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I test Bce affondano Mps rosso 9 mesi a 1,15 miliardi rettifiche per 2,6 miliardi

Dentro un mercato sempre più nervoso contro il settore bancario, Monte dei Paschi diffonde conti che mostrano segni di ripresa operativa, ma ancora zavorrati da «eredità del passato», come le ha chiamate l’ad Fabrizio Viola. Stavolta – si tratta del decimo trimestre consecutivo in perdita per i senesi – si presentano come accantonamenti richiesti dalla Bce dopo le prove sulla qualità degli attivi, come buonuscite per 1.300 dipendenti (e correlata chiusura di 150 filiali), più le cedole dei Monti Bond e il loro sovrapprezzo del rimborso di questa estate. I tre fattori contribuiscono a un’ultima linea in perdita netta di 1,15 miliardi nei 9 mesi, di cui 797 milioni nel terzo trimestre, legati a coperture chieste dopo la revisione degli attivi con cui Francoforte ha fatto emergere un deficit patrimoniale da 2,11 miliardi. La ripulitura dei crediti continuerà, perché solo 800 dei 2.900 milioni netti di maggiori riserve chiesti dalla Bce sono stati spesati, facendo balzare le rettifiche nei nove mesi a 2,46 miliardi (+60%), metà solo negli ultimi tre. «Gli effetti dell’Aqr della Bce peseranno anche sul quarto trimestre», ha detto Viola. Più analisti già stimano un rosso d’esercizio di almeno 3 miliardi.

«Si va sempre avanti», ha detto il presidente Alessandro Profumo dopo il cda, svolto in un clima relativamente tranquillo. Viola, nella presentazione agli analisti, ha detto: «Ci sono buone notizie sul fronte dei ricavi, il secondo pilastro del piano di ristrutturazione. È segno che le attività per risanare la banca sono efficaci». Il risultato operativo dei nove mesi al netto di rettifiche e voci non ricorrenti sale del 16,6% a 1,6 miliardi. Il margine di interesse, depurato dai Monti bond, sale del 5% anno su anno, le commissioni fanno +3,2% (e +9,4% quelle nel risparmio). I costi continuano a calare del 5,2% da un anno prima, anche per i 5mila tagli di personale.
Tuttavia, tra investitori più attenti agli sviluppi strategici che ai conti – la banca dovrà ricapitalizzare fino a 2,5 miliardi in primavera, ed è apertamente in cerca di compratori – il management è rimasto abbottonato su tempi e forme dell’ennesimo rafforzamento patrimoniale chiesto dai regolatori. «Non abbiamo idea di quando arriverà la risposta della Bce al capital plan approvato dal cda – ha spiegato Viola agli analisti – Il piano dei rimedi è stato approvato dal cda abbastanza rapidamente, considerata la difficoltà della situazione. Rispettiamo i risultati dei test Bce, subito dopo abbiamo iniziato a lavorare per colmare le carenze e uscire da questa situazione. Siamo pienamente impegnati nel risolvere il problema». Nessuno sa dire, però, se ci sarà un partner per Siena dopo la ricapitalizzazione; nemmeno il suo ammontare preciso è noto: dipenderà tra l’altro «dal successo nell’esecuzione delle altre azioni di rimedio ». Come le dismissioni per 220 milioni (su Consum.it c’è un’offerta vincolante di Deutsche Bank e High Bridge) e la richiesta di “sconto” inoltrata a Francoforte per 390 milioni.
Oggi si vedrà la reazione del mercato su Mps: ma l’umore generale degli investitori è cupo. Ieri Piazza Affari, peggiore in Europa, ha perso sul Ftse Mib il 2,87%, pari a 11,3 miliardi di capitalizzazione. Le banche italiane hanno perso più delle rivali europee (l’indice Stoxx 600 di settore ha ceduto il 2,1%): Bpm con un meno 7,28% è stata la maglia nera (Mps – 6,48%, Bper -5,86%, Unicredit – 5,64%, Banco popolare – 4,22%, Intesa Sanpaolo – 3,66%). C’è poi il caso di Ubi, – 2,7% malgrado la diffusione di conti in utile per 149 milioni (+47%) e graditi agli analisti, mentre l’ad Victor Massiah apriva alle fusioni: «Oggi non ci sono dossier operativi, ma se ci fossero opportunità in Italia e in Europa verrebbero considerate, in autonomia e senza fare salvataggi a beneficio di azionisti diversi dai nostri».
Sul settore pesa la sfiducia per l’ennesima multa miliardaria comminata ai colossi anglosassoni per manipolazioni sui cambi. Mentre sulle banche italiane si addensano nuove nubi macro, come l’ultimo dato sulla produzione industriale e i rischi di strali comunitari alla legge di Stabilità.
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