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Ice compra Wall Street per 8 miliardi nasce un altro colosso delle Borse

È un pezzo di storia del capitalismo che se ne va. Il New York Stock Exchange, da oltre due secoli il luogo più simbolico di Wall Street e della finanza, finirà inghiottito da un partner più grosso. Sarà la “fusione del secolo” tra le Borse. Un affare da 8,2 miliardi di dollari incorpora il New York Stock Exchange in una Borsa “di provincia”, molto più giovane (12 anni) e molto meno famosa. È Intercontinental Exchange (Ice), con sede ad Atlanta: un operatore la cui ricchezza recente
è legata al business dei derivati sul petrolio e altre materie prime.
Noto nel mondo intero con le sue quattro iniziali, il Nyse è “la” Borsa per eccellenza. Ha 208 anni di storia. Tutti i grandi eventi della finanza americana e mondiale lo hanno attraversato. Le foto sui giornali d’epoca di crac storici come quello del 1929 o del 1987 sono tutte riprese nel suo “recinto delle grida”. Film di successo lo hanno immortalato. Ma quelle scene di euforìa o di panico, con gli operatori che urlano e si agitano, lanciano ordini di acquisto o di vendita in un’atmosfera frenetica, sono comunque già relegate nel passato. L’informatica ha trasferito da tempo la maggior parte delle operazioni fuori dalla Borsa “fisica”, su reti di computer. Il Nyse ha creduto troppo a lungo di poter dormire sugli allori, dall’alto della sua reputazione della sua sede storica di Wall Street. Altri rivali sono stati più rapidi nel capire l’importanza della rivoluzione tecnologica, gli hanno sottratto quote di mercato, offrendo agli investitori transazioni più rapide e tariffe più basse. Oggi l’insieme delle piattaforme di scambio che fanno capo al Nyse cattura solo un quarto di tutte le compravendite di azioni sui mercati americani. Inoltre le azioni non sono il
business più grosso né il più redditizio.
La vera ragione per cui Ice vuole assorbire il Nyse, è per conquistare il controllo del Liffe di Londra che è una filiale del Nyse. Il Liffe è prevalentemente un mercato di derivati sui bond. E’ proprio questo il business oggi più importante in termini di volumi di capitali e anche per la redditività: i titoli derivati sulle obbligazioni, in particolare futures sui titoli di Stato. Acquistando il Nyse, Ice diventerebbe il terzo mercato mondiale dei futures, insidiando Deutsche Boerse e Cme. La nuova mega-Borsa conserverà come sedi principali sia New York che Atlanta.
La maxifusione rilancia il processo di consolidamento delle Borse mondiali, che aveva avuto delle battute di arresto per l’intervento delle autorità antitrust. L’anno scorso Ice ci aveva già provato: alleandosi con il Nasdaq aveva lanciato un’offerta congiunta da 11 miliardi per acquisire il Nyse. Ma quell’operazione era stata bocciata dal Dipartimento di Giustizia perché contraria alle regole anti-monopolio. A sua volta il New York Stock Exchange tentò di allearsi con Deutsche Boerse, e quell’operazione venne bocciata dall’antitrust europeo. Stavolta l’Ice è convinto di farcela, anche perché dal nuovo progetto di fusione uscirebbero le Borse azionarie europee. Verrebbe scorporato il ramo Euronext, oggi unito al Nyse, che include i mercati azionari di Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Lisbona. Giova anche il fatto che Ice agisca da solo, non più in alleanza con il Nasdaq. In questo modo il nuovo gigante nascerebbe dall’unione di attività diverse e complemen-tari, ma non tali da creare un monopolio, secondo gli analisti. Se avrà il via libera dall’antitrust, il nuovo gigante dei mercati diventerà operativo proprio alla vigilia di importanti cambiamenti nelle regole del gioco. Come conseguenza della crisi finanziaria scoppiata nel 2008, le autorità americane e quelle europee hanno deciso di far “emergere” gli scambi di titoli derivati in maniera più trasparente, costringendo la maggior parte delle transazioni a passare attraverso le Borse.
Economie di scala negli investimenti tecnologici, forza competitiva legata alla dimensione dei volumi: sono questi alcuni dei fattori che hanno spinto le Borse a trasformarsi radicalmente negli ultimi anni. Il progresso tecnologico ha avuto anche i suoi lati oscuri: come l’espansione dello high-frequency trading e i tanti abusi che sono stati associati a questi scambi effettuati ad altissima velocità su quantitativi giganteschi di titoli o derivati. Anche su questo le autorità di vigilanza dovranno riuscire a rimanere all’altezza, di fronte a Borse le cui dimensioni continuano ad allargarsi.

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