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Ias-codice civile, sì al percorso a doppio senso di marcia

Ritorno dagli Ias al codice civile possibile e con regole contabili certe. E le regole si applicano anche quando si torna al codice civile dopo aver redatto bilanci in base a particolari regole di settore (si pensi ai soggetti operanti nel settore bancario e assicurativo). Con la bozza di principio contabile messa in consultazione, l’Oic colma un buco che fino a oggi esisteva per la regolamentazione di questa fattispecie. Si pensi al caso di una società facente parte di un gruppo quotato che a seguito del delisting della capogruppo, o anche in forza di una fuoriuscita dal gruppo stesso, voleva o doveva lasciare gli Ias/Ifrs per tornare alle regole che il codice civile detta nella generalità dei casi per la redazione del bilancio. In questa ipotesi non vi erano indicazioni su come procedere. L’Oic offre, con la bozza di documento, una prima ipotesi di soluzione per tali casi, anche se ora occorre attendere l’esito della consultazione e in seguito l’approvazione definitiva delle regole di prassi. Le ipotesi che hanno dato l’input all’Oic per interessarsi del problema sono state molto probabilmente quelle legate all’adozione dei principi contabili internazionali (anche se come si è detto le indicazioni sono valide anche per altre ipotesi). La regola (generale e con non poche eccezioni) dettata è quella che prevede una applicazione retroattiva dei principi nazionali: in sostanza una sorta di percorso contrario a quello dettato per il caso di passaggio dalle regole nazionali a quelle internazionali. Essendo questo il tema centrale dell’intervento dell’Oic è allora da ricordare come il decreto legislativo 38/2005 individua quali società che devono o possono utilizzare i principi contabili internazionali (Ias/Ifrs) le seguenti:

a) società quotate in uno stato membro della comunità europea (hanno l’obbligo di redigere il bilancio consolidato e d’esercizio in base agli standard internazionali);

b) società con strumenti finanziari diffusi tra il pubblico (hanno l’obbligo di redigere il bilancio consolidato e d’esercizio in base agli standard internazionali);

c) banche italiane, sim, sgr, società finanziarie, istituti di moneta elettronica (hanno l’obbligo di redigere il bilancio consolidato e d’esercizio in base agli standard internazionali);

d) società assicurative (hanno l’obbligo di redigere il bilancio consolidato in base agli standard internazionali e quello d’esercizio solo se quotate e non tenute a quello consolidato);

e) società incluse nel bilancio consolidato dei casi a), b), c) e d) (hanno la facoltà di redigere il bilancio consolidato e d’esercizio in base agli standard internazionali);

f) società che redigono il bilancio consolidato diverse dalle società sub a), b), c) e d) e diverse dalle società h) (hanno la facoltà di redigere il bilancio consolidato in base agli standard internazionali e se esercitano tale opzione anche quello d’esercizio).

Inoltre ricordiamo che per le società che redigono il bilancio in forma abbreviata parrebbe in ogni caso esclusa la possibilità di redigere il bilancio in base agli standard internazionali. Così riepilogato il quadro si nota come sono due le categorie in cui è possibile raggruppare gli utilizzatori degli Ias/Ifrs, e cioè quelli che sono costretti a ciò e quelli in cui scelgono (avendone la possibilità) di adeguarsi agli stessi. Ciò detto occorre anche segnalare che la scelta effettuata verso gli standard internazionali sembra essere irrevocabile. Infatti, il decreto legislativo 38/2005 con riguardo al consolidato all’art. 3 e al bilancio d’esercizio all’art. 4, stabilisce che «la scelta effettuata in esercizio delle facoltà previste dalla norma non è revocabile anche se poi rende meno rigida tale previsione stabilendo che la scelta effettuata non è revocabile» salvo che ricorrano circostanze eccezionali, adeguatamente illustrate nella nota integrativa, unitamente all’indicazione degli effetti sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico della società. In ogni caso, il bilancio relativo all’esercizio nel corso del quale è deliberata la revoca della scelta è redatto in conformità ai principi contabili internazionali».

Quindi la strada per poter eventualmente abbandonare gli standard internazionali è quella di individuare delle circostanze eccezionali che consentano di superare la previsione generale di irrevocabilità della scelta.

Tale fatto non è sottovalutato nemmeno dalla bozza di principio contabile il quale impone che in queste situazioni in nota integrativa debbano essere indicate le ragioni che hanno condotto al passaggio ai principi contabili nazionali e la data di transizione e anche:

  • una riconciliazione del patrimonio netto dalla quale si evincano le principali differenze di principio che hanno comportato una rettifica dei saldi alla data di transizione ed alla data di chiusura del bilancio comparativo nonché una riconciliazione del conto economico comparativo;
  • l’elenco delle voci di bilancio per la determinazione delle quali la società si è avvalsa delle eccezioni alla retroattività;
  • i cambiamenti dei criteri di valutazione delle voci di bilancio non dovuti a una differenza di principio;
  • eventuali cambiamenti nelle stime contabili.
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