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«Ice spinge l’export delle Pmi grazie a e-commerce e digitale»

Una fitta rete di accordi siglati con le principali aziende mondiali attive nel commercio online, fiere a distanza, certo, ma anche interazioni commerciali miste (in presenza e a distanza). Eppoi agevolazioni e formazione dedicate alle piccole e medie imprese, per accompagnarle al digitale: un mondo da cui diversamente, resterebbero tagliate fuori. E una piattaforma tutta nuova da cui ripensare il sistema fieristico. Ruolo sempre più strategico in questa fase di ricostruzione post Covid 19 quello di ICE, ex Istituto commercio estero, ora Agenzia, che dal gennaio 2019, è guidata da Carlo Maria Ferro.

Presidente riusciremo a uscirne e su quali driver state puntando per farlo?

Sicuramente ne usciremo. Semmai il problema è che dobbiamo correre. La strategicità del ruolo dell’Ice viene prima di tutto dalla rilevanza dell’export sull’economia nazionale. Non dimentichiamo che c’è una ciclicità delle crisi macro economiche e globali e che da quella del 2008 l’economia italiana si è ripresa (anche se solo parzialmente) con il contributo dell’export che è cresciuto del 18%. L’export è stato un driver rilevantissimo che ha aiutato la ripresa nel periodo 2008-2019.

Con l’arrivo dei fondi europei le aziende si attendono un’accelerazione e un impulso forte alle infrastrutture digitali.

Sono convinto (e non da oggi) che le infrastrutture digitali siano essenziali per garantire a tutte le imprese, soprattutto le Pmi, di accedere ai servizi e agli strumenti di marketing internazionale digitale. Dobbiamo recuperare il gap. Per capire quanto questo sia centrale bastano due cifre: il 50% dell’export viene dalle Pmi e il 20% viene da imprese con meno di 50 addetti. Anche per questo oggi quello che dobbiamo fare sull’e-commerce e sul digitale è diventato dieci volte più urgente. Occorre davvero correre perché il Covid ha cambiato le abitudini di consumo e le interazioni tra i soggetti economici. È prioritario accelerare la transizione. Per questo abbiamo fatto dell’e-commerce uno dei punti centrali della strategia di supporto alle imprese post covid che fa parte dei sei pilastri del Patto per l’Export voluto dal Ministro Luigi Di Maio.

Quali sono le cose che già ci sono e sono immediatamente fruibili?

Una è nuovissima ed è mirata al settore delle fiere: la nuova piattaforma, che abbiamo battezzato Fiera Smart 365, consente alle fiere la possibilità di svolgere l’evento e allargarlo a partecipanti che, pur restando nei paesi d’origine, hanno la possibilità di accedere al look and feel della fiera, ai cataloghi, ai listini prezzi e a chat interattive con gli espositori. Credo che, in prospettiva ,questa sia una evoluzione del sistema fieristico in cui la stessa esposizione, mantenendo la centralità dei cinque giorni dell’evento, potrà proseguire altri 360 giorni all’anno come social network certificato e garantito. La stessa piattaforma offre la possibilità di svolgere business forum o missioni imprenditoriali con incontri B2B in remoto. Proprio mentre parliamo è partita una lettera che ho inviato ai presidenti delle fiere e alle associazioni di categoria per presentare questa piattaforma come strumento subito fruibile.

E sull’e-commerce che cosa state facendo?

È uno dei pilastri del Patto per l’Export e stiamo spingendo per far cogliere alle imprese questa opportunità. Si tratta di un mercato potenziale da 1,45 miliardi di consumatori, che cresce del 9% all’anno e la cui percentuale crossborder è sempre crescente: nel 2016 l’export copriva il 17% degli acquisti online, oggi siamo al 23%. Se guardo alle statistiche delle vendite dell’e-commerce, il tasso di penetrazione medio, cioè il rapporto tra le vendite online e le vendite totali, in Italia è del 6% e la media mondiale è del 14%. Quanto alle vendite dell’e-commerce nell’ambito del B2C (business to consumer) l’Italia pesa per 22 miliardi di dollari cioè per il 20% della media raggiunta da Uk, Francia e Germania.

E sugli accordi con i grandi provider internazionali?

A luglio abbiamo stretto numerose intese con grandi marketplace e con service provider internazionali. A oggi sono 12 gli accordi sottoscritti. A fine anno saremo a 25 e ne abbiamo altri 7/8 in gestazione. Questo ci consentirà di essere presenti in 15 paesi. Sono 1.523 le aziende italiane che oggi vendono online grazie a queste iniziative dell’Ice. Abbiamo appena rinnovato ed esteso un accordo con Amazon dove siamo presenti in cinque paesi, e già 73 mila prodotti italiani sono in vendita su questa vetrina. Abbiamo poi quattro accordi in Cina con Wechat della Tencent (1 miliardo di accessi al giorno). L’altro è Jd.com. Le do un dato. Il giorno della festa del papà (che in Cina è il 18 di giugno) la piattaforma ha avuto 370 milioni di partecipanti per 48 miliardi di dollari di vendite. Portare le aziende italiane su questi mercati è un’opportunità estremamente importante. In Corea del Sud, abbiamo avviato un esperimento interessante: abbiamo aperto un luogo fisico nel centro di Seul e definito l’accordo per la vetrina made in Italy con G-market. Le imprese italiane partecipanti potranno esporre fisicamente i campionari nel centro commerciale e vendere la merce online. In aggiunta vorrei anche aumentare le chances di accesso a questi sistemi per le imprese più piccole. Pensiamo a supporti di consulenza alla digitalizzazione. Questo sarà il prossimo step di Ice nell’ambito dei processi di e-commerce: aiutare la piccola impresa che potrebbe non avere risorse da investire per far conoscere i propri prodotti all’estero. Penso infatti che all’epidemia sanitaria seguirà una lunga convalescenza economica.

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