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I tagli alle stime dei profitti Usa frenano le Borse

Per una volta tanto le mosse degli operatori finanziari ieri non sono state dominate dalle valutazioni sullo stato di salute del Vecchio Continente, ma piuttosto dai timori sui rischi di crescita globali. Un’incertezza che è stata scatenata soprattutto dai tagli alle stime per il 2012 di un colosso mondiale come Caterpillar. Se il leader mondiale dei macchinari per il movimento terra riduce le sue attese di ricavi e utili, significa che l’andamento del business dell’edilizia, e dell’economia nel suo complesso, rallenta.
La reazione delle Borse
Per questo le borse hanno tenuto un atteggiamento cauto. A Wall Street, dopo una seduta in flessione, alla fine il Dow Jones ha registrato un progresso dello 0,02%%, l’S&P500 dello 0,03% e il Nasdaq dello 0,38%. A chiudere in discesa sono stati anche i listini europei: il Ftse 100 di Londra è arretrato dello 0,22%, il Dax di Francoforte dello 0,71% e il Cac di Parigi dello 0,61%. In positivo, seppure di poco, Milano, con un progresso dello 0,3% grazie al supporto dei titoli bancari. Che continuano a beneficiare del buon momento dei governativi italiani: lo spread tra tassi di Roma e Berlino sulla scadenza decennale si è fermato a quota 315 punti dai 318 di venerdì, mentre quello spagnolo è risalito a 386 da 376 punti di fine settimana.
I segnali da Caterpillar
La prudenza che ha contrassegnato gli scambi è frutto soprattutto di una paura. E cioè che il rallentamento globale possa impattare negativamente sui ricavi delle società le cui quotazioni appaiono per alcuni aspetti anche sopravvalutate. Il campanello d’allarme è suonato ieri alla diffusione dei dati di Caterpillar, ultimo tra i grandi colossi a battere le attese sul fronte degli utili ma a rivedere al ribasso le previsioni sui ricavi. Il produttore di mezzi meccanici ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto in aumento del 49% a 1,7 miliardi di dollari, pari a 2,54 dollari per azione, contro i 2,21-2,23 attesi dagli analisti. Nello stesso tempo però la debolezza della congiuntura e gli stock eccessivi hanno spinto l’azienda a prevedere per il 2012 un profitto da 9 a 9,25 dollari per azione contro una precedente stima di 9,60 dollari. È la seconda volta nel corso dell’anno che il gruppo taglia le sue previsioni per il 2012. Ma ciò che preoccupa maggiormente gli analisti è che si sta allungando la lista delle aziende che si preparano a un rallentamento globale maggiore di quanto previsto fino ad ora. Commenti timorosi sul futuro sono arrivati nei giorni scorsi da multinazionali del calibro di General Electric o di Honeywell, entrambe preoccupate dei rischi al ribasso di un recupero che, nel migliore dei casi, potrebbe rivelarsi tiepido. Più che sui risultati del trimestre (il 60,2% delle 123 quotate dell’S&P 500 ha battuto le attese), il mercato si sta «dunque concentrando sulle previsioni relative alla riga alta dei bilanci, la voce dei ricavi, e teme sia in arrivo una contrazione» spiega un operatore italiano. E proprio sugli utili delle banche americane potrebbe impattare, negativamente, la Volcker Rule: secondo l’agenzia di rating Standard&Poor’s, gli utili ante-imposte delle maggiori otto banche americane potrebbero ridursi di 10 miliardi di dollari l’anno per effetto della legge che limita drasticamente l’attività speculativa delle banche.
Il successo del BTp Italia
In una giornata contrassegnata dall’assenza di dati macro di rilievo e di aste di titoli di Stato, il mercato obbligazionario italiano ha proseguito nella buona intonazione della scorsa settimana. A brillare è stato in particolare il BTp Italia collocato la scorsa settimana per la cifra record di 18 miliardi di euro. Alla sua prima giornata sul secondario, il titolo scadenza ottobre 2016 ha toccato un massimo a 100,72 per chiudere a 100,66. Forti le richieste, con scambi per 280 milioni di euro, contro i 15-20 milioni degli altri due BTp Italia. Secondo alcuni analisti, il trend rialzista potrebbe continuare. L’avvicinamento ai livelli attuali del BTp€i settembre 2016 potrebbe tradursi in una ulteriore riduzione dei tassi di circa 40 punti base, con un rialzo del prezzo fino a quota 102. Sulla scia di questo interesse, anche gli altri due BTp Italia si sono mossi al rialzo: il titolo giugno 2016 ha chiuso in progresso di 18 centesimi a 104,19, mentre il marzo 2016 è salito di un cent a 100,95.
Prossime aste da rivedere
Ma ciò che più è confortante, per le casse pubbliche, è che proprio il successo dell’asta del BTp Italia potrebbe consentire al Tesoro di ridurre le emissioni di Titoli di Stato da qui a fine anno. Ieri sul tema è intervenuto il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, che sebbene abbia di detto di non essere «in grado di dire in questo momento» se ci sarà una riduzione delle aste di fine anno, ha riconosciuto che «i nostri bisogni di finanziamento si sono ridotti». Sul tavolo dei tecnici di via XX Settembre ci sarebbe comunque l’ipotesi di un taglio delle aste dei bond a breve termine nell’ultima parte del 2012. Secondo i piani del Tesoro, nel quarto trimestre dell’anno è prevista l’emissione di nuovi Btp a cinque e tre anni rispettivamente per almeno 10 e 9 miliardi di euro. Oltre a queste, ci sono però ulteriori tranche di Btp in corso di emissione e le consuete aste di Bot annuali (a metà novembre e dicembre) e semestrali (a fine di ogni mese).

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