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Ignazio Visco in Bankitalia senza riserve sul futuro

Il conto alla rovescia è iniziato, ma Ignazio Visco, l’interessato, non vuole per ora guardare – e soprattutto non vuole che qualcun altro in Banca d’Italia lo faccia – all’orologio che scandisce il tempo mancante alla scadenza. Il governatore della Banca d’Italia è arrivato al suo ultimo anno di mandato. Mancano, in realtà, solo 10 mesi alla fine del suo incarico esennale che, stando alle regole introdotte dalla legge sul risparmio del 2005, può essere rinnovato una volta.

Una manciata di mesi che Visco non vuole far scorrere nell’attesa, o nella preparazione, della successione fosse anche a se stesso, ma vuole utilizzare per fare emergere le soluzioni avviate e non ancora realizzate ai tanti problemi sorti durante i suoi sei anni di governatorato, primo fra tutti quello della fragilità del sistema bancario. Lo ha già fatto sapere ai suoi collaboratori, che la questione del nuovo inquilino di Palazzo Koch non dovrà agitare gli animi della Banca e distoglierli dai propri compiti, anticipando e facendosi coinvolgere in manovre e campagne in vista dell’avvicendamento.

StrategieC’è senz’altro da credergli, considerando anche che il cambio di testimone al governo tra Matteo Renzi e Paolo Gentiloni sembra aver dissolto le tensioni che avevano caratterizzato i rapporti tra esecutivo e banca centrale negli ultimi mesi dello scorso anno. E che Visco avrà già il suo bel daffare nell’evitare che la Banca d’Italia diventi il bersaglio principale se non unico della commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche. Anche se l’indagine preliminare svolta dalla commissione Finanze del Senato, destinata a dare indicazioni di percorso, spunta molte delle armi da schierare contro la Vigilanza.

Il rischio di finire al centro delle pressioni mediatiche e politiche in una fase in cui la questione bancaria potrebbe avere un ruolo importante nella campagna elettorale, è alto. Il governatore lo sa e farà di tutto per sfuggirlo: la commissione d’inchiesta sarà dunque un impegno che richiederà un grande impiego di risorse da parte degli uomini di Palazzo Koch che hanno assicurato piena collaborazione.

Anche perché Visco punta a rispondere con i fatti, cioè con la completa realizzazione delle soluzioni studiate per affrontare le debolezze del sistema: dalla crisi di Mps a quelle delle altre sei banche in difficoltà; dal problema delle sofferenze a quello della riorganizzazione delle banche popolari e delle banche di credito cooperativo; dalle condizioni del credito all’economia alla redditività del sistema. Soluzioni ma anche parole, spiegazioni.

«Operazione verità»In Banca d’Italia si parla molto, e non da ora, di «operazione verità», dell’esigenza di dare informazioni rigorose e rispondenti a quello che è successo, anche nel cammino normativo dell’Europa, e sta succedendo nel mondo del credito. Una posizione corretta ma che finora è stata vista da molti come l’arroccamento sull’autodifesa delle proprie responsabilità. Quei molti i quali si aspettano da Visco, nei prossimi mesi, una diversa impostazione più proiettata sulle cose da fare e su un linguaggio più vicino alle cose sulle quale discute la maggior parte dei cittadini. La prima indicazione a riguardo si avrà sabato prossimo al primo importante appuntamento finanziario dell’anno, l’assemblea di Assiom Forex a Modena che riunisce i cambisti e i tesorieri delle banche, nella quale il governatore svolgerà l’intervento principale. C’è comunque un punto su cui la Banca d’Italia – seppure assieme quantomeno a governo, Consob e parlamento – è attesa a fare chiarezza. Cosa vuole dire difendere il risparmio e come e a chi spetti farlo.

È prioritario difendere i risparmiatori e per quel che riguarda le banche, solo i clienti, o anche gli azionisti e gli obbligazionisti? Oppure bisogna innanzitutto difendere la stabilità finanziaria, per cui è più importante tutelare la tenuta della banca e del sistema piuttosto che quella dei singoli individui, soprattutto quando questi rappresentano una quota esigua del totale? La risposta scontata è che bisogna fare tutto ma si tratta di questioni che richiedono norme chiare e chiarezza di ruoli e che comunque vedono la Banca d’Italia in prima fila a dare risposte. Risposte anche sulla situazione economica. C’è da dire che guardando al passato i sei anni di Visco alla guida della Banca d’Italia sono stati neri per l’economia e la finanza che dal novembre 2011 ad oggi è passata dallo spread alle stelle, alla ricaduta nella recessione, alle crisi bancarie, alla persistenza della disoccupazione, alla crescita troppo debole per rappresentare la virata decisiva.

Se non altro l’economista Visco ha sempre avuto una visuale molto prudente e non ha da recriminarsi di aver indorato la pillola ma il cammino della ripresa resta comunque ancora lento – l’Italia non ha recuperato nulla dei 9 punti di caduta del Pil dalla crisi del 2008 – ed il governatore, che assieme alla Bce, risponde degli effetti delle misure straordinarie di politica monetaria adottate a Francoforte, rimane sempre il punto di riferimento principale per avere indicazioni.

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