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I tassi BTp tornano a scendere in asta

L’accordo annunciato alle 8.39 in un tweet dal ministro delle Finanze belga, Charles Michel, tra Grecia e creditori internazionali ha giocato a vantaggio anche per il Tesoro.
Seppure sia ancora presto per poter dire che la situazione di Atene e dell’Eurozona nel suo complesso sia risolta, l’asta di BTp di ieri avrebbe potuto evidenziare rendimenti ben più alti, in caso di un ulteriore stallo nelle trattative o, ancora peggio, in caso di Grexit. Invece la notizia ha fatto subito scendere lo spread tra BTp e Bund sul mercato secondario con un minimo di giornata a 114 punti (corrispondenti al rendimento del decennale al 2,07%). Nel corso della mattinata, però, lo spread si è riportato poco sopra i 120 punti e il rendimento del BTp è tornato in area 2,15%. In ogni caso il mercato primario ha beneficiato dell’intesa (qualcuno l’ha definita la resa del premier greco Alexis Tsipras ai creditori). I rendimenti fissati dal Tesoro sono quindi risultati inferiori rispetto a quelli delle analoghe aste di giugno quando, invece, avevano risentito dell’escalation della crisi di Atene.
Nel dettaglio, il Tesoro ha collocato titoli a 3, 7, 15 e 30 anni per complessivi 7,34 miliardi, rispetto ai 7,5 miliardi massimi previsti, con tassi in lieve calo rispetto all’asta del mese scorso. Nel dettaglio il BTp triennale è stato emesso con un tasso lordo dello 0,48% ai minimi da maggio, dallo 0,50% precedente. Mentre il BTp a 7 anni ha spuntato un rendimento lordo dell’1,60% (-16 punti base). In calo anche i tassi dei BTp a 15 e 30 anni, che sono stati collocati, rispettivamente, con un rendimento lordo del 2,63% (-14 punti base) e del 3,24% (-12). Discreta la domanda: per i BTp a 3 anni le richieste sono arrivate a 3,69 miliardi, per i BTp a 7 anni a 2,91 miliardi, per per i BTp a 15 anni a 1,97 miliardi e per i BTp a 30 anni la domanda ha raggiunto gli 1,79 miliardi. Con i collocamenti odierni, secondo Intesa San Paolo, l’Italia ha collocato il 64% dell’offerta lorda prevista per il 2015.
Sul mercato secondario, come detto, dopo un’apertura brillante in scia all’entusiasmo iniziale per l’accordo in Grecia, sono tornate le vendite ma a fine giornata il bilancio è risultato comunque in attivo: il rendimento del BTp a 10 anni ha chiuso al 2,10%, tre punti in meno rispetto alla chiusura di venerdì, lo stesso livello dei rispettivi Bonos spagnoli. Lo spread con il Bund ha chiuso in rialzo (da 124 a 125) perché nel frattempo il rendimento del titolo tedesco è sceso di quattro punti allo 0,85%. Come mai? «Il raggiungimento di un accordo all’Eurosummit sulla Grecia ha generato un forte rally sui mercati periferici che si è però interrotto poco dopo: gli spread tra periferici e “core” sono vicini a livelli di equilibrio e il mercato europeo sta tornando a prezzare il miglioramento del ciclo nell’Eurozona e l’avvicinamento della svolta sui tassi della Fed», sintetizza in un report la strategist di Intesa SanPaolo, Chiara Manenti. Ieri si è visto un assaggio di quello che i mercati desiderano da diverse giornate: mettersi alle spalle la “straordinaria” questione greca e tornare a concentrarsi su elementi ordinari, come la tempistica con cui la banca statunitense deciderà di alzare i tassi che resta, Atene a parte, il market mover del 2015.

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