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I titoli della battaglia elettorale

Chi vincerà le elezioni in Piazza Affari? Il risultato politico delle urne avrà, inevitabilmente, un effetto anche sul nostro mercato azionario. In caso di stabilità, se la coalizione che prende più voti sarà nelle condizioni di governare, i titoli favoriti potrebbero essere, per esempio, le grandi banche ma anche Enel e Iren. Se invece il verdetto fosse il viatico di una compagine instabile che ottiene la maggioranza in una sola delle due Camere, tra i titoli più resistenti all’incertezza potrebbero esserci i nomi di alcune delle multinazionali «tascabili», come Campari, Yoox oppure Ferragamo e Recordati.
Analisi
L’analisi — realizzata dalla ricerca azionaria di Centrobanca, l’investment bank del gruppo Ubi Banca — ha costruito due opposti portafogli elettorali e parte dal comportamento sul campo negli ultimi mesi di un nutrito gruppo di titoli italiani. Si tratta quindi di un lavoro «quantitativo», che non tiene conto dei fondamentali economici e delle specifiche vicende delle società coinvolte. Un’analisi che discende da una visione di insieme del mercato e delle sue dinamiche. E che può aiutare, forse, a prendere un pò le distanze dai due casi molto particolari — i guai di Montepaschi e il profit warning con mistero di Saipem — che hanno affossato il listino italiano nella settimana appena trascorsa.
Spiega Marco Cristofori, alla guida del team di analisti che ha realizzato lo studio: «Tra il 2002 e il 2007 il premio per il rischio sui mercati azionari è stato molto basso». In questo quadro di volatilità contenuta, che ormai sembra molto lontano, le Borse crescevano sulla scorta degli utili e la distanza di rendimento tra Btp e Bund, il famigerato spread, non superava in media i 16 punti base. Le cose hanno cominciato a cambiare nel 2008, con la grande crisi innescata dal crac di Lehman Brothers che, di fatto, non è mai terminata. Negli ultimi anni, infatti, il vero fattore trainante per le performance azionarie non sono stati i profitti delle società ma il rischio Paese, misurabile appunto con lo spread. «Non a caso — spiega Cristofori — dalla fine dei luglio 2012, quando la distanza tra il rendimento dei nostri titoli di Stato e quelli della Germania ha cominciato a diminuire, il mercato italiano è salito del 36%». E le azioni che hanno fatto ancora meglio dell’indice sono state quelle che, alla prova dei numeri, mostrano tra il resto un notevole indebitamento e una forte correlazione con il restringimento dello spread.
«La crescita dei profitti è quindi diventata solo un secondo driver delle mercato azionario italiano — spiega Cristofori —. Ma negli ultimi sei mesi non si può dire nemmeno questo perché il consensus sugli utili nel 2013 è stato tagliato del 14% in media e le azioni hanno continuato a salire». Adesso è difficile immaginare un veloce recupero dell’economia in Europa e un nuovo ottimismo sul miglioramento dei profitti a breve termine: ecco perché, anche nel 2013, per gli analisti di Centrobanca è abbastanza ragionevole ipotizzare che il destino delle quotazioni rimanga molto legato a quello dello spread. E quindi all’evoluzione del rischio Paese.
Squadre
I possibili scenari sono stati disegnati con riferimento alle soluzioni ritenute più probabili dai sondaggi pre-elettorali. Se dalle urne dovesse uscire una netta vittoria della coalizione di centro sinistra con successiva alleanza della lista Monti e una maggioranza certa sia alla Camera che al Senato, si potrebbe ipotizzare un governo stabile per tutta la legislatura, la prosecuzione delle riforme, una discesa dello spread a 200 punti e un ulteriore rialzo del Ftse Mib a 19 mila punti (+5-6% rispetto ai livelli attuali). In questo caso i titoli vincitori di Piazza Affari sarebbero quelli più sensibili al rasserenamento sul fronte dello spread, come Unicredit, Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Finmeccanica, Beni Stabili, Enel, Buzzi Unicem ed Iren.
Con un risultato elettorale incerto (il centro sinistra prende la Camera, il Pdl e la Lega vincono al Senato), l’Italia si troverebbe invece in una situazione di governo non stabile, con la necessità di tornare a votare dopo pochi mesi, una montante preoccupazione da parte degli altri Paesi Europei, lo spread che risale a 380 punti e Piazza Affari che scende a 14.300, bruciando il 20% dell’ultimo rialzo. In questo scenario i titoli più resistenti sarebbero quelli meno spread-dipendenti. Nella pattuglia ci sono Campari, Yoox, Parmalat, Luxottica, Salvatore Ferragamo, Acea, Recordati e Telecom Italia.

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