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I tassi dei BoT a sei mesi tornano sotto l’1% Collocati 7,5 miliardi

Era dall’aprile 2010 che i tassi semestrali in asta non scendevano così in basso. Al collocamento di ieri, il cui esito è stato «buonissimo» nelle parole di un’analista obbligazionaria, l’Italia ha piazzato 7,5 miliardi di euro di BoT (a fronte degli 8,5 miliardi in scadenza) con scadenza maggio 2013 a un rendimento dello 0,919%, oltre 40 punti base sotto l’1,347% dall’asta di fine ottobre: un livello, quello raggiunto ieri, che riporta il costo dell’indebitamento a breve a più di 30 mesi fa, e cioè prima dello scoppio della crisi greca, datato maggio 2010.
Ciò che conforta maggiormente il Tesoro italiano, al di là del calo dei tassi, è stato il boom di domanda da parte degli investitori. La richiesta è stata di 12,37 miliardi e il rapporto di copertura è risultato pari a 1,65 dal precedente 1,52. «È stata un’asta che sostanzialmente riafferma il ritorno alla normalità per il Tesoro, almeno per la parte breve della curva», spiega Sergio Capaldi, analista di Intesa Sanpaolo. Dopo mesi in cui il mercato ha fatto pagare al Tesoro «un rischio di contagio dalla Grecia e di implosione dell’euro, questo rischio ora viene meno e ne beneficiano soprattutto le scadenze brevi», aggiunge Capaldi. L’interesse degli investitori per la parte più ravvicinata della curva dei rendimenti, inoltre, è dettato dal fatto che sul breve periodo i nostri titoli offrono ancora un margine di rendimento che altri titoli sovrani, a parità di rischio, non possono garantire.
Chi sta comprando
Ad aver comprato ieri, come in questi ultimi giorni di rally, non sarebbero stati solo investitori domestici ma anche operatori istituzionali internazionali. È di ieri la notizia che
Merrill Lynch Wealth Management abbia ripreso l’esposizione sull’Italia. E sempre ieri si sono diffuse voci
, che hanno alimentato ulteriori flussi di acquisti, di acquisto da parte di importanti investitori americani. Qualcuno sussurrava anche di riposizionamenti di investitori asiatici o mediorientali che due anni fa erano usciti completamente dall’Italia. «In un quadro di bassi volumi come quello attuale, poi, basta qualche acquisto ben assestato per raffreddare i rendimenti», spiegava ieri un trader di una sala obbligazionaria.
L’asta di ieri è certamente di buon auspicio anche per le aste odierne che interesseranno BTp a 5 e 10 anni (per la quale è previsto un importo massimo di 6 miliardi di euro). Ma il risultato di ieri, che ha abbassato la parte a breve della curva, sta contribuendo ad abbassare un po’ tutta la curva dei rendimenti. Non caso a scendere ieri è stato anche lo spread decennale, che è calato a 322 punti base, il minimo da ottobre, con il il tasso dei Btp decennali italiani arretrato al 4,59%, il punto più basso dal febbraio 2011.
A riprendere quota, tuttavia, non sono stati solo i prezzi dei titoli italiani. Il via libera dell’Europa al salvataggio bancario in Spagna, assieme allo sblocco dei fondi europei per la Grecia, ha ridato fiato anche ai Bonos spagnoli, il cui spread rispetto ai Bund tedeschi è atterrato a 394, ben al di sotto della soglia psicologica dei 400 punti base.
La giornata di Borsa
In una giornata contrassegnata da bassissimi volumi, i listini azionari hanno ripreso quota nel finale sulla scia dei commenti del presidente della Camera Usa, John Boehner, che si è detto «ottimista» sulla possibilità di un accordo per scongiurare il fiscal cliff. Parole che hanno spinto al rialzo l’euro e le borse europee (Parigi ha chiuso a +0,37%, Francoforte a +0,15%, Londra +0,06%) ma non Madrid e Milano, che hanno lasciato sul terreno rispettivamente lo 0,33% e 0,17%. Milano, in particolare, è stata appesantita dalle brutte performance delle banche, da Mps (-2,18%) a Banco Popolare (-4,06%).

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