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Ifis vede l’utile a 147 mln

Banca Ifis promette ai soci 147 milioni di euro di utile netto al 2022 e indica in una forchetta compresa tra il 40 e il 45% il payout atteso, che ai valori attuali di borsa corrisponde a un rendimento superiore al 7%: le indicazioni sono state fornite al mercato dall’a.d. Luciano Colombini, che ha presentato il nuovo piano strategico.

L’istituto veneziano punta a restituire un rote in crescita all’8,9% e ad acquisire circa 8,5 miliardi di euro di nuovi crediti non performing. Sul fronte patrimoniale, a fine periodo il Cet 1 è indicato al 12%, un livello superiore rispetto all’attuale soglia Srep (8,12%) che le autorità di vigilanza hanno indicato per quest’anno. Una sostanziale solidità finanziaria che non impedirà a Ifis, a fronte di costi definiti «stabili», di programmare nuovi investimenti per 60 milioni di euro, sia per garantire la stabilità del business che per supportare la crescita organica. Su questo fronte il capoazienda ha spiegato che è stato approntato un programma di esodi su base volontaria, che coinvolgerà 100-110 dipendenti. «Pare che quelli interessati ad aderire siano una settantina», ha precisato Colombini, assicurando che verranno assunte circa 190 persone. Il costo complessivo per far fronte agli esodi è di 15,7 milioni di euro, coperti attraverso la cessione a Merope Asset Management di un immobile in centro Milano. Un’operazione che produrrà oltre 25 milioni di plusvalenza per Ifis.

La gestione dei crediti in sofferenza continuerà a rappresentare il piatto forte dell’offerta. «A oggi abbiamo 1,2 milioni di debitori», ha osservato l’a.d., «con uno stock di crediti acquistati pari a oltre 24 miliardi di euro e un valore nominale tra 1,2 e 1,3 mld, oltre a 450 persone che lavorano in questo settore sui circa 1.700 dipendenti complessivi. Abbiamo incassato un miliardo di euro da quando abbiamo iniziato l’attività negli Npl». Intanto la banca intende rafforzare la consulenza a pmi e realtà corporate su operazioni straordinarie, in particolare in Veneto. Sfumato il matrimonio con FonSpa, che avrebbe potuto portare alla nascita di un grande polo nazionale per la gestione delle poste deteriorate, ora Ifis intende fare da sé crescendo per linee interne. Colombini ha comunque difeso le ragioni di quella proposta, naufragata alla fine del 2019: «Aveva un suo chiaro razionale industriale: noi siamo, infatti, molto forti su competenze unsecured, mentre FonSpa lo è sulle poste garantite. Mettere assieme competenze così complementari avrebbe dato vita a una macchina destinata ad andare molto forte».

Colombini si è poi soffermato su alcuni salvataggi di sistema avvenuti recentemente. Per quanto riguarda la Popolare di Bari, il contributo che verrà spesato al Fondo interbancario sarà compreso tra 6 e 7 milioni di euro. Su Carige, invece, il top manager ha confermato alcune indiscrezioni che risalgono a un paio d’anni fa, quando Ifis ebbe modo di analizzare il dossier: «Dobbiamo dire grazie al nostro presidente, che in quei frangenti ha avuto la lucidità necessaria per non aderire a determinate proposte. Alla luce dei fatti un eventuale intervento in quella partita avrebbe finito per affossare Banca Ifis: quel salvataggio, proposto su dati incompleti, avrebbe provocato un autentico disastro».

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