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I vincoli della Bce frenano Bpm-Banco

La fusione tra Banca Popolare di Milano e Banco Popolare è sempre più in bilico. La Banca Centrale Europea ha inviato mercoledì sera una nuova lettera agli istituti in cui ha ribadito le condizioni per concedere il via libera alla fusione. Nessun ultimatum da parte di Francoforte, ma l’indicazione di una serie di paletti che per il board del Single Supervisory Mechanism sono imprescindibili. Richieste che, su richiesta arrivata ieri da Consob, saranno diffuse nella loro sostanza dalla banche questa mattina, prima dell’apertura dei mercati. E che saranno al centro di un incontro a Milano tra i due amministratori delegati, Giuseppe Castagna per Bpm, e Pier Francesco Saviotti per il Banco Popolare, per decidere il da farsi.
Le richieste di Francoforte
Nel mirino della Vigilanza europea, a quanto risulta, ci sono in particolare lo smaltimento di 7-8 miliardi di sofferenze di quello che diventerebbe il terzo gruppo bancario italiano dopo Intesa Sanpaolo e UniCredit. Il team guidato da Danièle Nouy in particolare avrebbe fissato anche diversi benchmark. Tra questi ci sarebbe la riduzione del rapporto tra Non performing loans e impieghi, che nelle intenzioni dovrebbe scendere dal 23% al 21% nel giro di tre anni. Alle banche non è arrivata alcuna richiesta di aumenti di capitale, che infatti è stata esclusa in più occasioni da entrambi i manager. Nel contempo, però, la Bce chiederebbe anche uno snellimento della governance. La futura Bpm Spa, secondo la Bce, dovrà avere un Cda snello e potrà rimanere sotto la holding per tre anni, dopodichè dovrà essere incorporata. Di fatto si tratta della traduzione nero su bianco delle indicazioni già emerse tra l’Ssm e i banchieri italiani nel corso degli incontri avvenuti nelle scorse settimane a Francoforte. E che, nella visione della Vigilanza, devono permettere al futuro colosso bancario di “giocare ad armi pari” con i competitor di stazza paragonabile a livello europeo.
La reazione delle banche
Ora le banche dovranno valutare nel dettaglio le future mosse. Certo è che i margini per eventuali correttivi appaiono limitati, tanto che secondo diverse letture l’operazione viene data oramai su un binario morto. Gli istituti ritengono di aver fatto il massimo nel corso delle scorse settimane per venire incontro alla Bce. Per questo è più che realistico che l’intesa possa definitivamente arenarsi. Non è un caso che ieri, sulla scia di queste notizie, il Banco Popolare abbia chiuso in forte ribasso, perdendo il 14,19% a 6,68 euro: un ribasso che ha fatto scattare, per la giornata di oggi, il divieto delle vendite allo scoperto assistite dai titoli. Pesante anche Bpm, che ha ceduto oltre il 5,56%, a 0,67 euro.
Le future mosse
Che cosa fare, dunque? In casa dei due istituti si ragiona sulla possibilità di prendere ulteriore tempo. D’altra la reazione di ieri dei listini spinge ad accelerare le decisioni per evitare che la volatilità sui due titoli permanga. Il calendario societario peraltro incalza. Sabato è prevista l’assemblea dei soci del Banco, e non è escluso che ci siano comunicazioni in merito. Come detto già questa mattina, prima dell’apertura degli scambi, entrambe le banche commenteranno le indiscrezioni relative alla lettera della Bce. Possibile che gli istituti si riservino di definire le future mosse e diano, oltre alla descrizione delle richieste Bce, anche l’indicazione di un orizzonte temporale entro cui muoversi. Ieri sera Castagna, di rientro da Londra per un incontro con investitori istituzionali, ha incontrato i suoi advisor, Citi e Lazard assieme al presidente del Cdg Mario Anolli. Il tutto mentre, da parte sua, Saviotti, consultatosi con il presidente Carlo Fratta Pasini, incontrava i consulenti Mediobanca e Merrill. Si capirà oggi l’esito di questi incontri.Un’ipotesi è che la fusione, su richiesta di Bpm, possa essere messa in stand-by con Francoforte fino alla fine di aprile, quando si terrà l’assemblea dei soci di Piazza Meda per il rinnovo del Cds. In questa modo verrebbe ripreso il tema una volta nominato il nuovo Consiglio di Sorveglianza (Cds).
Gli effetti sul risiko
Il progetto di fusione (e il suo eventuale stop) si intrecciano del resto a doppio filo con la partita del risiko bancario italianeo e con quella del rinnovo del Cds di Piazza Meda.
Nel primo caso, la (mancata) fusione è un tema che interessa da vicino anche le altre banche italiane. I criteri da rispettare per l’aggregazione tra le due banche sono ritenuti un benchmark per l’intero settore. Se l’operazione tra i due istituti, percepiti come più solidi, saltasse, si complicherebbe la vita per operazioni tra istituti ritenuti più fragili: ecco perché ieri nel mirino delle venditecontinuavano ad esserci Mps (-4,1%) e Carige (-5,4%).
La partita in Bpm
Anche sul fronte Bpm, l’attenzione è massima. Alcune delle maggiori sigle sindacali stanno ragionando sulla costruzione di un listone unico, che punta a coinvolgere l’assocazione dei Pensionati e i soci non dipendenti guidati da Piero Lonardi, per nominare Andrea Bonomi, patron di Investindustrial, alla presidenza del Cds. Il finanziere milanese – che per tre anni è stato il primo azionista di Bpm prima di uscire nel gennaio 2014 – già oggi, secondo alcune indicazioni, dovrebbe essere in Banca d’Italia per presentare il suo progetto. Un modo per fare il punto su un disegno che, secondo alcune letture, potrebbe prevedere una salita al 5% del capitale (ma anche oltre) una volta che la banca si sarà trasformata in Spa. Non è da escludere neppure che il numero uno di Investindustrial, che sta incontrando le diverse anime della banca, abbia in animo anche di avviare un cambio dello statuto per affidare alla Sorveglianza la supervisione strategica della banca. Da parte sua, Bonomi chiederebbe la maggioranza del Consiglio. Di tutto questo ragioneranno oggi i vertici delle quattro sigle sindacali, da parte loro, si incontreranno per verificare le reciproche sintonie.

Luca Davi

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