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I timori per la crisi di Atene fanno vacillare le Borse

FRANCOFORTE — Mercati finanziari in calo e spread in aumento per la seconda giornata consecutiva, sulla scia dei timori di un’uscita della Grecia dall’euro, per il piano di ricapitalizzazione forzata delle banche spagnole e per le incertezze sulla ratificazione e attuazione del patto fiscale legate alla vittoria del socialista Hollande in Francia. Fin dalla prima mattina, ha avuto un effetto negativo sui mercati l’«ultimatum» di Jörg Asmussen, membro tedesco nel board della Banca centrale europea, il quale in un’intervista al quotidiano economico Handelsblatt ha detto che «non ci sono alternative al programma di risparmio, se Atene vuole restare membro dell’eurozona». Specificando che comunque «la decisione di rimanere nell’eurozona è nelle mani di Atene», e che «il governo greco ha perso fin troppo tempo nell’applicazione del programma di riforme».
È la prima volta che un membro della Bce interviene nel dopo-elezioni (e il suo ex-capo, il ministro alle Finanze Wolfgang Schäuble ieri pomeriggio ha avuto parole analoghe), e segnala che soprattutto la Germania, ma anche i banchieri centrali europei, stanno progressivamente perdendo la pazienza. Anzi, ieri a Francoforte circolavano perfino prime stime, sia pure da prendere con cautela, di eventuali perdite — una cinquantina di miliardi da dividere fra le 17 banche centrali dell’euro — per l’esposizione di Atene verso il sistema dei pagamenti Target 2 in caso di uscita dall’euro. Gli operatori, stupiti per la caduta di un tabù — il caso di un’uscita di Atene dall’euro, sempre difesa a oltranza — hanno ricominciato a temere il contagio nella periferia.
Di conseguenza, dopo una partenza positiva, le borse sono progressivamente peggiorate nel corso della giornata, per chiudere in negativo. Madrid, con stime di ricapitalizzazioni forzate necessarie per risollevare le banche spagnole, oscillanti fra quelle semi-ufficiali di 30 miliardi e i 68 miliardi stimati da Rbs, è risultata la peggiore (-2,77%), e precipitata ai livelli di 9 anni fa. Ieri peraltro il governo ha parzialmente nazionalizzato Bankia, terzo istituto del Paese, con una quota da 4,5 miliardi. Milano ieri ha perso l’1,18%, Londra lo 0,44%, Parigi lo 0,2%. In controtendenza Francoforte.
Per gli investitori la Germania appare quasi un’isola felice, e le richieste degli investitori per una nuova asta di obbligazioni tedesche hanno schiacciato i rendimenti del bund a quota 1,5%, e quelli dei trentennali a soli 2,24%. Nel frattempo, gli spread di Italia e Spagna hanno continuato ad aumentare. Il differenziale fra il Btp decennale e il Bund tedesco ha raggiunto i 407,9 punti base, con un rendimento del 5,6%, mentre la forbice fra i titoli iberici e quelli tedeschi si è allargata a 456 punti, ai massimi da novembre, col rendimento sui Bonos in crescita al 6,08%. Mentre il rischio bancarotta del Paese iberico ha sfiorato un nuovo record, con i Cds (Credit default swaps) in volata a quota 512 punti.

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