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I soci processano gli ex vertici Seat

Seat Pagine Gialle si gioca oggi una chance fondamentale per continuare a vivere dopo essere stata elegantemente svaligiata da una generazione di fondi di private equity e tramortita dalla crisi del mercato pubblicitario.
In un giorno e in due assemblee in un hotel di Piazza Fontana a Milano si concentrano rabbia e speranza. I conti con il passato saranno al centro dell’assemblea ordinaria del pomeriggio che all’ordine del giorno (si delibera a maggioranza del capitale presente) propone l’azione di responsabilità contro gli ex amministratori. «Ma dare la colpa agli altri non serve comunque a ripartire», riassume efficacemente un dirigente del gruppo.
Intanto la società ha risposto alla lettera della Consob inviata venerdì. La Commissione chiedeva per quale motivo non fosse stato oggetto dell’azione di responsabilità anche il collegio sindacale, in carica da 12 anni e dunque espressione dei fondi di private equity che hanno gestito l’azienda dall’acquisto nel 2003 fino al 2012, alla soglia del concordato preventivo. Ieri il vertice Seat ha risposto che i sindaci sono tuttora in carica e dunque non ci sono limiti di prescrizione (5 anni dalla scadenza del mandato). Inoltre l’eventuale azione contro i sindaci avrebbe potuto indurli a lasciare le cariche e dunque creare un danno alla procedura concordataria.
È molto attesa anche la lettera che il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros Pietro, ha scritto al vertice delle Pagine Gialle chiedendone la lettura ai soci. Tema centrale dovrebbe essere l’operazione Wlw, un’internet-company tedesca comprata e venduta in pochi mesi tra il 2008 e il 2009 con una spettacolare minusvalenza. Il banchiere-manager è, seppure in posizione più marginale, tra i 17 ex amministratori verso cui è indirizzata l’azione di responsabilità; molti di essi sono espressione dei fondi (Cvc, Permira, Investitori Associati, Bc Partners) che hanno avuto il controllo del gruppo. Si tratta di un’iniziativa che presume un danno arrecato alla società e prelude a una richiesta di risarcimento. Gli esperti nominati dalla Seat lo hanno quantificato in circa 2,4 miliardi. La posizione dei fondi, finora rimasti defilati, si può riassumere così: i giudizi ex post hanno il difetto fondamentale di appiattire o azzerare i processi che hanno portato alle singole delibere; le decisioni prese di volta in volta erano nell’interesse della società che ha dovuto affrontare un crisi di mercato e di business imprevedibile; questo è il vero motivo del dissesto.
Per ripartire e guardare avanti, invece, i soci si troveranno alle 11 in assemblea straordinaria. Dovranno varare una serie di operazioni finanziarie essenziali alla prosecuzione del concordato preventivo e al via libera definitivo dei creditori. Gli azionisti subiranno una diluizione enorme: 16,1 miliardi le azioni attuali contro 6.410 miliardi che saranno emesse per risarcire il debito bancario e degli obbligazionisti. Royal Bank of Scotland (Rbs), che ha un credito di circa 650 milioni e gli obbligazionisti, con circa 837 milioni, riceveranno i titoli di nuova emissione in cambio della rinuncia alla riscossione. Seat passerà nelle loro mani: avranno il 99,75% contro lo 0,25% degli attuali soci. Ma l’incognita è il quorum: occorre il 20% del capitale Seat, sia costitutivo (cioè per rendere valida l’assemblea) che deliberativo. Fino all’ultimo sarà un rebus perché occorre anche un conteggio molto accurato delle presenze. Se mancasse il quorum, il consiglio potrebbe emettere azioni non quotate cancellando quelle esistenti e dunque “delistando” la società. Ieri il titolo in Borsa ha ceduto il 5,88% a 0,0016 euro.

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