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Ici soft per i single

In materia di Ici, i benefici legati all’abitazione principale spettano anche se l’immobile è dimora del solo proprietario, mentre la famiglia risiede altrove. La qualifica di «abitazione principale» deve essere riconosciuta anche nel caso in cui vi sia una scissione del nucleo familiare, tale che il proprietario dell’immobile risieda nella prima casa e la famiglia dimori invece in una diversa abitazione. Sono le conclusioni che si leggono nella sentenza n. 13/63/13 della Ctr Lombardia, depositata in segreteria lo scorso 5 febbraio, con le quali il collegio tributario ha accolto l’appello presentato da un contribuente, ribaltando la decisione di prime cure favorevole all’amministrazione.

La rettifica prendeva le mosse da un accertamento Ici emesso da un comune della Lombardia, il quale contestava l’indebito godimento dei benefici connessi all’abitazione principale (prima casa), forte dell’interpretazione fornita dalla Cassazione. Per ritenersi «abitazione principale», infatti, l’immobile deve essere adibito a «residenza di famiglia», ossia, secondo la Suprema corte, «luogo di abitazione della casa coniugale». Nel caso di specie, il proprietario dell’immobile risiedeva nell’abitazione adibita a prima casa, mentre la sua famiglia aveva la residenza in un altro comune. L’amministrazione riteneva, pertanto, che, stante la disgiunzione della famiglia, non si potesse attribuire all’immobile la qualifica di abitazione principale; in primo grado, la commissione provinciale confermava la bontà della verifica. Di diverso tenore la decisione di secondo grado, in commento, che ha esteso il beneficio anche in caso di assenza del nucleo familiare. «Del resto», si legge nella sentenza, «diversamente argomentando, si arriverebbe alla aberrante conclusione che tizio, proprietario di due immobili, in uno dei quali risiede personalmente ma senza la famiglia, e nell’altro la sua famiglia, non potrebbe fruire del beneficio per nessuno dei due immobili, perché il primo non sarebbe la così detta residenza familiare e nel secondo non vi sarebbe la sua residenza abituale». Pertanto, indipendentemente dalla nozione di abitazione principale fornita dalla Cassazione, i benefici spettano anche nel caso in cui l’immobile sia dimora del solo proprietario e non della sua famiglia. «La presenza o meno di una famiglia», prosegue la Ctr, «lungi dal costituire un motivo di esclusione del beneficio, ne dovrebbe semmai rappresentare la condizione per l’estensione». Una diversa interpretazione della fattispecie, secondo cui il beneficio spetterebbe solo in presenza di un nucleo familiare, darebbe adito, secondo il collegio lombardo, a forti dubbi di costituzionalità delle norme in questione.

Il concetto affermato dalla Ctr, reso nella specie in ambito di Ici, è parimenti estendibile all’Imu.

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