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Ifil-Exor, condannati gli ex vertici

Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens sono stati condannati a un anno e quattro mesi di reclusione – con sospensione condizionale della pena – nel processo d’appello, a Torino, per l’equity swap di Ifil-Exor, l’operazione finanziaria che nel 2005 permise a Ifil di restare l’azionista di riferimento della Fiat al momento dell’ingresso delle banche nel capitale per effetto della conversione del prestito convertendo.
Gabetti e Grande Stevens erano accusati di manipolazione del mercato (art. 185 del TUF) in relazione al comunicato diffuso a fine agosto 2005 da Ifil su richiesta della Consob. Il pm Giancarlo Avenati Bassi aveva chiesto una condanna a due anni e 6 mesi per Grande Stevens e due anni per Gabetti. Per entrambi c’è anche la pena accessoria dell’interdizione per un anno dai pubblici uffici alla quale si aggiunge, per Grande Stevens, l’interdizione dall’esercizio dell’avvocatura.
Il giudice della Corte d’Appello di Torino ha invece assolto «perché il fatto non sussiste» le due società chiamate in causa come persone giuridiche, Ifil e Giovanni Agnelli & C. Sapaz. Alle parti civili (la Consob e un piccolo azionista) non è stato accordato alcun risarcimento.
Grande Stevens ha parlato ieri di «sentenza inimmaginabile»; Gabetti ha commentato a caldo «avrei sperato in un risultato diverso», aggiungendo che «adesso dei professionisti leggeranno le motivazioni e poi ci consiglieranno sul da farsi». Sul processo incombe (per quanto riguarda le due persone fisiche) la prescrizione, i cui termini scatteranno già da lunedì 25 febbraio. Nel caso – più che probabile – in cui Gabetti e Grande Stevens facciano ricorso in Cassazione, se quest’ultima dovesse ritenere il ricorso non manifestamente infondato, non potrà che accertare la prescrizione e prosciogliere gli imputati.
La vicenda risale al 2005 e riguarda l’operazione di equity swap che permise a Ifil di mantenere il controllo di Fiat. Sotto accusa è il comunicato diffuso in data 24 agosto 2005 da Ifil su richiesta della Consob, in cui la società – holding della famiglia Agnelli che deteneva una quota del 30% in Fiat – affermava «di non aver intrapreso né studiato alcuna iniziativa in relazione alla scadenza del prestito convertendo» – prestito concesso a Fiat da otto banche e la cui conversione, 20 giorni dopo, avrebbe fatto scendere la quota Ifil al 22 per cento. In realtà già nell’aprile di quell’anno Exor (un’altra società del gruppo Agnelli, ora ribattezzata Old Town) aveva stipulato con la banca americana Merrill Lynch un contratto di equity swap avente per oggetto azioni Fiat e che in caso di consegna fisica sarebbe stato in grado di garantire a Ifil il mantenimento del controllo di Fiat. All’epoca Gabetti era presidente di Ifil ed Exor, Grande Stevens consigliere d’amministrazione di Ifil e consulente legale del gruppo.
Gabetti e Grande Stevens erano stati assolti dalle accuse in primo grado, nel dicembre del 2010; in quell’occasione il giudice, pur definendo «indubbiamente falso» il comunicato emesso da Ifil nell’agosto 2005, aveva ritenuto «non rilevabile alcuna evidenza concreta e oggettiva che il comunicato possa aver creato un pericolo per l’andamento del prezzo del titolo Fiat». La procura di Torino aveva presentato ricorso direttamente in Cassazione, e quest’ultima nel giugno dell’anno scorso aveva annullato la sentenza del 2010 rinviando gli atti alla Corte d’Appello di Torino; secondo la Cassazione, per consumare il reato basta che si crei il pericolo concreto di un’oscillazione anomala. Per la vicenda dello swap Gabetti e Grande Stevens sono già stati sanzionati dalla Consob (insieme a Virgilio Marrone, assolto in sede penale) con sospensioni dagli incarichi societari e multe per complessivi 4,7 milioni di euro.

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