Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

I tassi dei BoT finiscono sotto zero

Benvenuta Italia nel «club» dei tassi negativi. Da qualche giorno infatti non sarà sfuggito che anche i BoT a 3 mesi, cioè i titoli di Stato a più breve scadenza, hanno il segno «meno» di fronte al rendimento: si sono uniti, con un certo ritardo per la verità, ad altri Paesi europei quali Germania, Olanda, Francia e anche Belgio, ma alla fine ce l’hanno fatta. Ieri appunto le ormai ex-galline dalle uova d’oro per gli italiani rendevano -0,01%, che sarebbe un po’ come dire che chi presta 100 euro al Tesoro per 3 mesi deve addirittura pagare un centesimo. 
Si tratta dunque di un vero paradosso, figlio dei tempi in cui viviamo: di un’Eurozona che non riesce a trovare il bandolo della crescita e annaspa sull’orlo della deflazione (cioè tassi di inflazione negativi); di una Banca centrale europea (Bce) che trova difficoltà a espandere il bilancio e che proprio per questo motivo fra un mese esatto potrebbe avviare un piano di riacquisti di titoli di Stato sul quale il mercato è ormai pronto a scommettere. Un contesto in cui, va ricordato, i rendimenti sono ridotti ai minimi termini su tutte le scadenze (ieri il BTp decennale offriva l’1,93%).
Non è quindi un caso se proprio in uno scenario simile i BoT sono finiti sottozero e non sembra certo una coincidenza che il balzo all’indietro decisivo sia avvenuto nell’ultima settimana. Da quando cioè le banche italiane hanno materialmente ricevuto nelle proprie casse i circa 26 miliardi di euro di nuovi fondi Bce a lungo termine (Tltro) richiesti l’11 dicembre: denaro che in attesa di essere reimpiegato in prestiti alla clientela (sempre ammesso che vi sia una domanda da parte loro) resta momentaneamente collocato in attività di brevissimo termine.
Può stupire che il parcheggio abbia un costo, ma anche in questo caso occorre valutare la vicenda in termini relativi e non assoluti. Anche senza considerare che siamo in un mondo in deflazione, cosa che a parità di condizioni accresce i tassi reali, acquistare un BoT a 3 mesi resta sempre meno penalizzante che mettersi in portafoglio un’obbligazione francese con la stessa scadenza (che rende -4 centesimi), una olandese (-0,084%) o una tedesca (addirittura -0,219%). Ed è anche il «male minore» se si pensa che per lasciare 100 euro in custodia nei forzieri dell’Eurotower (la cosiddetta deposit facility) si devono pagare ben 20 centesimi.
Proprio alla decisione della Bce prima di azzerare (era il luglio 2012) poi di rendere negativo il tasso sui depositi è legata la discesa in territorio negativo dei rendimenti dei Paesi core. Per spingere verso quei livelli l’Italia(ma non la Spagna, i cui tassi sui titoli a 3 mesi sono ancora sopra lo zero, se pur di soli 15 cent) c’è voluto di più: le crescenti attese di quantitative easing in salsa europea e il dettaglio (tecnico) legato al parcheggio del denaro Tltro da parte delle banche, che già all’indomani della prima operazione Tltro di settembre avevano momentaneamente dirottato su BoT e BTp circa due terzi dei 23,3 miliardi di euro ottenuti.
Difficile capire quali scenari si apriranno sui mercati monetari se davvero Mario Draghi dovesse vincere le resistenze dei «falchi» e mettere mano al portafogli per acquistare titoli di Stato: sulla carta c’è spazio sufficiente per far scendere i tassi a breve fino a -0,20%, che è appunto il limite naturale indirettamente fissato dalla remunerazione sulla deposit facility , ma sono molti a nutrire dubbi. Da più parti si è sottolineato nelle scorse settimane come inondare il mercato di denaro quando il parcheggio overnight«costa» 20 centesimi possa essere in fondo controproducente.
Che si tratti delle banche o che siano altri soggetti a vendere i titoli, alla fine della giornata il denaro in eccesso deve infatti essere depositato presso la Bce, con un costo che secondo gli analisti di Société Générale potrebbe arrivare fino a 2 miliardi l’anno per il sistema finanziario europeo e che riduce in teoria l’incentivo a consegnare bond sovrani. Secondo alcuni economisti l’Eurotower dovrebbe perciò contestualmente riportare almeno a zero la remunerazione sui depositi, con una mossa che appare però in conflitto con l’obiettivo di espansione monetaria e che quindi rappresenta un ulteriore dilemma sulla strada verso il «qe».
Altro dubbio che legittimamente ci si pone è cosa succederà ai tassi Euribor nei primi mesi del 2015: per ora il tasso interbancario è negativo sulle scadenze più ravvicinate (1 settimana) ma non su quelle a 1 o 3 mesi che servono per determinare le rate dei mutui, anche perché attorno alla chiusura dell’anno solare questo mercato finisce inevitabilmente sotto pressione. In uno scenario in cui la Bce dovesse aprire i forzieri questo potrebbe tuttavia essere il prossimo tabù a infrangersi: Barclays Research calcola che se per effetto delle iniezioni di denaro l’eccesso di liquidità presente nell’Eurosistema crescesse fino a 300 miliardi di euro dai 178 miliardi di venerdì scorso si potrebbero creare le condizioni per avere tassi negativi sul mercato monetario. Per i mutuatari cambierebbe poco o niente, perché si tratta di centesimi, ma il sistema informatico di qualche banca potrebbe far fatica a digerire una simile anomalia.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un anno dopo aver scosso Wall Street mettendo le politiche a tutela dell’ambiente al centro del ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Proprio nel giorno delle dimissioni del governo Conte dagli ambienti finanziari trapela con determin...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il Cr7 dei banchieri ha vinto, come nelle previsioni, la corsa per la poltrona più alta d...

Oggi sulla stampa