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I timori di recessione frenano le Borse

Sui listini europei non si spegne la voglia di realizzare un po’ di profitti dopo il rally scatenatosi a partire dalla fine di luglio. Ecco perchè, anche ieri, le borse hanno chiuso in maniera lievemente negativa. Londra è scesa dello 0,57%, Parigi dello 0,62%, Francoforte dello 0,02%. Lo Stoxx 50 è sceso del 0,57%. La maglia nera tuttavia è andata ancora una volta a Milano che, appesantita dalla zavorra dei titoli bancari, è arretrata dell’1,68%.
In una giornata contrassegnata da un moderato ritorno dell’avversione al rischio, la frenata dei titoli obbligazionari periferici è apparsa più limitata: il tasso del BTp decennale si è fissato al 5,03%, dal 4,98% di mercoledì, con lo spread Italia-Germania risalito da 336 a quota 347 (dati Reuters), a 340 punti secondo la piattaforma Bloomberg. Stesso trend per la Spagna: il saggio dei Bonos ha toccato il 5,75%, mentre il differenziale di rendimento con Berlino è andato a 423 punti base.
Il divario tra BTp e borsa
Proprio il confronto tra la performance delle borse periferiche e quella dei titoli governativi è utile per inquadrare al meglio una settimana che sta concludendosi, a meno di clamorosi rialzi odierni, con il segno meno finale. Al netto di quella di ieri, questa settimana ha messo in evidenza un sostanziale scollamento tra l’andamento dei titoli di Stato e delle borse. Per mesi, a partire dallo scoppio della crisi del debito italiano dell’estate 2011, a un indebolimento dei prezzi dei titoli di Stato ha corrisposto un coincidente calo dei titoli bancari italiani. La loro preponderanza nel paniere aveva l’effetto di trascinare al ribasso l’intero Ftse Mib. Questa settimana, al netto della seduta di ieri, le cose sono andate diversamente. Mentre Milano perdeva quota, i prezzi dei BTp prendevano fiato (si veda grafico in basso). Sia chiaro: non è la prima volta che succede. Nel corso degli ultimi mesi si è assistito a una divaricazione simile anche in altre occasioni, ma si è trattato di fasi intermittenti. Questa volta il consolidamento dei BTp attorno a quota 5% sembra essere più solido. «La sensazione è che ci troviamo di fronte a un più convinto tentativo di normalizzazione del mercato – spiega un analista obbligazionario -. Difficile dire se questo “germoglio” avrà futuro, certo è che ci sono le premesse affinchè i dati macroeconomici tornino ad avere un peso sulle mosse degli operatori».
Asta spagnola positiva
Un accenno di “normalizzazione” del mercato ieri si è visto anche nell’asta spagnola. Il Tesoro iberico é tornato infatti sul primario con scadenze chiave (3 e 10 anni) assegnando 4,8 miliardi di euro con tassi in calo. Il decennale è stato collocato a un rendimento 5,66% in calo di un punto secco rispetto all’asta precedente. «La relativa facilità con cui la Spagna ha emesso bond dice molto del perdurante effetto delle parole di Draghi», spiega un trader.
Ma la voglia di normalità si esprime anche con una maggiore focalizzazione degli operatori sui dati provenienti dall’economia reale. Che non sono certo buoni: i dati Pmi europei, al netto di quelli tedeschi, confermano la pesante contrazione economica in atto. Poco confortanti i dati dell’attività manifatturiera della Cina, che per l’undicesimo mese di fila risultano in discesa. E a questo si aggiungono i numeri relativi ai sussidi settimanali di disoccupazione negli Usa, calati di 3 mila unità a 382 mila unità, meno delle attese. Tutto questo, unito a una serie di scadenze tecniche, ha agevolato una corsa alla prese di beneficio che si può considerare ancora naturale dopo la corsa rialzista maturata da fine luglio sulla scia della parole di Draghi.

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