterà quindi, come chiarito in più occasioni dal Governo, ad allargare la compagine azionaria dell’istituto in direzione di una proprietà molto più frazionata e diffusa. Le quote, precisa la riforma, potranno appartenere a banche, aventi sede legale in Italia o in uno stato membro della Ue; imprese di assicurazione e riassicurazione, con sede nella penisola e nella Ue; fondazioni bancarie; enti e istituti di previdenza e assicurazione con sede in Italia insieme ai fondi pensione. Nel documento è poi prevista la possibilità per Via Nazionale di acquistare le partecipazioni eccedenti durante un periodo transitorio, in attesa della creazione di un vero mercato delle quote.
La svolta dunque è ormai dietro l’angolo. E, insieme alla revisione della governance, arriverà, come detto, anche una diversa definizione dei ruoli per i membri del direttorio che si troveranno a gestire una Banca centrale dalla pelle profondamente mutata. Il Dl deve essere convertito in legge entro fine gennaio, ma si valuta anche l’ipotesi di imbarcarlo nella legge di stabilità. In questo caso, l’entrata in vigore sarebbe anticipata all’inizio del nuovo anno.
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