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Ia, è roba da grandi imprese

L’intelligenza artificiale è presente nel 53% delle imprese medio-grandi italiane. E sono cresciute le realtà che hanno in corso progetti pienamente operativi, passate dal 20% del 2019 all’attuale 40%, nonostante i problemi di budget causati dall’emergenza legata alla pandemia, che influiscono soprattutto sulle realtà di medie dimensioni. A rilevare tali trend sono i dati contenuti nella ricerca dell’Osservatorio Artificial intelligence della School of management del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno on-line «All-In: puntare sull’intelligenza artificiale per la ripresa del Sistema Paese».

Come evidenziano gli analisti dell’osservatorio, il mercato dell’artificial intelligence, seppur al cospetto di una crisi economica senza precedenti, ha registrato una crescita del 15% rispetto al 2019, toccando quota 300 milioni di euro di valore complessivo, di cui il 77% commissionato da imprese italiane, pari a 230 milioni, e il 23% come export di progetti, pari a 70 milioni.

«La crisi sanitaria non ha fermato l’innovazione e la crescita del mercato dell’artificial intelligence», sottolinea Alessandro Piva, direttore dell’osservatorio, «ma ne ha sicuramente orientato l’attenzione su alcune tipologie di progetti, accelerando per esempio le iniziative di forecasting (stima della domanda), anomaly detection (individuazione di frodi online), object detection (come il riconoscimento dei dpi nelle immagini) e ancora di più di chatbot e i virtual assistant, spinti dallo spostamento on-line della relazione col cliente».

La strategia italiana per l’intelligenza artificiale. La recente pubblicazione da parte del ministero dello sviluppo economico della «Strategia italiana per l’intelligenza artificiale» ha posto le basi per la nascita dell’Istituto italiano per l’intelligenza artificiale (I3A), ossia un hub nazionale per coordinare le diverse attività di ricerca e contribuire allo sviluppo del settore. Inoltre, la cosiddetta Ia è stata citata nel piano europeo per la ripresa come una delle tecnologie chiave per il rilancio dell’economia e la trasformazione digitale. «La resilienza mostrata dal settore Ia durante l’emergenza permette di guardare al 2021 con ottimismo, così come positivi sono gli sforzi a livello europeo per definire delle linee guida che regolamentino lo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale», osserva Nicola Gatti, direttore dell’osservatorio, «la Commissione europea ha pubblicato un white paper che ha posto le basi per la tutela dei diritti dei consumatori, mentre lo scorso ottobre il parlamento europeo ha adottato tre risoluzioni che riguardano rispettivamente gli aspetti etici, il tema della responsabilità civile e i diritti di proprietà intellettuale relativi a robotica e Ai. Non sono atti vincolanti, ma è una prima presa di coscienza del tema e una richiesta alla commissione europea di elaborare normative specifiche per disciplinare il settore».

Mercato in crescita. In base a quanto emerge dal rapporto, il mercato è trainato dai software, in particolare dalla vendita di licenze di software commerciali e dallo sviluppo di software o algoritmi personalizzati. I servizi sono rappresentati, principalmente, da system integration e consulenza. I progetti che attirano più investimenti sono gli algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati (Intelligent data processing), che coprono il 33% della spesa (+15%). A seguire, le soluzioni per l’interpretazione del linguaggio naturale (Natural language processing) con il 18% del mercato (+9%), gli algoritmi per suggerire ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze (recommendation system) con un’incidenza del 18% (+15%) e le soluzioni con cui l’Ai automatizza alcune attività di un progetto e ne governa le varie fasi (Intelligent robotic process automation), che valgono l’11% della spesa (+15%).

Il restante 20% del mercato è suddiviso equamente fra chatbot e virtual assistant (10%), che sono i progetti con la crescita più significativa (+28%), e le iniziative di computer vision (+15%), che analizzano il contenuto di un’immagine in contesti come la sorveglianza in luoghi pubblici o il monitoraggio di una linea di produzione. Il settore più attivo, dal punto di vista degli investimenti, è la finanza (23%), seguita da energia/utility (14%), manifattura (13%), telco e media (12%) e assicurazioni (11%).

Gli ostacoli per le imprese. Se più di metà delle 235 imprese coinvolte nell’indagine ha attivato almeno un progetto di intelligenza artificiale nel corso del 2020, non mancano le differenze tra le grandi imprese, in cui tali iniziative sono presenti nel 61% dei casi e le medie aziende che appaiono ancora poco mature e hanno progetti attivi solo nel 21% dei casi. Al cospetto di tale scenario, il 91% del campione ha espresso, comunque, un giudizio positivo sulle iniziative di Ia, con risultati sopra (45%) o in linea (46%) con le aspettative, solo il 9% sperava in risultati migliori.

La diminuzione del budget a disposizione costituisce la principale barriera all’adozione delle soluzioni di Ia, soprattutto nelle realtà più piccole e nei settori più colpiti dalla pandemia. Gli altri ostacoli rilevati sono lo scarso impegno del top management (34%), la limitata cultura digitale aziendale (26%) e la difficoltà a definire come applicare l’Ia all’interno del business (26%).

La consapevolezza dei consumatori. Anche i consumatori mostrano una sempre maggiore dimestichezza con le tematiche legate all’intelligenza artificiale: il 94% ne ha sentito parlare almeno una volta, la maggioranza ne ha una concezione corretta, legata all’automazione di specifici compiti (65%), alla guida di veicoli senza l’intervento umano (60%), all’interazione tra uomo e macchina (58%) e al ragionamento logico (40%). Il 51% degli utenti ha già utilizzato prodotti e servizi che includono funzionalità di intelligenza artificiale, quali assistenti vocali del telefono (65%), altoparlanti intelligenti come gli smart home speaker (62%) e sistemi che forniscono suggerimenti sui siti di e-commerce (58%).

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