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I tassi BTp ai minimi dal 2010

L’Italia ancora senza un Governo, ma con almeno un Presidente della Repubblica in carica piace ai mercati, che ieri hanno salutato la rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale acquistando titoli di Stato del nostro Paese e azioni a Piazza Affari (come si legge a pagina 6). Il fatto di aver eliminato dalla scena un elemento di incertezza potenzialmente pesante dopo gli eventi della scorsa settimana sarebbe già di per sé un motivo sufficientemente valido per giustificare la rincorsa agli asset tricolori.
Gli operatori si sono tuttavia spinti oltre quanto forse era lecito attendersi, schiacciando i rendimenti del decennale italiano in basso fino al 4,05%, cioè sotto i livelli raggiunti a gennaio e addirittura ai minimi dall’ottobre 2010 (lo spread nei confronti del Bund tedesco si è ridotto fino a 284 punti base). Ancora più evidente il movimento sul BTp con scadenza novembre 2014 (che i terminali Bloomberg utilizzano come benchmark a 2 anni per il nostro Paese): qui il tasso è sceso all’1,23%, livello minimo addirittura da quando l’agenzia calcola il dato.
La conferma di Napolitano, indipendentemente dalle circostanze in cui è maturata, viene comunque vista con favore soprattutto fuori dai confini nazionali dove spesso si fatica a comprendere le complicate vicende politiche italiane. «È un candidato con uno standing internazionale elevato e con l’abilità politica necessaria per mediare fra partiti politici che in numerose circostanze si sono dimostrati contrari al compromesso», sottolineano per esempio da UniCredit.
Una personalità quindi già ben conosciuta e in grado di calmare le acque agitate della politica italiana, nominando in tempi brevi – ed è questo l’altro elemento in grado di far pendere a favore la bilancia dei mercati – un esecutivo che possa da una parte lavorare sulla legge elettorale e dall’altra proseguire sul solco delle riforme tracciato prima da Mario Monti e poi confermato in gran parte dal lavoro dei «saggi» nominati dallo stesso Napolitano. Il Governo del Presidente, o un «governissimo» di larghe intese, allontanerebbe inoltre secondo gli analisti di Barclays l’appuntamento con le nuove elezioni che gli investitori temevano di veder arrivare già quest’estate.
Inquadrare i movimenti di ieri sul reddito fisso guardando alla sola elezione del Presidente della Repubblica sarebbe tuttavia riduttivo. Se è vero che gli investitori hanno tirato un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo, è anche evidente che l’impatto sarebbe stato differente se i mercati non fossero stati già di per sé impostati al rialzo. A ben vedere ieri gli acquisti sono infatti piovuti un po’ ovunque in Europa: in Spagna (dove il rendimento dei Bonos a 10 anni è sceso al 4,48%, minimi anche in questo caso da novembre 2010) per esempio, ma anche in Germania (dove il tasso dei Bund si mantiene sui minimi storici all’1,23%).
Un paradosso, quest’ultimo, che dura da qualche settimana e che è legato all’enorme liquidità con cui le Banche centrali continuano a inondare i listini e non solo: denaro iniettato per esempio dalla Banca del Giappone che verrà prima o poi impiegato anche nel Vecchio Continente alla ricerca di rendimenti; ma anche denaro che arriva dagli ingenti rimborsi di titoli di Stato (21 miliardi di euro dalla solo Francia questa settimana, che pagherà anche cedole per 17 miliardi), soltanto in parte compensato dalle nuove emissioni in programma nei prossimi giorni.
Di questa situazione favorevole potrà approfittare il Tesoro italiano, che dopo il successo della scorsa settimana del BTp Italia (ieri in rialzo all’esordio sui listini) collocherà domani in un contesto decisamente favorevole fino a 3,25 miliardi di CTz e BTp€i, venerdì BoT a 6 mesi per 8 miliardi e lunedì nuove obbligazioni a medio-lungo termine: le casse dello Stato respirano (almeno per il momento) anche senza un Governo. E non è sollievo da poco.

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