Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

I tedeschi: «L’Italia faccia da sola»

di Paolo Lepri

BERLINO — I tedeschi non dimenticano «la bruttissima esperienza» degli anni Venti del secolo scorso, quando la Banca centrale «ha finanziato il debito pubblico e perso la sua indipendenza», alimentando la crescita record dell'inflazione. Wolfgang Franz, il presidente dei «cinque saggi» che consigliano Angela Merkel sui principali temi economici, non ci è andato leggero, citando anche la repubblica di Weimar per rispondere al presidente del Consiglio. In un'intervista al Financial Times, Monti ha chiesto alla Germania di fare di più per aiutare l'Italia a ridurre il costo del debito pubblico e scongiurare così «una forte crisi di rigetto» tra i cittadini dei Paesi più deboli dell'eurozona. Pur vedendo il suo governo come una «parentesi» che separa il Paese dal ritorno ad un esecutivo democraticamente eletto, il Professore ha detto che potrebbe determinare una «rivoluzione» se non altro per i provvedimenti prima della fine della legislatura. Ma ha anche ammesso, scherzando, di condividere l'analisi di Standard & Poor's sull'Italia, tanto che «se avessi mai dettato qualcosa, sarebbe stato quello che S&P ha scritto sulla politica economica italiana». Da Berlino, Franz gli ha replicato poche ore dopo, parlando a Bloomberg Television, che l'Italia ha un'economia abbastanza solida per cavarsela con le sue forze. «Può e deve — ha aggiunto — fare da sola questo lavoro».
La Süddeutsche Zeitung titola «Monti ammonisce la Germania e chiede più impegno». I sorrisi del vertice di Berlino hanno lasciato così il posto, meno di una settimana dopo, a uno scambio di opinioni che, pur non privo anche di cortesie (il presidente del Consiglio ha elogiato quel «prodotto prezioso» esportato dai tedeschi che è la «cultura della stabilità», mentre Franz ha avuto anche parole positive per l'Italia), dimostra quanto siano lontane, su alcuni temi, le posizioni dei due Paesi. E i giornali disegnano allarmati scenari in cui è sempre la locomotiva tedesca a dover pagare di più i costi della crisi del debito, anche e soprattutto dopo la bocciatura collettiva, Francia in testa, annunciata nei giorni scorsi da Standard & Poor's.
Del resto già prima di incassare mercoledì scorso gli elogi della Merkel per le riforme varate dal suo governo, il presidente del Consiglio aveva messo in rilievo, nell'intervista alla Welt che aveva preceduto la visita in cancelleria, quanto fosse indispensabile che la Germania riconoscesse gli sforzi dell'Italia e desse un maggiore contributo per aiutarla. Una richiesta che è stata poi accolta con perplessità, timori e resistenze nel mondo politico e nell'establishment tedesco. Forse anche per questo il responsabile del Consiglio degli esperti economici (un organo molto autorevole che presenta un rapporto annuale al governo di Berlino) è intervenuto per «respingere categoricamente» l'acquisto di titoli di Stato dei Paesi indebitati da parte della Banca centrale europea e per chiudere totalmente la porta all'ipotesi di introduzione degli eurobond, rilanciata anche ieri da Monti per «contribuire a placare il nervosismo degli investitori». Opinioni chiare, ripetute più volte dagli schermi di Bloomberg. Certo, Franz ha precisato di «non volere fare congetture» sulle future mosse della cancelliera, ma ha sottolineato che la Merkel «sta facendo del suo meglio per risolvere la crisi». L'euro, ha concluso, sopravviverà senza perdere nessuno per strada.
Alle parole del presidente del Consiglio ha replicato anche il numero uno della Federazione tedesca del commercio all'ingrosso, estero e dei servizi, Anton F. Börner. Con un'intervista ad Handelsblatt che lo stesso quotidiano economico ha definito «un attacco frontale all'Italia». Sarà anche vero, come ha sostenuto Monti, che la moneta unica ha prodotto «enormi benefici, forse ancora più alla Germania che agli altri», ma questo non vuol dire, ha affermato Börner, che si possa cedere al «mercanteggiamento politico» per salvare l'euro. «Il governo italiano — ha rincarato la dose — è sulla strada sbagliata se crede di poter aumentare la competitività senza dure riforme». Ma in Germania non tutti la pensano come lui, in primo luogo la cancelliera: si tratta di decidere se e come sostenerle, ma in Italia molte riforme si sono già fatte.
 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Segnali contrastanti sul fronte Atlantia-Cdp. L’opinione prevalente è che la cordata coagulata in...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non si tratta solo di scegliere una nuova data a partire dalla quale si potrà di nuovo licenziare. ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La proroga del Temporary Framework europeo (il Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato) consentirebbe...

Oggi sulla stampa