Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

I tre poli alla battaglia dell’Imu ecco le proposte di Pd, Pdl e centristi per tagliare l’imposta sulla casa

ROMA — Ruota intorno all’Imu la campagna elettorale di Monti, Bersani e Berlusconi. L’imposta sulla casa è ormai l’argomento di scontro tra partiti, lo sfogo di populismi e demagogie, l’argomento principe per attaccare il premier uscente Mario Monti. E così ogni candidato ha messo a punto la propria strategia per impressionare gli italiani e guadagnare, via Imu, il loro voto. Berlusconi la tassa sulla prima casa la vuole togliere.
Bersani la vuole tagliare a metà popolazione lasciando che i più ricchi continuino a pagarla, maggiorata, per coprire il bilancio. Monti annuncia che modifiche e migliorie sono possibili, ma di fatto non intende cambiare l’impianto di una tassa chiesta dall’Europa, promessa da Berlusconi e
che lui ha dovuto firmare appena arrivato a Palazzo Chigi per evitare il default.
Proprio ieri l’Imu è rientrata nei radar di Bruxelles. Nel primo pomeriggio le agenzie hanno battuto un rapporto nel quale la Commissione euro-
pea scriveva che l’imposta è sì più equa della vecchia Ici ma che potrebbe esserlo di più con una serie di modifiche che la rendano più «progressiva». Tra queste l’aggiornamento dei valori catastali allineandoli a quelli di mercato. Ma è un passaggio poco chiaro in cui la Ue sembra dire che l’Imu ha aumentato «leggermente» la povertà a scatenare i partiti, che in coro partono alla carica contro Monti. Il premier, intervistato dal TgCom24, precisa che l’Imu era stata chiesta a Berlusconi dall’Europa (fatto riconosciuto anche da Bruxelles). In serata la precisazione della Commissione Ue (pressata per tutto il pomeriggio da Palazzo Chigi) in cui indica di non avere mai bocciato l’Imu e che l’impatto sulla povertà si riferiva all’Ici del 2006.
Intanto gli aspiranti premier si confrontano. Non passa ospitata in televisione senza che gli venga chiesto cosa vogliono fare dell’Imu. Monti riconosce che alcuni «miglioramenti» possono essere apportati. «Il principale è una maggiore destinazione ai comuni dei proventi dell’imposta».
In effetti dei 24 miliardi raccolti con l’imposta municipale 14,8 vanno ai comuni, 8,4 allo Stato. Ma in definitiva Monti non vuole, così raccontano i suoi più stretti collaboratori, toccare l’impianto del balzello. Già adesso, sottolineano, grazie alla deduzione di 200 euro (lodata anche dalla Ue) il 30% dei contribuenti non la paga. E poi, ricordano, nel 2007 (prima dell’abolizione berlusconiana) l’Ici sulla prima casa dava un gettito di 3,3 miliardi, poco meno dei 4 raccolti dall’Imu. Altro che stangata, dunque. Il premier (come peraltro il Pd) condivide l’indicazione Ue sulla necessità di riformare il catasto per rendere più omogeneo e rispondente alla realtà il valore degli immobili sul territorio. Una sorta di equità. Poi alcuni aggiustamenti sui meccanismi che penalizzano alcune tipologie di contribuenti, come gli anziani (si fa l’esempio di chi va in casa di cura e deve pagare l’Imu come se fosse per la seconda casa, quindi più cara) o i figli che ricevono l’abitazione in comodato dai genitori. Un suo addolcimento generalizzato, per Monti sarebbe possibile solo in caso di allentamento dei bisogni finanziari dello Stato: in quel caso si potrebbero aumentare le detrazioni. Il tutto all’interno del più ampio e già annunciato da Monti obiettivo di tagliare l’Irpef e tenere ferma l’Iva.
Chi invece l’Imu vuole stravolgerla è Berlusconi. Torna a promettere – come già fece nel 2006 che il primo decreto di un suo eventuale governo sarebbe quello dell’abolizione della tassa sulla prima casa. Come già fece nel 2008 (salvo poi dover fare marcia indietro nell’autunno 2011, prima delle dimissioni, costringendo Monti a reinserirla). Ieri il Cavaliere ha confessato di avere pagato 300 mila euro di Imu ma non per questo di volersi fare un favore. Anzi, «sulle abitazioni di lusso resterà ». Come coprire il buco di 4 miliardi che si genererebbe con la soppressione dell’imposta?. Lo spiega Renato Brunetta, ormai incontrastato guru economico del Cavaliere. All’interno di una manovra da 16 miliardi per abbassare le tasse, spiega l’ex ministro, la copertura verrebbe garantita da un piano per l’abbattimento del debito (il Pd però ricorda che quello stesso piano è stato stracciato da Monti e Grilli e che comunque ci metterebbe almeno tre anni per avere effetti), dalle dismissioni dei bei dello Stato e, come riserva, dall’aumento delle imposte su tabacco e alcolici. Anche Bersani ha la sua ricetta. Il candidato del centrosinistra ripete che l’Imu non può essere abolita a meno di non prestarsi a promesse demagogiche. Il piano, spiega Francesco Boccia, prevede due tappe. La prima, esentare tutti dal pagamento dell’Imu sulla prima casa fino ai 500 euro (sotto si paga zero, sopra vengono detratti). Così si esenterebbe dal pagamento circa il 45% degli italiani, con un mancato gettito da 2,8 miliardi. Le coperture arriverebbero da un aumento delle aliquote per le prime abitazioni dal valore catastale superiore ai 1,5 milioni. Questo in una fase di transizione.
Il progetto finale del Pd è quello di completare la riforma del catasto (come Monti) e poi affidare esclusivamente ai sindaci il compito di decidere chi e quanto far pagare. «Solo loro sanno incrociare il valore della casa al reddito – spiega Boccia – o decidere, ad esempio, di esentare interi quartieri periferici disagiati da risanare e far pagare chi abita in centro, come avviene in Gran Bretagna e Usa». Il tutto all’interno di un piano «redistributivo » che prevede di abbassare le imposte sul lavoro e far salire quelle sulle rendite finanziarie.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Almeno per ora il pericolo è scampato. Ma è difficile capire quanto ancora la rete di protezione l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mario Draghi ha deciso di scrivere personalmente il nuovo Recovery Plan italiano. Lo farà insieme a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Gli sherpa sono al lavoro per invitare Mario Draghi nella capitale francese. Emmanuel Macron vorrebb...

Oggi sulla stampa