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Iccrea rivede il piano: terapia d’urto sugli Npl

Iccrea rimette mano al piano industriale varato a fine marzo ma poi sospeso a causa del Covid-19. Il management del gruppo guidato da Mauro Pastore ha misurato l’aumento del rischio credito potenziale legato al deterioramento degli impieghi: è stato calcolato un incremento dello 0,3 %, il quale implica la necessità di accantonamenti aggiuntivi nel periodo 2020-2021 tra 400 e 600 milioni. Tra le azioni messe in campo c’è la cessione di 2 miliardi di Npl con la garanzia pubblica Gacs entro la fine dell’anno.

«Abbiamo rimodulato il piano industriale sulla base di forchette di risultati attesi nei diversi scenari di contrazione del Pil– spiega Pastore -. Di pari passo abbiamo adottato misure di riduzione dei costi che consentiranno di mantenere per il 2020 e il 2021 un risultato netto positivo, seppure in calo rispetto al 2019». Il bilancio 2019, approvato ieri dall’assemblea, si è chiuso con un utile netto di 245 milioni, un margine di intermediazione di 3,9 miliardi e un margine di interesse di 2,34 miliardi.

La ridefinizione del piano tiene conto anche della possibilità che la Bce faccia ripartire l’esame di solidità patrimoniale di Iccrea (anche di altri gruppi come Cassa centrale banca), prima l’asset quality review e poi lo stress test, già a ottobre. «Ci è stata chiesta la disponibilità a fare l’esame che era stato sospeso a marzo a causa del Covid-19 in autunno – continua il dg -. Noi siamo pronti: riteniamo che la ricognizione sarà condotta sui dati e sui portafogli dei crediti al 31 dicembre 2019. Se però l’esame slittasse al 2021 e l’analisi fosse sui dati 2020 dovranno tenere conto degli effetti del lockdown», dice il manager. L’effetto della pandemia per i conti del gruppo non è solo negativo: Iccrea, alla stregua delle altre banche, ha erogato i prestiti garantiti dallo Stato e l’aumento degli impieghi si rifletterà in positivo sul margine di interesse di fine 2020. «Il margine di interesse è atteso attorno a 2,5 miliardi; il margine di intermediazione attorno a 3,8 miliardi – spiega Pastore -. Avremo una sostanziale tenuta dei risultati e del piano industriale. Al 3 luglio scorso avevamo approvato 205 mila moratorie, per 21,9 miliardi. Per quanto riguarda i prestiti entro i 30 mila euro avevamo erogato 1,4 miliardi per 72 mila pratiche; per quelli oltre i 30 mila euro abbiamo approvato 6 mila pratiche per un valore di 2,4 miliardi. La ritengo una risposta molto apprezzabile, nonostante l’iniziale difficoltà con un nostro service».

L’allentamento delle regole sulla contabilizzazione dei crediti deteriorati e le moratorie avranno l’effetto di non far emergere rapidamente l’entità dei nuovi Npl a carico delle banche. Iccrea a fine 2019 aveva in bilancio 10,6 miliardi di Npl lordi. «Gli accantonamenti si renderanno comunque necessari, anche perché la vigilanza ci chiede un’adeguata valutazione della rischiosità dei crediti in bilancio – prosegue il manager-. Entro fine anno lanceremo comunque la cessione di 2 miliardi di sofferenze garantite con Gacs: sarà un’operazione importante, coinvolgendo 90 banche anche esterne al credito cooperativo. L’incidenza degli Npl sugli impieghi calcolati con i criteri Eba, si ridurrà dal 10,5% a un valore vicino al 9 per cento». Nell’ambito del piano industriale si lavora molto anche al miglioramento della capacità di servizio del gruppo. «Interventi sono previsti sia sulla struttura organizzativa, per migliorare le professionalità, e sia sulle società prodotto. Oltre che su servizi come monetica, risparmio gestito e assicurazioni», chiosa Pastore. Perché avete fatto con Blackrock un accordo sul risparmio gestito? «In passato il credito cooperativo è stato lontano dalle migliori tecnologie e le migliori farm- risponde-. Noi vogliamo conservare le nostre peculiarità nel servizio al cliente, ma fare un upgrade nella qualità. Questa è un partnership vincente, perché fornisce un supporto tecnico, tecnologico e di consulenza alla stregua migliori banche del mondo. L’accordo comincerà a essere operativo a fine anno».

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