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I soci di srl scampano all’Inps

Niente contribuzione previdenziale obbligatoria per i soci non lavoratori delle società a responsabilità limitata. Secondo la Corte di appello dell’Aquila (sentenze n. 752/2015 e n. 774/2015) deve essere accolta la tesi da sempre sostenuta dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro secondo la quale i redditi da partecipazione in società di capitali non devono essere assoggettati a contribuzione della gestione commercianti e artigiani presso l’Inps. Le due sentenze della Corte confermano l’esito del giudizio di primo grado anch’esso favorevole al contribuente, e smentiscono, senza ombra di dubbio, quanto sostenuto invece dall’Inps sulla base della circolare n. 102 del 12 giugno 2003. Si tratta di due precedenti molto importanti visti l’attualità dell’argomento e il numero di avvisi di addebito che l’Inps ha inviato negli ultimi tempi ai soci persone fisiche di società di capitali. Ma veniamo al contenuto delle due sentenze (di fatto speculari).

La Corte di Appello di L’Aquila nel ritenere infondato l’appello proposto dall’Inps ha ritenuto che «la norma di riferimento è costituita dall’art. 3-bis dl 19 settembre 1992 n. 384 convertito con modificazioni dalla legge 14 novembre 1992 n. 438, il quale prevede che, a decorrere dall’anno 1993, l’ammontare del contributo annuo dovuto per i soggetti di cui all’art. 1 della legge 2 agosto 1990 n. 233, è rapportato alla totalità dei redditi d’impresa denunciati ai fini Irpef per l’anno al quale i contributi stessi si riferiscono». Da questo primo assunto deriva inevitabilmente come in tutte le ipotesi di partecipazioni in società non trasparenti, quali in generale quelle nelle società di capitali, non vi sia una base reddituale sulla quale poter applicare il contributo previdenziali alle gestioni suddette. Una tesi, quella accolta dai giudici dell’appello, nettamente contraria alle tesi difensive dell’Inps secondo il quale «…i contributi previdenziali dovuti dai soggetti aventi tutti i requisiti ex lege per essere iscritti alla Gestione previdenziale dei lavoratori autonomi debbono essere calcolati non solamente sul reddito prodotto dall’attività commerciale o artigiana che ha dato luogo all’iscrizione, ma anche su tutti gli altri eventuali redditi di impresa (cioè derivanti da partecipazione a società di persone di natura commerciale) e redditi di capitale (cioè derivanti da partecipazione a società di capitali con personalità giuridica)». Si tratta di una posizione che i giudici d’appello hanno ritenuto di non poter assolutamente condividere. Nelle due sentenze, nelle quali si fa anche espresso riferimento alla sentenza della Corte costituzionale n. 354 del 7 novembre 2001, si legge infatti: «È noto che, ai sensi dell’articolo 6 dpr n. 917 del 1986, i singoli redditi sono classificati nelle seguenti categorie: a) redditi fondiari; b) redditi di capitale; c) redditi di lavoro dipendente; d) redditi di lavoro autonomo; e) redditi di impresa; f) redditi diversi; con la precisazione che i redditi delle società in nome collettivo e in accomandita semplice, da qualsiasi fonte provengono e quale che sia l’oggetto sociale, sono considerati redditi di impresa e sono determinati unitariamente secondo le norme relative a tali redditi». Da ciò ne consegue, continua la Corte di Appello che «pur se l’articolo 3-bis dl 384/1992 fa riferimento alla totalità dei redditi di impresa denunciati ai fini Irpef, occorre, tuttavia, tenere conto che il rapporto previdenziale non può prescindere, per definizione, dalla sussistenza di un’attività, di lavoro dipendente o autonomo, che giustifichi la tutela corrispondente, atteso che, diversamente ragionando, ogni conferimento di capitali in società esercente attività di impresa dovrebbe comportare l’inserimento del reddito corrispondente nell’imponibile contributivo. Ne deriva che il concetto di totalità dei redditi di impresa denunciati ai fini Irpef deve essere riferito esclusivamente all’impresa commerciale o artigiana in relazione alla quale l’assicurato è iscritto nella relativa gestione, non essendo necessariamente soggette a contribuzione ai fini previdenziali eventuali altre fonti di reddito da partecipazione».

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