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I soci Generali alla resa dei conti Geronzi convoca il consiglio

di Sergio Bocconi

MILANO— Cesare Geronzi ha convocato il consiglio straordinario di Generali per il 6 aprile, data nella quale era previsto un esecutivo. Il presidente del Leone ha mandato ieri le lettere agli amministratori sulla base delle facoltà previste dallo statuto all’articolo 32 e non secondo quanto prescrive l’articolo 36, cioè su richiesta di un terzo dei componenti il board. La richiesta in realtà è stata firmata da 8 consiglieri con lettere individuali (Cesare Calari, Carlo Carraro, Paola Sapienza, Lorenzo Pellicioli, Angelo Miglietta, Diego Della Valle, Reinfried Pohl e Petr Kellner), quindi da più di un terzo anche nel caso si fosse considerato il board ancora a 19 «posti» nonostante le dimissioni di Leonardo Del Vecchio (il numero verrà ridotto a 18 in assemblea). Alla fine, tuttavia, le comunicazioni non sono state per lo più nemmeno inviate (Pellicioli per esempio ieri a «La7» ha detto di non aver mandato la lettera) perché il passo formale non è più stato considerato necessario: Geronzi, che probabilmente in via autonoma avrebbe preferito non mettere in calendario un consiglio straordinario, dopo alcune consultazioni ha deciso di spedire le convocazioni. Con un ordine del giorno in cinque punti che include anche quanto «desiderato» dagli otto amministratori: comunicazioni del presidente, lettera dell’Isvap, rapporti con la Consob, informazioni circa le notizie apparse sui media prima e dopo il consiglio del 16 marzo (che ha visto il vicepresidente Vincent Bolloré astenersi sul bilancio), verifica delle competenze in materia di comunicazione e della sua funzione, delibere e conseguenze. Cosa accadrà il 6 aprile? Sarà il consiglio di «chiarificazione» e, come ha detto Geronzi di recente, di «coesione» , «asset» che al vertice di Generali appare oggi molto carente? Oppure si andrà alla resa dei conti e si cercheranno affondi fino a ipotizzare voti di sfiducia? Di certo convinzione comune è che non si poteva arrivare all’assemblea del 30 aprile a Trieste in queste condizioni, con uno scontro fra il presidente e il group ceo Giovanni Perissinotto e un board diviso in gran parte fra chi appoggia il primo e chi il management. Ieri intanto le Generali hanno informato il mercato come richiesto da Consob sugli accordi con il gruppo ceco Ppf di Petr Kellner. E sempre ieri sul medesimo punto in commissione si è recato Massimo Romano, responsabile del bilancio triestino, per un approfondimento durato un’ora. Dal comunicato sull’operazione, «approvata con voto unanime di consiglio ed esecutivo» , si ricavano alcune novità: Generali, che della joint venture con il gruppo Ppf di Kellner detiene il 51%, non ha pagato un premio di maggioranza; la put (diritto a vendere) a Kellner potrà essere esercitata dal primo al 10 luglio 2014 «laddove Ppf e Generali non dovessero raggiungere un accordo sul rinnovo della joint venture e non fosse possibile ottenere un rifinanziamento dell’attuale indebitamento finanziario di Ppf connesso all’operazione» . In tal caso ci saranno tre possibilità: Kellner potrà chiedere (con il consenso del Leone) che la società comune dia corso a un’offerta pubblica del 75%delle proprie azioni; la quota Ppf «potrà essere acquistata da un terzo o da Generali, a discrezione di quest'ultima» ; potrà essere attivata un’asta. Infine, gli impegni finanziari per l'uscita dall’alleanza con Ppf non sono stati registrati da Generali come debiti «in quanto non rappresentano obbligo incondizionato da parte della compagnia di acquistare la partecipazione» .

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