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Il 15% delle imprese assumerà ma il talent shortage raddoppia

C’è una ripresa del mercato del lavoro? La domanda sembra avere una risposta affermativa, secondo quanto emerge incrociando diversi dati statistici. E una sua peculiarità. A trainarla sono infatti due tipologie di contratti e cioè quelli a termine e in somministrazione, segno della grande cautela delle imprese e della difficoltà a fare previsioni di lungo termine.

Il balzo degli occupati a termine

Secondo quanto ha spiegato l’ultima nota dell’Istat, ad aprile è proseguita la crescita dell’occupazione già registrata nei due mesi precedenti, con un incremento di oltre 120mila occupati rispetto a gennaio 2021. L’aumento ha coinvolto sia uomini sia donne, ma, spiega l’Istat, si è concentrato tra i dipendenti a termine. Ad aprile 2021 rispetto a marzo abbiamo una crescita di 96mila occupati a termine e un calo di 47mila occupati a tempo indeterminato. Se andiamo indietro fino al 2020, abbiamo invece un aumento di 229mila occupati a termine e un calo di 222mila occupati a tempo indeterminato. Rispetto a febbraio 2020, mese precedente a quello di inizio della pandemia, gli occupati sono invece oltre 800mila in meno e il tasso di occupazione è più basso di quasi 2 punti percentuali.

Somministrazione in crescita

Segnali incoraggianti arrivano anche dal termometro delle Agenzie del lavoro. I dati forniti da Assolavoro ci dicono che i lavoratori in somministrazione (si veda il Sole 24 Ore del 2 giugno) crescono progressivamente da diversi mesi ormai, mantenendo un certo equilibrio nelle ore mensili e nei giorni medi di lavoro pro capite rispetto al passato: in marzo i somministrati sono diventati 424.460. Erano 405.885 in febbraio e 403.887 in gennaio. Rispetto al 2020, prendendo il solo mese di marzo, sono 49.238 in più. Limitandoci alla somministrazione si osserva anche una curva decisamente in salita per i contratti a tempo indeterminato.

Le prospettive

Fin qui il passato. E le previsioni? Per l’Italia l’Istat prevede una sostenuta crescita del Pil sia nel 2021 (+4,7%) sia nel 2022 (+4,4%) a cui si accompagnerà un’evoluzione dell’occupazione. Se misurata in termini di Ula (unità di lavoro), registrerà un aumento nel 2021 (+4,5%) e nel 2022 (+4,1%). L’andamento del tasso di disoccupazione rifletterà invece la progressiva normalizzazione del mercato del lavoro con un aumento nell’anno corrente (9,8%) e un lieve calo nel 2022 (9,6%). Ma cosa dicono gli operatori del mercato? Una conferma di questa ripresa in atto arriva dai dati dell’indagine di ManpowerGroup Employment Outlook Survey (MEOS) che in Italia coinvolge 856 aziende (a livello globale 45mila in 43 paesi). Nelle imprese si tornano a registrare prospettive di assunzione positive in Italia per il terzo trimestre (luglio, agosto, settembre) del 2021, con il 15% dei datori di lavoro che prevede un aumento delle assunzioni, il 6% che prevede una diminuzione e il 75% che non prevede alcun cambiamento. Le prospettive occupazionali nette (saldo tra entrate e uscite), depurate dagli aggiustamenti stagionali, si attestano al +7%, il ritmo di assunzione più sostenuto degli ultimi due anni. Sui nuovi ingressi le previsioni migliorano quindi di 8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 11 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre di un anno fa.

Il Nord Est cresce a due cifre

Dal punto di vista territoriale il mercato del lavoro più in crescita si prevede nel Nord Est, dove i datori di lavoro annunciano importanti piani di assunzione con una previsione di occupazione netta pari al +10%, dato che si conferma anche nel Centro Italia e nel Nord Ovest (+9%). Minori le prospettive di assunzione per il Sud e le Isole che si attestano al +4%.

La corsa di commercio e costruzioni

Nei prossimi tre mesi il Meos prevede una crescita dell’occupazione in sei dei sette settori industriali analizzati. Le previsioni maggiori di assunzione si rilevano nel settore commercio all’ingrosso e al dettaglio con una previsione di occupazione netta del +14%. Le prospettive si attestano al +12% nel settore costruzioni, mentre nei settori altri servizi e manifatturiero si registrano intenzioni di assunzione rispettivamente del +9% e del +7%. Le prospettive di assunzione più deboli vengono registrate nel settore Ristoranti & Hotel, dove i datori prevedono una diminuzione del 5%.

Grandi e piccole imprese

I datori di lavoro delle grandi imprese prevedono un aumento delle aspettative di assunzione nel prossimo trimestre, con una prospettiva di occupazione netta del +22%. Anche i datori di lavoro di medie e piccole imprese si aspettano un aumento favorevole delle assunzioni con previsioni più basse però, del +6% e +7%. In controtendenza le microimprese che si aspettano di dover ridurre il livello di occupazione del 2%.

Il talent shortage

Le previsioni di assunzione devono però fare i conti con una carenza di talenti sempre più forte che tocca livelli massimi da 15 anni: competenze hard e soft sono sempre più difficili da trovare. In Italia Manpower registra la percentuale dell’85%, il dato più alto da oltre un decennio e quasi raddoppiato negli ultimi 3 anni. Un’indagine a livello globale che ha coinvolto 42mila imprese, dice che quasi 7 datori di lavoro su 10 (69%) segnalano difficoltà nell’assumere nuovo personale: è il dato più alto mai raggiunto dal 2006. Questo è vero per l’Italia dove la percentuale raggiunge l’85%, ma anche per Francia (88%), Romania (86%), Svizzera (83%), Belgio (83%) e Turchia (83%). I tassi più bassi si registrano invece in Cina (28%), Stati Uniti (32%), India (43%) e Sud Africa (46%). A livello globale, la carenza di talenti è maggiore nelle aziende più grandi.

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