Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

I titoli di Stato restano sotto pressione

di Luca Davi

L'annuncio delle modifiche alla manovra finanziaria sembra lasciare quasi indifferente il mercato dei titoli di Stato che, sebbene in miglioramento rispetto alla seduta di lunedì, rimane in forte tensione. A confermarlo, del resto, sono anche i livelli dei Credit default swap sull'Italia, i cui valori si sono confermati ai massimi storici, a quota 448 punti.

Partiamo dallo spread. Ieri il differenziale di rendimento tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi è leggermente sceso, a 365 punti base dai 370 della seduta precedente. Una boccata di ossigeno generata dall'annuncio di un target minimo tra euro e franco svizzero da parte della Banca centrale svizzera ma soprattutto dai nuovi interventi in acquisto da parte della Bce, almeno secondo quanto riportato da diversi trader.

Al netto di questa frenata, il livello dello spread rimane ai massimi da un mese, quando cioè è scattato l'intervento sul mercato della Bce, datato 8 agosto. È insomma la conferma che il debito pubblico italiano rimane un osservato speciale da parte degli investitori istituzionali di tutto il mondo.

L'avvio in salita

Che il clima attorno ai nostri titoli di Stato continui ad essere pesante lo si è capito a partire dalla prima mattinata. Che non sembrava altro che una continuazione della drammatica seduta di lunedì. Dall'avvio delle contrattazioni lo spread si è progressivamente arrampicato fino a toccare, alle 8.29, quota 379, con un rendimento del BTp a dieci anni in area 5,60 per cento.

È stato allora che è iniziata una repentina discesa, molto probabilmente scatenata da acquisti capitanati dalla Banca centrale europea, soprattutto sulla scadenza decennale. Ma sorretta anche dall'annuncio arrivato più tardi, verso le 10, da parte della Banca centrale elvetica, di un pavimento minimo per il cambio franco/euro. Una mossa che ha fornito supporto alla divisa europea e, quindi, anche ai BTp che sono denominati appunto in euro.

Ai minimi a metà giornata

Il calo dello spread è proseguito fino alle 12.35, quando è atterrato ai 350 punti base. Ma da quel momento, si è assistito a un nuovo cambio di direzione. Perchè la corsa del differenziale riprendeva senza sosta fino a toccare nuovamente i livelli d'allarme raggiunti il giorno prima. Troppe incertezze, secondo alcuni osservatori, sulla capacità del governo italiano di mettere in atto le misure previste della manovra. Troppi i timori di un'accelerazione della crisi debitoria europea, anche alla luce dei rumor che in quel frangente volevano Atene bisognosa di un secondo bailout per coprrie un deficit superiore alle previsioni. «Per questo le vendite continuano a prevalere sugli acquisti – spiega un operatore -. Acquisti che, comunque, arrivano soprattutto dagli istituti centrali».

Il ruolo degli istituti centrali

Già, gli istituti centrali. Ancora una volta sono stati loro a intervenire in acquisto per dare respiro ai titoli di Stato del nostro paese. A partire dalle 15.29, quando cioè lo spread era arrivato alla quota d'allarme di 372 punti base, ripartiva l'intervento delle banche centrali a sostegno dei BTp italiani. Ancora titoli a dieci anni. Ancora per dimensioni contenute. In breve lo spread rientrava (leggermente) in area 365-370 punti base mentre il rendimento del decennale scendeva in area 5,51% dal picco di seduta del 5,57%.

Da lì, è cambiato ben poco fino alla fine della seduta. Ma soprattutto è cambiato poco anche quando, verso le 17, sono state comunicate le modifiche apportate dal Governo alla manovra. Il differenziale fra i titoli italiani e tedeschi è rimasto infatti intorno a quota 365 punti, senza variazioni sensibili dopo l'annuncio di Palazzo Chigi. Quasi come se i mercati attendessero «misure certe e definitive – commentava ieri a caldo un operatore – e sono ancora sospettosi visto i continui cambiamenti, tagli e correzioni della manovra visti nelle ultime settimane».

Un ulteriore banco di prova per il ministero dell'Economia in verità sarà la prossima asta BTp, fissata per il 13 settembre, in cui è prevista una prima tranche di BTp con scadenza 15 settembre 2016 e cedola al 4,75%, di un punto più alta rispetto al quinquennale precedente; la tredicesima tranche di BTp con scadenza 1 agosto 2018 (cedola 4,5%); la quattordicesima tranche di BTP con scadenza 1 febbraio2020 (cedola 4,5%) e l'undicesima tranche di BTp scadenza 1 settembre 2020 (cedola 4%).
 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Torna l’incubo della crescita sotto zero, con l’Europa che teme di impiantarsi nuovamente nel qu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il chief executive officer uscente di Ubs, il ticinese Sergio Ermotti, saluta la banca con cifre del...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le quotazioni di Borsa di Mediobanca a ottobre si sono attestate a 6,88 euro di media con scambi gio...

Oggi sulla stampa