Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

I titoli ciclici guidano il ritorno degli acquisti

di Luca Davi

I gestori la chiamano la "regola del righello": quello che scende molto, in breve tempo e senza motivazioni particolari tenderà a risalire, prima o poi. Non sarà certo una legge della fisica, ma ciò che si sta vedendo sui mercati negli ultimi giorni in fin dei conti non è altro che l'applicazione, pur in uno spazio temporale risicato, di questo banale assunto.

Dopo decine di sedute di ipervenduto, dopo che per giorni e giorni gli analisti si sono affannati a parlare di recessione in agguato, da qualche tempo il sentiment è cambiato. Il «double dip è un po' più lontano», è l'opinione più diffusa in queste ore. E così pure sembra essere più solida la convinzione che i politici europei, capitanati da Frau Merkel, riusciranno a risolvere al meglio la (pur traballante) situazione dei debiti sovrani europei.

Forse sarà schizofrenico, come atteggiamento, ma di fatto è questo l'approccio che oggi ispira gli operatori. Che non sono certo diventati euforici, visto che i fondamentali economici globali rimangono incerti, ma di sicuro qualche fiche in più la stanno scommettendo, dopo tante giornate all'insegna del ribasso. E di fatto, a trarre beneficio da questo nuovo sentiment, sono stati i settori azionari che nel corso dei mesi estivi sono stati più a lungo "bastonati" dagli investitori. Così, dopo essere stati ritenuti i più esposti ai timori di recessione, oggi, quasi specularmente, tornano ad essere i più apprezzati. Automotive, oil&gas, risorse di base sono i comparti-locomotiva che hanno guidato il mini-rally delle borsa di questo inizio ottobre. In una parola, si tratta dei titoli ciclici, ovvero di quei segmenti azionari che si muovono in linea con le oscillazioni generali dei cicli dell'economia, o con le attese relative ad essi. I prezzi sono insomma alti in un ciclo economico di crescita, molto bassi in caso di recessione.

Il boom dell'automotive e delle risorse di base

A partire dallo scorso 4 ottobre, da quando cioè le borse europee hanno ripreso vigore, le performance dei titoli ciclici sono state impressionanti, in Italia come nel mondo. Il rimbalzo più evidente è stato quello dei titoli automobilistici, che nel giro di quattro sedute a Piazza Affari hanno guadagnato oltre il 20 per cento, il 17,75% sullo Stoxx europeo. Tanto, se si considera che, nello stesso periodo di tempo, Milano ha guadagnato il 13% mentre lo Stoxx è salito dell'8,5%. Tantissimo, se invece si pensa agli andamenti recenti del comparto. Nel corso delle drammatiche sedute estive, il settore auto è stato pesantemente punito dalle vendite sulla scia della convinzione che l'ingresso delle economie globali in una nuova recessione, più che un semplice timore, fosse una verità ineludibile: non a caso, negli ultimi tre mesi, in Italia come in Europa, il settore ha perso il 28 per cento circa. Nessun altro comparto, in pratica, ha fatto peggio. «Ma proprio per questo – segnala il gestore di un importante fondo azionario italiano – chi era scoperto dei titoli dell'automotive, non appena ha avvertito un possibile riscatto, è corso a ricoprirsi, dando fiato agli acquisti». A beneficiarne sono stati in particolare titoli come Fiat (+23% dal 4 ottobre), Continental (+26%) e Peugeot (+24%): proprio le azioni che negli ultimi mesi erano state massicciamente vendute, con scivoloni compresi tra il 30 e il 40 per cento.

Analoga la logica che ha fatto prima fuggire e poi rientrare gli investitori sui titoli legati alle risorse di base, o dei colossi del l'oil&gas, i più esplicitamente esposti agli andamenti del l'economia. Che, quando funziona, consuma di più. L'oil&gas europeo ha guadagnato nel corso delle ultime sedute l'11,3%. Sul fronte delle basic resources, va segnalato un balzo del 14,6% a livello italiano (dopo un 43% da inizio anno) e del 15,6% a livello europeo (-33% da gennaio). Notevoli i rialzi di colossi come Xstrata (+18%), Vedanta (+25%) o ArcelorMittal (+17,7%).

La performance delle banche

E le banche? Anche su questo fronte, un po' più di luce è sembrata filtrare nel buio del pessimismo che ha affondato il settore. Il fatto che sia stata annunciata nei giorni scorsi una strategia comune per ricapitalizzare gli istituti di credito europei (una sorta di piano salva-banche); la rapida risoluzione del crack Dexia e il sostanziale assestamento dello spread tra i Bund e i titoli di Stato dei paesi periferici (Italia in primis) sono stati una spinta importante agli acquisti. Il comparto ha guadagnato negli ultimi giorni l'11% in Europa, il 16% in Italia. Il rimbalzo durerà? «È possibile – segnala Mario Spreafico, capo degli investimenti di Schroder Private Banking – anche perchè avevano perso molto in passato. Del resto oggi il price to book value (il rapporto tra la capitalizzazione e il patrimonio netto, ndr) medio del settore è 0,35». Il fatto che le banche siano pesantemente sottovalutate, in sostanza, farebbe pensare a un possibile violento rimbalzo. Tuttavia, segnala Paolo Rizzo, gestore di Anthilia Capital Sgr, «non si può dimenticare che sul mercato la volatilità rimane molto alta e che la propensione al rischio è ai minimi termini: per parlare di autentico e duraturo rimbalzo, insomma, è ancora troppo presto».

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ita, la nuova compagnia aerea a controllo pubblico, si chiamerà Alitalia, come la vecchia. Lo stor...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Strada spianata per la fusione Sia-Nexi, che ora avverrà «nei più brevi tempi possibili», scriv...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Entra anche il reddito di cittadinanza nel decreto fiscale collegato alla manovra all’esame oggi ...

Oggi sulla stampa