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I timori di Bernanke «L’America non riparte» Ma la Fed prende tempo

Piazza Affari, ancora una volta, si è aggiudicata la maglia nera tra le principali Borse mondiali. Eppure, in mattinata il listino viaggiava intorno alla parità, senza particolari scossoni nonostante i «downgrade» a catena di Moody’s del giorno prima, seguiti alla bocciatura dell’Italia (e ieri l’agenzia ha abbassato i voti a Generali, Unipol e Allianz spa). Nel pomeriggio, però, sono arrivati i segni meno, dopo le parole del presidente della Federal Reserve americana Ben Bernanke. L’economia Usa — ha detto Bernanke alla commissione bancaria del Senato — sta rallentando, sotto il 2%, e la Fed «non ha ancora fatto scelte specifiche» su eventuali nuove misure a sostegno della crescita. Insomma, Pil più lento senza (forse) nuovi stimoli monetari nell’economia più grande del pianeta: due cose poco gradite ai mercati. Che hanno tutti o quasi reagito al ribasso, e Milano più degli altri. Complice, secondo alcuni operatori, l’allarme sui conti della Sicilia. In leggero calo lo spread, a 481.
Dietro il rallentamento americano ci sono, per Bernanke, soprattutto due ragioni: la situazione fiscale negli Usa e la crisi europea. La soluzione di quest’ultima è «cruciale», altrimenti ci saranno «grossi rischi se peggiora». E, a proposito, «la possibilità che la situazione in Europa peggiori ulteriormente resta un rischio significativo». Ma le autorità europee — ha aggiunto il banchiere — dispongono di «risorse sufficienti» a risolvere la crisi. La Fed, tra l’altro, sta lavorando con le banche statunitensi sulla loro esposizione nel Vecchio continente. Secondo Bernanke, per arrivare a una soluzione della crisi europea «potrebbe servire molto tempo», dal momento che il contesto in cui si trovano a operare le autorità dell’eurozona è «confuso». Sul fronte del Fisco Usa, sempre per il capo della Fed, da una parte c’è la scadenza di alcuni sgravi — che provocherebbe un rialzo delle tasse, contraccolpi sulla crescita e possibili recessioni — e dall’altra c’è comunque la «priorità» di un piano credibile di medio termine per ridurre il deficit.
Il banchiere non ha risparmiato critiche anche sull’ultimo scandalo della grande finanza, quello sulle manipolazioni dei tassi Libor: il sistema per calcolarli è «strutturalmente difettoso» ed è stata minata la fiducia nel sistema finanziario. Di questo tipo di problemi, ha detto Bernanke, nel 2008 la Fed di New York aveva informato le autorità della Gran Bretagna, il mercato più colpito dallo scandalo. Ma il governatore della Banca d’Inghilterra ha risposto che le autorità americane, allora, non gli avevano mostrato alcuna prova di manipolazioni dei tassi. Insomma: un botta e risposta tra i due regolatori della finanza anglosassone.
Intanto, nel pomeriggio newyorchese Wall Street ha ripreso vigore (+0,62% la chiusura) grazie ad alcune trimestrali positive e, a quanto pare, anche a una più dettagliata analisi delle parole di Bernanke. Che ha sì detto che la politica monetaria non può essere la cura di tutti i mali, ma non ha anche escluso nuovi acquisti di bond. A questo si aggiunge la produzione industriale Usa a giugno (+0,4%).
Qualche buona notizia è però arrivata anche dall’Europa, soprattutto dall’asta di titoli di Stato spagnoli: Madrid ha emesso bond a 12 mesi con un rendimento medio del 3,918% contro il 5,075% di giugno. Tassi in calo, dal 5,107% al 4,242%, anche per la scadenza a 18 mesi. Sostenuta la domanda. La Spagna ha poi raggiunto un’intesa con Helsinki per fornire garanzie in cambio della partecipazione finlandese al piano di salvataggio delle banche iberiche. Infine, il fondo salva Stati Efsf ha collocato titoli a sei mesi per 1,49 miliardi di euro con rendimenti negativi: -0,0113%. Un assaggio di eurobond.

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