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I super ricchi americani aiutati anche dal Fisco Pagano solo il 3,4% di tasse

I super ricchi sono sempre più ricchi, lo diceva pure l’ultimo dossier sulle disuguaglianze pubblicato da Oxfam. Ma negli Stati Uniti contano su un aiutino in più: le scappatoie offerte dal fisco impegnato a tassare il reddito da lavoro più dei patrimoni. Lo rivela un’inchiesta di ProPublica – nel 2010 il primo sito di giornalismo online a vincere un Pulitzer – con dati ottenuti da una talpa dell’IRS, l’Internal Revenue Service, la locale Agenzia delle Entrate.I numeri parlano chiaro. I 25 più ricchi d’America, Jeff Bezos di Amazon in testa (e poi Warren Buffett, Mike Bloomberg, Elon Musk, Mark Zuckerberg, Bill Gates e pure quel George Soros da tempo nel mirino dei complottisti) tra 2014 e 2018 hanno pagato cifre ridicole o addirittura nulla sui loro redditi, perché questi ammontano solo a una frazione del loro patrimonio. E questo perché il “capital gain” sugli investimenti azionari, proprietà immobiliari, yacht (Bezos ne ha appena acquistato uno da 400 milioni di dollari) e altri investimenti, secondo l’attuale sistema non sono riconosciuti come “reddito imponibile” finché non vengono venduti. Ecco dunque che i 25 Paperoni – lo 0,1 di quell’1% nel mirino dei ragazzi di “Occupy Wall Street” che dieci anni fa furono i primi a scendere in piazza e chiedere di tassare in maniera più equa anche i ricchi – a fronte di un patrimonio collettivo cresciuto in quegli anni di 401 miliardi di dollari, hanno pagato “appena” 13,6 miliardi di imposte federali. Pari a un’aliquota fiscale collettiva di circa il 3,4%.Una spinosa inchiesta, pubblicata a pochi giorni dalla presentazione del piano del presidente Joe Biden, teso ad aumentare dal 37 al 39,6 per cento le tasse alle fasce di reddito più alto. Troppo poco per la senatrice democratica Elizabeth Warren, da tempo paladina di una “tassa sulla ricchezza” del 2 per cento da applicare a chi possiede beni per un valore complessivo oltre i 50 milioni di dollari. «Il nostro sistema fiscale privilegia i miliardari e non i lavoratori» ha twittato, rilanciando l’articolo. Ma Biden, e con lui la ministra del Tesoro Janet Yellen, ritengono di «difficile attuazione» una riforma del genere, che troverebbe la ferma opposizione dei repubblicani. Il presidente pensa semmai a destinare 80 miliardi all’Irs per meglio combattere gli evasori. «Paghiamo tutto quello che dobbiamo » alzano le mani i 25 Paperoni rispondendo ai giornalisti di ProPublica. E pazienza se Buffet, Gates e pure Soros, da tempo riconoscono la necessità di pagare più tasse. Finché la legge non cambia, continueranno a risparmiare grazie alla complessa rete di prestiti e deduzioni legali. Così tra 2014 e 2018, Buffet, capo di Berkshire Hathaway, ha pagato 23,7 milioni di dollari di tasse a fronte di una ricchezza di 24,3 miliardi. E Bezos nel 2007 non ha tirato fuori un centesimo nonostante il valore raddoppiato delle sue azioni, perché ha comunicato solo il reddito e non, appunto, il patrimonio. Col paradosso di accumulare, nel 2011, addirittura un credito di 4.000 dollari. Per ora il Dipartimento del Tesoro se la prende però col sito investigativo: «La divulgazione non autorizzata di informazioni governative riservate è illegale, indagheremo» promettono. E intanto i super ricchi, diventano sempre più ricchi.

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