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I titoli del governo Monti

M ario Monti riparte da zero in Piazza Affari. Ma non mancano i titoli che festeggiano il gito di boa del suo governo con performance a due cifre. Né quelli che invece piangono, con perdite cocenti. A un anno esatto dall’insediamento del governo tecnico, la Borsa di Milano si muove intorno alla parità: l’indice Ftse Mib ha perso il 2,67% ma al lordo dello stacco dividendi fa pari e patta. La politica di austerità che non sta certo favorendo la crescita economica, riceve quindi un giudizio neutrale da parte degli investitori. Anche se la volatilità è stata significativa. Scorrendo la lista delle 40 società-guida emergono risultati contrastanti. I best performer degli ultimi 12 mesi comprendono Luxottica e Salvatore Ferragamo, società che con l’Italia hanno poco a che fare operando principalmente sui mercati esteri ed in particolare Emergenti.
Numeri
A dispetto delle polemiche nazionali sorride (in parte) il gruppo Agnelli che con Exor e Fiat Industrial chiude i 12 mesi con rialzi vicini al 30%. Brindano anche alcuni titoli finanziari ed in particolare quelli che hanno sfruttato il rally estivo delle Borse a cui si è aggiunto il calo degli spread dei titoli di Stato italiani, che ha consentito guadagni facili sui titoli in portafoglio, come nel caso di Azimut e Mediolanum.
Premiate anche le storie di ristrutturazione come la Banca Popolare di Milano. Dall’altro lato della medaglia — quello dei perdenti — si trovano invece quasi tutti i titoli bancari puri, con l’eccezione di Intesa Sanpaolo, che pareggia con un -0,2%. «L’effetto Monti — spiega Patrizio Pazzaglia del Wealth management di Banca Leonardo — si è visto soprattutto sullo spread tra Bund e Btp decennali, a novembre 2011 eravamo oltre 500 punti di differenziale sui bund e ora siamo a 350, e molto meno in Borsa». La differenza si spiega con in fatto che il governo non ha preso provvedimenti che abbiano influenzato società e settori specifici limitandosi ad attuare una politica di contenimento dei conti pubblici. Gli investitori si sono quindi mossi in maniera selettiva puntando su storie particolari.
Tra queste una delle più note è senza dubbio Impregilo. La società di costruzioni è stata al centro di una battaglia per il controllo del gruppo tra la famiglia Salini e quella Gavio che si è conclusa con la vittoria della prima. L’appeal speculativo ha influenzato positivamente le quotazioni. Diversa la storia di Luxottica e Salvatore Ferragamo. Spiega Pazzaglia: «Questi titoli hanno beneficiato dell’interesse degli investitori verso le società con un fatturato internazionale. Anche Cucinelli, debuttante in Piazza Affari nel bel mezzo della crisi, ha avuto successo proprio per la sua vocazione internazionale».
Domestico
L’effetto Monti si è visto, ma in negativo, sulle società fortemente esposte al mercato domestico. «Mediaset e A2A — dice Mauro Vicini, direttore di Websim.it — sono tra i peggiori performer dall’insediamento del governo riflettendo il pessimo andamento della congiuntura in Italia su cui ha pesato anche la politica di austerity. Ma Mediaset ha pagato anche una serie di operazioni come Endemol e Mediaset Premium che sinora non hanno dato i risultati sperati». Ma sui titoli bancari l’effetto Monti non si sarebbe dovuto sentire di più? «Il sentiment sulle banche — conclude Vicini — è migliorato ma il peggioramento del ciclo economico ha inciso sugli attivi e la scarsità di capitale ha limitato lo sviluppo commerciale». E per il futuro? Secondo gli esperti le società esposte sui mercati extraeuropei, in particolare il lusso, restano una scelta difensiva in attesa che il quadro in Italia inizi ad essere meno recessivo. «Ma l’aspetto più importante — conclude Pazzaglia — sarà la percezione che i mercati avranno del nuovo governo italiano. Se ci sarà continuità sul rigore con un occhio alla crescita, allora la Borsa italiana potrebbe avere delle possibilità di recupero. Diversamente tornerà a farsi sentire la volatilità con effetti nefasti. Nel breve non peseranno in fondamentali, ma le aspettative sull’esito elettorale».

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