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I tassi dei BTp scendono sotto il 5%

Prima si è mossa la Bce, che con il suo scudo anti-spread ha rassicurato gli investitori sulla tenuta dell’euro. Poi è arrivata la Fed, che giovedì scorso ha varato la terza fase dell’allentamento monetario, il cosiddetto Quantitative easing 3. E ora ci pensa anche la Banca centrale giapponese a dare il suo contributo al rasserenamento del clima sui mercati: nella notte di martedì, la BoJ ha lanciato nuove misure di ampliamento monetario. Sono stati infatti stanziati altri 10.000 miliardi di yen (poco più di 100 miliardi di euro), fino al totale di 80.000 miliardi di yen, con lo scopo di acquistare buoni del Tesoro e titoli governativi entro la fine del 2013.
Insomma, per i mercati, che dallo scoppio della crisi Lehman sono oramai dipendenti dall’iniezione forzata di liquidità, non poteva essere altro che una notizia positiva. Certo dall’impatto limitato, visto il peso contenuto del mercato giapponese a livello globale. Ma pur sempre una buona notizia. Ecco perchè, pur dopo vari cambi di direzione e aiutati comunque dai buoni dati provenienti dal mercato immobiliare americano, i listini hanno chiuso in crescita. La piazza migliore è stata Francoforte (+0,59%), seguita da Parigi (+0,54%), Madrid (+0,50%) e Londra (+0,35%). A chiudere col segno più è stata anche Milano (+0,15%), nonostante la zavorra dei titoli bancari, in gran parte negativi.
Il calo dei tassi italiani
L’elemento di conforto maggiore per gli analisti tuttavia ieri era rappresentato dall’andamento dei rendimenti dei titoli di Stato periferici. Che, sempre di più, tendono ad abbassarsi. Il tasso del BTp a 10 anni per la prima volta dal marzo scorso si è riportato infatti sotto la soglia del 5%, chiudendo al 4,98%, con lo spread sceso a 336 punti. Ma ben intonata è stata anche la seduta dei titoli a breve e media scadenza, che hanno toccato i minimi da sei mesi: i rendimenti dei titoli biennali sono scesi al 2,36%, quelli a cinque anni al 3,75%. «Abbiamo registrato acquisti anche da parte di investitori esteri, soprattutto nella fascia compresa tra i 3 e i 5 anni – spiega un broker obbligazionario da Londra -. Molti gestori stanno spostando le loro posizioni in avanti sulla curva dei rendimenti, dove c’è ancora spazio per un margine di guadagno». Il rally dei titoli italiani del resto è imponente. Ma si è concentrato proprio sui bond a scadenza più ravvicinata, quelli che rientrano sotto l’ombrello degli acquisti della Bce. Dallo scorso 25 luglio, da quando cioè il mercato iniziò a scontare un intervento in acquisto da parte di Francoforte, il calo dei tassi a 10 anni è stato del 24,5%, mentre quelli a cinque anni sono scesi del 40,5%, quelli a due anni addirittura del 53%. A raffreddarsi ieri è stato peraltro anche il saggio dei Bonos spagnoli, che è arretrato al 5,72%, con lo spread atterrato a quota 410 punti.
Bene l’asta di Lisbona
Come si spiega questa schiarita sui periferici? L’impressionante frenata dei tassi italiani e spagnoli (e il coincidente rialzo dei prezzi dei titoli) è figlia anzitutto dell’impegno della Banca centrale europea, esplicitato al termine dell’ultimo meeting del 6 settembre, a stabilizzare gli spread tramite un nuovo schema di acquisto di titoli sovrano, i cosiddetti Omt. Ma ieri sono arrivate nuove notizie che hanno contribuito a distendere ulteriormente il clima in Eurozona. La più significativa è rappresentata dal buon esito dell’asta portoghese, un paese che ufficialmente è sotto tutela della Troika: ebbene, Lisbona ha piazzato titoli per 2 miliardi di euro, più di quanto era stato inizialmente previsto. Le scadenze includevano sia i 6 mesi che i 18 mesi, che coprono parte delle necessità dopo il termine del salvataggio da parte di Ue e Fmi. Ma ciò che più conta è che il Paese lusitano è riuscito a piazzare il proprio debito offrendo tassi relativamente bassi. Più bassi dell’ultima asta, visto che sui 18 mesi il rendimento è stato del 2,97% contro il 4,53% di aprile. Ma i saggi si sono rivelati anche più ridotti di quelli pagati il giorno prima da Madrid, che ha collocato sul mercato bond a 18 mesi al 3,072%. È la conferma che, nonostante sia in piedi grazie agli aiuti, Lisbona appare agli occhi degli operatori persino meno rischiosa di Madrid. Un paradosso. Eppure così è.

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