Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

I tassi sui BoT volano al 3,97%

Lo stress continua. Ieri, sui mercati, forte era l’attesa per l’asta dei Bot a un anno. Il suo risultato? «Come da previsione», è la risposta in coro degli esperti.
Il Tesoro ha collocato tutti i 6,5 miliardi di titoli. La domanda, a fronte del sempre più difficile contesto, è stata buona: il rapporto di copertura si è assestato a quota 1,73. Il rendimento, dal canto suo, è invece balzato in alto: ha raggiunto il 3,972% rispetto al 2,34% dell’asta precedente. Una percentuale che riporta le lancette del mercato indietro di diversi mesi: al dicembre del 2011.
Le Borse europee, di fronte a questo numero, sono subito tutte scese. Poi però, evidentemente anche perché assuefatte allo stress da yield, hanno ripreso la strada imboccata in precedenza. Così, Madrid ha proseguito al rialzo per arrivare, infine, a chiudere in crescita dell’1,42%. Un segno positivo strappato anche da Londra (+0,18%). Tutt’altra storia, invece, negli altri listini Ue: Milano, infatti, ha perso lo 0,65%, Parigi lo 0,55 e Francoforte lo 0,14%. Quest’ultima, certamente, ha sofferto delle indicazioni arrivate dall’altra asta attesa ieri: quella dei Bund decennali. Ebbene, in fase di collocamento c’è stata la conferma del rialzo dei rendimenti anche sui titoli tedeschi. Un trend, quest’ultimo, che ha avuto il suo impatto sugli spread. A fine giornata, quello tra il BTp decennale e il buono teutonico si è fermato a 470,2 punti base (erano 472 martedì); il differenziale di Madrid, invece, ha chiuso a 520,2 basis point contro i 523 di due giorni fa.
Insomma, il ragionamento conclusivo potrebbe essere: se gli spread, più o meno, sono rimasti stabili anche i rendimenti di BTp e Bonos non sono cresciuti. La considerazione è sbagliata: il singolo numero finale trae in inganno. Gli spread infatti non si allargano perché, per l’appunto, anche il rendimento del Bund è salito: dopo aver toccato il massimo intraday di 1,53%, ha chiuso a quota 1,48%. Così, in un simile contesto, deve rilevarsi che i saggi del BTp (6,23%) e del Bonos (6,75%) sono entrambi aumentati. Uno spostamento verso l’alto che, purtroppo, ha riguardato anche la parte più corta della curva dei rendimenti: la scadenza a 5 anni italiana, ad esempio, è arrivata al 5,93% (era 5,81% due giorni fa), mentre la duration 2015 è salita al 5,3% (5,18%). L’andamento è stato, parzialmente, replicato in quel di Madrid: il bonos quinquennale è salito al 6,22% mentre il triennale è, invece, leggermente sceso. «Al di là dei singoli numeri – commenta Maila Bozzetto, esperta di Imad2 – è molto chiaro che negli operatori vacilla l’idea della irreversibilità dell’euro. Le vendite, seppure non copiose, sul Bund sono il segnale che, fermo restando la speculazione contro Italia e Spagna, Berlino non è considerata più un porto sicuro». «Lo stesso sali scendi del rendimento del titolo tedesco – fa da eco Piero Grilli, responsabile area trading titoli di stato di Banca Akros – è l’effetto di vendite non speculative», bensì di «sell» per ridurre l’esposizione a Eurolandia. «Una volta “digerite”, il mercato riparte con gli acquisti e le quotazioni si riprendono».
Già, le quotazioni che si riprendono: succederà anche oggi ai BTp triennali (e alle altre riaperture) offerti in asta? Difficile. Gli esperti, nessuno escluso, si attendono un duplice risultato: da un lato, salvo situazioni eccezionali, la domanda dovrebbe coprire le riaperture; dall’altro i rendimenti dovrebbero salire. E non, si badi bene, per un nuovo problema sui fondamentali dell’Italia («I compiti a casa – è il leit motiv – li abbiamo fatti»). Piuttosto, perché manca dall’Europa quel segnale forte e rivoluzionario, si chiami Eurobond o Bce-acquirente-di-ultima-istanza, che possa stoppare i ribassisti anti euro. E allontanare il convincimento, fino a oggi mera speculazione anglo-americana, che dopo la Spagna inevitabilmente tocchi all’Italia chiedere un aiuto finanziario. Ma non è solo debito pubblico. A Wall Street, infatti, l’S&p500 ha chiuso in calo (-0,72%) anche sulla scia dei brutti numeri macroeconomici. In primis le vendite al dettaglio, calate in maggio dello 0,2%. Poi, c’è stata la discesa dei prezzi alla produzione. Un segnale, quest’ultimo, interpretato come un rallentamento della congiuntura.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa