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I titoli Internet scoprono i fondamentali

Mark Zuckerberg camminava a un metro da terra la scorsa settimana: lunedì compiva 28 anni fresco del titolo di 35esimo uomo più ricco del mondo assegnatogli da Forbes; venerdì 18 suonava la campanella di Wall Street per l’Ipo record della sua Facebook; domenica 19 sposava la sua fidanzata storica Priscilla Chan.
Ci ha pensato il tonfo (-11%) del titolo Facebook al Nasdaq a riportarlo bruscamente con i piedi per terra. Ieri è successo quello che non dovrebbe mai succedere in un’Ipo: il titolo ha chiuso a 34 dollari, sotto il prezzo di collocamento, dopo neppure due giorni di contrattazioni. E senza che questo potesse essere imputabile a un rovescio del listino (il Nasdaq infatti ha chiuso in rialzo del 2,46% grazie al +5,8% di Apple). Insomma, un fiasco in piena regola.
Giudicare un titolo dopo solo due giorni è prematuro, ma se il buongiorno si vede dal mattino non c’è da esser contenti. Le avvisaglie di un rovescio peraltro, si erano già avute nel giorno del debutto: dopo il balzo dell’avvio il titolo Facebook aveva ripiegato per chiudere appena 23 centesimi sopra il prezzo dell’apertura. E secondo i rumors di mercato sarebbe addirittura sceso sotto questa soglia se non fosse intervenuta Morgan Stanley (tra le banche che hanno gestito l’operazione) a sostenere le quotazioni.
Due giorni di scambi non bastano a giudicare una società ma certo molti avevano storto il naso al prezzo di quotazione fissato per l’Ipo: 38 dollari per azione. Il che vale a dire 104 miliardi di dollari di capitalizzazione, 107 volte gli utili registrati nel 2011. L’anno scorso Facebook ha avuto un giro d’affari di 3,71 miliardi di dollari. Google, al momento il più grosso concorrente nella pubblicità online ha incassato dieci volte tanto, ma la sua capitalizzazione è appena due volte tanto quella di Facebook.
La società, più che sul passato, scommette sul proprio futuro, come è giusto che sia per una “matricola”. E lo fa forte della crescita inarrestabile degli utenti, che attualmente sono 901 milioni ma promettono di diventare 2-3 miliardi nel giro di qualche anno. La società punta a chiudere il 2012 con un fatturato di 6,1 miliardi. Il primo trimestre però ha mostrato un inatteso calo del 6% dei ricavi e molti osservatori sono scettici sui piani dell’azienda per diversificare il modello di business che attualmente pesa all’85% sulla pubblicità. Con gli anni inoltre diversi concorrenti sono sorti guadagnando terreno e “saturando” il mercato.
Ieri Groupon, Linkedin e Zynga, le internet company che si sono recentemente quotate al Nasdaq, hanno sofferto il tonfo di Facebook. Di queste tre società solo Linkedin si è dimostrata essere un investimento azzeccato. Chi ha comprato all’Ipo oggi si trova in portafoglio azioni rivalutate del 31%. Groupon invece vale il 37% in meno rispetto alla quotazione mentre, dal giorno del debutto, Zynga segna un calo del 27 per cento.

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