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I titoli che «battono» Piazza Affari

Sono titoli che hanno dimostrato di avere una marcia in più. Società che non solo hanno saputo resistere ai cali recenti dei listini, ma che addirittura hanno regalato ai loro azionisti rendimenti a doppia cifra, nonostante tutt’attorno il panorama fosse desolante.
Quella che vedete raccolta in questa pagina è un’ampia selezione dei titoli che hanno performato meglio a Piazza Affari in questi primi quattro mesi dell’anno. Quattro mesi in cui, è bene ricordarlo, il Ftse Mib è salito sulle montagne russe, realizzando a marzo un guadagno del 14% da inizio anno sull’onda della massa di liquidità immessa dalla Bce sul mercato, per poi ripiegare nell’ultimo mese e mezzo chiudendo con un misero -3,3 per cento.
Ebbene, in questo lasso di tempo c’è stato spazio anche per rialzi impressionanti. Ottima è stata ad esempio la performance di gruppi appartenenti al comparto dei beni per la persona e del lusso (come Ferragamo, Tod’s o Luxottica) o di alcuni titoli industriali. Ma non trascurabile è il risultato messo a segno da alcuni brand dell’automotive (come Pirelli o Fiat) o da aziende più difensive, sia tra le utilities
che nell’oil&gas (ad esempio Saipem o Eni). Società diversissime tra loro ma che si sono mosse al rialzo essenzialmente per due ragioni, paradossalmente antitetiche: o perchè ritenute vincenti per il loro modello di business (magari orientato all’export verso i paesi emergenti, i meno esposti alla crisi dei consumi) o perchè avevano già ampiamente pagato dazio nel corso del 2011.
La corsa dei “maratoneti”
A salire sul podio dei migliori di Piazza Affari sono stati soprattutto i gruppi del Made in Italy. Salvatore Ferragamo ne è l’esempio più lampante: la griffe fiorentina da gennaio ha accresciuto il suo valore dell’81,4%. Certo, è pur sempre un risultato su cui ha pesato negli ultimi giorni la spinta del boom di Brunello Cucinelli e delle speculazioni che il gruppo possa oggetto di acquisizioni da parte di compratori esteri. Ma quello che piace agli investitori è il fatto di poter contare su marchi forti, ben diversificati e attivi sui mercati internazionali. È il merito che va riconosciuto a Tod’s (+38%) o a un colosso globale dell’occhialeria come Luxottica (+24,6%).
L’importanza della diversificazione
La forte presenza all’estero è la chiave di lettura che spiega l’ottimo risultato di una manciata di titoli industriali, che teoricamente dovrebbero soffrire maggiormente di una condizione di difficoltà generata dalla recessione. Chi esporta, e lo fa con prodotti di qualità, finisce nei portafogli degli investitori. Il gigante dei cavi Prysmian (+29,2%), che grazie alla fusione con Draka ha rafforzato la sua presenza su tutti i principali mercati mondiali, ha recuperato il calo dell’anno precedente. Ma bene si sono mossi titoli anche come Fiat Industrial (+29,3%) o Buzzi (+13,7%), cementiera con un forte radicamento fuori dall’Europa. Analogo il ragionamento che sostiene titoli più difensivi, come quelli appartenenti al food&beverage: l’export tiene in rialzo un gruppo come Parmalat (+28,4%) o come Campari (+3,8%).
L’anomalia delle banche
E i titoli bancari? Come si spiega il rialzo messo a segno da inizio anno di Bpm (+21%), Banco Popolare (+12,2%) o Mps (+6,5%), considerato il generale flop del comparto (-13,5%)? Difficile dare una risposta univoca. Certo è che i titoli menzionati sono quelli che hanno subìto i ribassi più violenti nei mesi precedenti, quando la crisi del debito sovrano colpiva pesantemente i titoli governativi italiani, e le banche tricolori di conseguenza. Ora, complice anche l’operazione di ristrutturazione e rilancio (si pensi al turn-around avviato in Bpm), per qualcuna di loro potrebbe essere arrivato il momento del riscatto.

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