Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

I tassi BoT salgono ai livelli del 2012

Il Tesoro mette altro fieno in cascina. Ha collocato in asta 8,5 miliardi di BoT a 12 mesi e 3 miliardi di titoli “flessibili” con scadenza 101 giorni. La domanda complessiva ha raggiunto quota 18 miliardi, a fronte di tassi più alti rispetto alle ultime analoghe aste. Nel dettaglio, il rendimento del BoT annuale è stato fissato all’1,34%, 29 punti in più rispetto all’asta del 12 agosto, il livello più alto dallo scorso dicembre. Mentre i titoli flessibili sono stati collocati a un tasso in calo 0,509% (rispetto al precedente 0,599%).
La domanda, dicevamo, è stato buona nel complesso. Ma se scorporiamo le singoli emissioni arrivando al bid-to-cover (rapporto di copertura) ricaviamo che per i titoli a 12 mesi l’esito non è stato esaltante. Le richieste sono state pari a 11,5 miliardi, 1,36 volte l’importo offerto, in calo rispetto ad agosto quando il rapporto domanda/offerta era stato di 1,49 volte. Quanto ai titoli a 101 giorni la domanda è stata più che doppia (6,876 miliardi) dell’importo messo sul piatto dal Tesoro.
Come si possono leggere questi dati? Per gli analisti l’Italia continua a pagare le incertezze politiche (la tregua tra Pdl e Pd sul tema della decadenza da senatore di Silvio Berlusconi non ha risolto ma ha posticipato il problema) e questo si è in parte riflesso anche sulla domanda di titoli annuali, in calo pur a fronte di tassi più allettanti. Se le tensioni politiche non aiutano, allora perché i titoli a 101 giorni sono andati meglio? Per due motivi: si tratta di una scadenza talmente breve da risultare pressoché indifferente alle vicende politiche; e poi il titolo va in scadenza ai primi di dicembre ed è pertanto tecnicamente appetibile a molti investitori per motivi di tesoreria dato che nell’ultimo mese dell’anno riscattare un po’ di liquidità può far comodo (per pagare le tredicesime o far fronte ad altre esigenze di cassa).
La fase di stallo politico non aiuta anche le quotazioni del mercato secondario. Ieri la Spagna ha consolidato il sorpasso di martedì sui titoli a 10 anni italiani nella “classifica” dello spread. Il differenziale Italia-Germania ha chiuso a 253 mentre quello tra Madrid e Berlino si è attestato a 250. Il rendimento del BTp a 10 anni (quello che scade a maggio 2023 ed oggi utilizzato come benchmark per il calcolo dello spread) ha chiuso le contrattazioni al 4,526%. È bene anche cominciare a osservare il BTp con scadenza marzo 2024 (che a breve diventerà il nuovo benchmark) il cui rendimento è invece al 4,66%. E sarà anche interessante vedere la reazione dei mercati obbligazionari all’ipotesi di un nuovo Ltro (finanziamento agevolato della Bce alle banche europee) dopo che ieri sera Ardo Hansson, numero uno della Banca centrale d’Estonia e membro del consiglio direttivo della Bce ha confermato che l’«opzione è sul tavolo».
Tornando al mercato primario, l’appuntamento settimanale con gli investitori non è finito. Oggi sono in programma altre aste focalizzate sul medio-lungo periodo. Sono previsti 3-4 miliardi in BTp a 3 anni, una forchetta di 1-1,5 miliardi di titoli a 15 anni e anche due CCTeu. Nel complesso il Tesoro punta a raccogliere tra i 5 e i 7,5 miliardi. Ancora una volta, sorvegliati speciali saranno tassi e domanda. Secondo gli operatori interpellati da Radiocor i rendimenti potrebbero salire anche fino a 45-50 punti base. Il tasso del buono in scadenza novembre 2016 potrebbe attestarsi intorno al 2,80% (dopo il 2,33% di luglio). «Ricordiamo che sulle scadenze a 3 e 15 anni non ci sono state le aste consuete di metà mese ad agosto e questo potrebbe portare a movimenti più accentuati sui rendimenti. Importante sarà soprattutto il collocamento del BTp a 3 anni che è una nuova emissione mentre il titolo a 15 anni è una riapertura», spiegano gli esperti di Ig.
C’è da dire che il rialzo atteso dei tassi, oltre a specchiare il confuso quadro politico italiano incorpora anche il trend di fondo su scala globale sui titoli governativi che stanno soffrendo da diverse settimane. Le aspettative sull’avvio del tapering (il piano di riduzione degli acquisti di titoli di Stato da parte della Federal Reserve) entro fine anno (ma potrebbe anche partire la prossima settimana in occasione del Fomc del 17-8 settembre) hanno innescato vendite sui bond governativi. «A ciò si aggiunge – spiega Angelo Drusiani, responsabile del mercato obbligazionario di Banca Albertini Syz – una maggiore propensione al rischio sui mercati che sta spingendo molti investitori a uscire da alcune posizioni rifugio, fra cui il Bund tedesco». Non è quindi un caso se ieri la Germania è stata “costretta” ad alzare i tassi ai massimi da ottobre 2011 per collocare 4 miliardi in titoli a 10 anni, piazzati al 2,06% (rispetto all’1,8% di metà agosto). Nonostante ciò la domanda (1,29 volte l’offerta) è risultata più bassa rispetto alla precedente (1,33). Questo rialzo fa il paio con quello del Gilt decennale che viaggia oltre il 3% (come non accadeva dal 2011) e prezza pochi punti in più dei T-bond Usa, venduti ieri per 21 miliardi di dollari al 2,94%.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La pandemia, come tutte le rivoluzioni, ha accelerato il cambiamento anche nel mondo del lusso. Ha ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il varo del decreto Sostegni bis ripristina gli aiuti fiscali miliardari per le banche che si fonde...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il team Draghi-Cartabia scandisce le mosse sulla giustizia per portare a casa la riforma del proces...

Oggi sulla stampa