Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

I titoli di Stato cadono ai minimi storici

Meno sei (giorni). Manca ormai una settimana al lancio effettivo del secondo bazooka di Draghi, il quantitative easing annunciato a gennaio, ma difatti operativo dal primo marzo. Da questa data la Banca centrale europea inizierà ad acquistare bond governativi dell’Eurozona di durata fino a 30 anni per un controvalore di 60 miliardi al mese (di cui 7 miliardi in titoli italiani). E se la Grecia pare non rappresenti più una minaccia (siamo ai dettagli dell’accordo con la Troika per l’estensione degli aiuti di quattro i mesi) gli operatori possono andare con più tranquillità a caccia degli extra- rendimenti offerti dai bond della periferia dell’Eurozona, coperti dalla nuova maxi-manovra dell’istituto di Francoforte.
Lo dimostra quanto accaduto ieri dove i titoli dei Paesi del “Sud Europa” hanno messo a segno nuovi minimi. Il tasso del bond decennale del Portogallo è arrivato al 2%, livello minimo dal 2007. Adesso, in termini nominali, Lisbona paga meno degli Stati Uniti (i Treasury a 10 anni sono al 2,07%, anche se va detto, per ponderare il tutto in termini reali, che il Portogallo viaggia con una deflazione dello 0,4% mentre l’inflazione negli Usa è allo 0,7%). Del resto la parte considerata più sicura della periferia dell’Eurozona, vale a dire Spagna e Italia, ha già da tempo staccato gli Usa in questa speciale classifica. E ieri ha intensificato il distacco. I Bonos spagnoli a 10 anni sono scivolati all’1,42% con lo spread rispetto ai Bund tedeschi vicino alla soglia dei 100 punti. Minimo storico per i rendimenti dei BTp decennali, che hanno toccato nel corso della seduta un minimo intraday a quota 1,49% per finire a 1,53%per uno spread con la Germania sceso a 117 punti (rispetto ai 125 della vigilia). I titoli irlandesi sono scesi sotto l’1%. Nella giornata euforica per i bond degli “Piigs” il Bund tedesco è stato venduto. Il rendimento, che poche sedute fa viaggiava al minimo di tutti i tempi (0,29%) è stato fissato in rialzo allo 0,36%.
Questo clima torna favorevole al Tesoro in una settimana calda sul fronte delle emissioni. Oggi vanno in asta CTz (certificati zero coupon, titoli biennali senza cedole) per un controvalore tra 2,5 e 3 miliardi di euro. In asta anche la ventesima tranche di BTpei (indicizzati all’inflazione europea) a 15 anni (0,5-1 miliardo). Domani verranno offerti BoT a 6 mesi per un importo di 7 miliardi.
È chiaro che il quantitative easing si indirizza direttamente ai titoli di Stato e ne spinge un robusto calo dei tassi, con varie ricadute indirette: le famiglie dovrebbero essere maggiormente incentivate a preferire i consumi agli investimenti finanziari (e quindi al rilancio dell’economia). Le banche dovrebbero trovare meno profittevole effettuare trading sui titoli di Stato (leitmotiv degli ultimi due anni) e aumentare le erogazioni (e qualcosa inizia a vedersi sul fronte dei mutui, in particolare sulle surroghe). Come terzo effetto, il «qe» dovrebbe spingere gli investitori a spostarsi su asset class più rischiose, nel tentativo di portare a casa rendimenti superiori a quelli schiacciati dei bond governativi e e non solo (si veda articolo in basso). Anche per questo Piazza Affari ha messo a segno un rialzo del 15% da inizio anno, segnando la miglior performance tra i 19 Paesi dell’area euro). Ieri il Ftse Mib ha chiuso a +0,56%, in avanti per la quinta seduta consecutiva. Positivi, con rialzi contenuti entro il mezzo punto percentuale, anche gli altri principali listini dell’Europa con il Dax 30 che ha aggiornato nuovi massimi storici nonostante la pubblicazione dell’indice Ifo sotto le attese. Nel dettaglio la fiducia delle imprese tedesche (misurata dall’indice) è salita a febbraio a 106,8 dal 106,7 di gennaio (attese a 107,6).
Acquisti anche sul listino di Tokyo che è tornato sugli stessi livelli del 2000. Non ha bissato il record dell’ultima seduta, invece, Wall Street, penalizzata dal dato sotto le attese sulle vendite delle case esistenti a gennaio, in calo a 4,82 milioni unità dalle 5,07 milioni della settimana precedente. Gli analisti si aspettavano 4,95 milioni. Ciò non ha impedito al titolo Apple di aggiornare un nuovo massimo in Borsa, nel giorno in cui la società di Cupertino ha annunciato 1,7 miliardi di investimenti in Europa.
La generale propensione al rischio è confermata dall’andamento dell’euro, che è tornato sopra 1,13 dollari, sull’onda della situazione in via di stabilizzazione in Grecia. Mentre la principale vittima dell’intesa di massima di venerdì sera tra Atene e l’Eurogruppo è il franco svizzero, valuta rifugio che è scesa contro dollaro ed euro al minimo delle cinque settimane.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Intervista ad Alessandro Vandelli. L'uscita dopo 37 anni nel gruppo. I rapporti con gli azionisti Un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I gestori si stanno riorganizzando in funzione di una advisory evoluta che copra tutte le problemati...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non far pagare alle aziende i contributi dei neo assunti per due anni. È la proposta di Alberto Bom...

Oggi sulla stampa