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I venti di crisi spaventano Piazza Affari

«Venti di crisi sul Governo. Piazza Affari ha chiuso in calo». Questo il commento dei report in Borsa. Di ieri? No, era il 26 agosto scorso. L’analisi, però, può benissimo applicarsi all’ultima seduta. I numeri, infatti, parlano chiaro. Il Pdl, per l’ennesima volta, ha minacciato di fare cadere l’Esecutivo. Risultato: il Ftse Mib ha indossato la maglia nera in Europa, chiudendo in calo dell’1,2%. Il tutto di fronte agli altri listini del Vecchio continente, che sì sono stati contrastati. Ma hanno comunque fatto nettamente meglio. Il «concorrente» Ibex di Madrid, ad esempio, ha addirittura guadagnato (+o,32%). In rialzo lo stesso Ftse 100 di Londra (+0,21%). Praticamente fermo, invece, il tedesco Dax (-0,02%). In leggera discesa, infine, il Cac40 parigino (-0,21%). Insomma, Piazza Affari ha pagato, per l’ennesima volta, le minacce del centro-destra di uscire dalla maggioranza. Paradossalmente, era ieri il commento degli operatori, la continua ripetizione del medesimo copione ha impedito perdite maggiori. Cioè, gli investitori si sono «assuefatti» agli scossoni dei partiti italiani. Tanto che le reazioni rimangono contenute. La variabile politica, in definitiva, è ancora poco scontata. Se, e quando, la crisi si concretizzerà, allora le reazioni saranno più profonde.
Certo, può obiettarsi. È la speculazione che fa i suoi giochi. Vedere il mercato della Spagna, che ha fondamentali peggiori (dal risparmio privato all’indebitamento bancario), andare meglio di quello italiano è un «non sense». Ciò detto, però, deve ricordarsi che la fiducia sui mercati è fondamentale. La minaccia di fare cadere il Governo, inevitabilmente, apre scenari che sì sono sfruttati dai ribassisti; ma allontanano gli stessi istituzionali. Soprattutto perché, senza una nuova legge elettorale, il ritorno alle urne potrebbe consegnare il Paese all’ingovernabilità.
Fin qui il tema politico, quali però i settori che hanno maggiormente schiacciato il listino milanese? In prima linea, ovviamente, ci sono le banche: il Ftse bank ha ceduto il 2,85% (vedere articolo sotto). A seguire i comparto dei finanziari (-2,2%). La dinamica, a ben vedere, è stata replicata a livello paneuropeo: i titoli degli istituti di credito dello Stoxx 600 sono scesi. E però, anche in questo caso, la diversa ampiezza del ribasso (-0,48%) è da attribuirsi alla specificità del caso-Italia.
Quella particolarità che,, nella prima parte del pomeriggio di ieri, è sembrata passare in secondo piano. Almeno per un po’. Il sostegno al mercato Milanese (e a tutti gli altri europei) è arrivato dall’apertura di Wall Street.
La Borsa statunitense infatti, dopo 5 sedute in discesa, ha imboccato la strada del rialzo. Quali le cause di questo andamento? Gli esperti danno risposte differenziate. Alcuni analisti, ad esempio, concentrano l’attenzione sul mercato del lavoro. Nell’ultima settimana le richieste di sussidi di disoccupazione Usa sono calate di cinquemila unità. Un numero positivo che, unito alla conferma della crescita del Pil statunitense (+2,5%) nel secondo trimestre 2013, avrebbe spinto Wall Street.
Il ragionamento, però, non condivide chi sottolinea l’importanza delle strategie a «contrarian» degli operatori: se migliora l’economia, si avvicina la stretta monetaria della Fed. Il che è visto come fumo negli occhi dal mercato.
In realtà, i più attenti osservatori hanno indicato nel tema della gestione del tetto del debito federale il vero market-mover. Com’è noto, il 17 ottobre gli Usa avranno raggiunto il limite massimo d’indebitamento: senza l’autorizzazione del Congresso non potranno più ri-finanziarsi con l’emissione dei treasury, aprendo la strada allo spettro del default.
Ebbene, ieri il presidente della Camera, il repubblicano John Boehner, (contrario a trovare l’accordo con i Democratici se l’Obamacare non sarà rinviato) ha comunque fatto intendere che una soluzione dovrà trovarsi. Se ciò accadrà, oppure no, poco importa. Wall Street si è aggrappata alla «suggestione» e ha iniziato a salire. Quel rialzo che invece non c’è stato nel cross con l’euro: il dollaro, infatti, ha ceduto lo 0,34%. Tornando infine alle questioni italiane, archiviata la salita di ieri dello spread (251 punti base), oggi è forte l’attesa per le aste di BTp a 5 e 10 anni. Un collocamento che, inutile dire, farà i conti anche con l’instabilità politica del Belpaese.

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