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Iccrea e Trentino, divorzio tra le Bcc

È sfida a due nel credito cooperativo. Difficile tornare indietro dopo la giornata di ieri a Verona: Cassa Centrale Banca, banca di secondo livello delle bcc del Nord Est, si candida al ruolo di capogruppo come previsto dalla riforma del credito cooperativo. Il suo progetto industriale entra quindi in concorrenza con quello di Iccrea. «Ci sono stati una decina di mesi di trattativa per cercare di convergere in un’unica proposta. Massimo rispetto per Iccrea, ma il dado è tratto e noi facciamo il nostro percorso», ha detto ieri Mario Sartori, direttore generale di Ccb. Da notare: per l’occasione l’istituto ha introdotto nel proprio logo la dicitura «Credito cooperativo italiano».

Ad ascoltare il presidente della Ccb, Giorgio Fracalossi, c’erano 800 persone in rappresentanza di 170 Bcc italiane. Ccb dichiara 89 adesioni non vincolanti da parte di altrettanti istituti. Nell’insieme il gruppo avrebbe 1.052 filiali e 8.340 collaboratori (in tutto le Bcc sono 337 con 4.382 sportelli).

La prima sfida per Ccb è raggiungere il miliardo di patrimonio richiesto dalla legge. In realtà il progetto è quello di arrivare oltre: 1,384 miliardi. Risultato che si raggiungerebbe partendo dai 234 milioni di patrimonio netto attuale di Ccb. Più 600 milioni di aumento di capitale da conseguire con l’adesione di 89 istituti e del socio tedesco Dz bank (Dz è già socio al 25%, ha aderito al progetto ma non ha ancora detto se e quanto metterà nell’operazione). Andrebbero poi sommati 270 milioni frutto della valorizzazione di una serie di partecipazioni in società come Phoenix e Ibt. E infine 200 milioni da reperire sul mercato. Per quanto riguarda la solidità, l’obiettivo è avere un total capital ratio del 15,7%. «Saremo tra i gruppi più solidi del mercato», promette Sartori.

Dal canto suo Iccrea sta presentando il suo progetto regione per regione. A differenza di Ccb, Iccrea conta già su un patrimonio superiore al miliardo. Per il presidente di Federcasse Alessandro Azzi la presenza di due capogruppo significa «non solo indebolire il sistema ma anche moltiplicare costi e disorientare la base sociale».

Le differenze tra le proposte di Iccrea e Ccb non sono chiare. Evidenti invece le incomprensioni stratificate nel tempo che impediscono di convergere su un progetto comune. Il paradosso è che molte Bcc hanno per fornitore di servizi sia Iccrea sia Ccb. Non sarà semplice sciogliere questi intrecci. Altro nodo: chi imbarcherà le Bcc più zavorrate dai famigerati crediti non performanti? Da ieri «l’unione fa la forza» non sembra più essere lo slogan naturale della cooperazione in ambito bancario.

Rita Querzé

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