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I soci Bpm alla conta su Flick

Sono 6.600 i soci della Banca Popolare di Milano che hanno ritirato il biglietto per partecipare all’assemblea di dopodomani: a conti fatti, più di mille in meno delle ultime assise, quelle di aprile, che avevano visto staccati 7.700 biglietti ed espressi 4.700 voti, di cui circa la metà per delega.
Certo non sarà un’assemblea per pochi intimi, ma nel calo dell’affluenza – si prevedono circa 1.800 presenze e meno di 4mila voti, compresi quelli per delega – ci potrebbe essere un punto a sfavore di Giovanni Maria Flick, candidato per la presidenza del consiglio di Sorveglianza sostenuto da Investindustrial, e uno a vantaggio di Giuseppe Coppini, intorno al quale dovrebbe coagularsi il consenso dei sindacati. Se è vero, come si ragiona in Piazza Meda, che gli unici a non mancare mai quando c’è da votare sono proprio i dipendenti e i pensionati, favorevoli all’attuale presidente ad interim, ecco allora che all’ex Guardasigilli potrebbe venire a mancare l’appoggio necessario per approdare alla guida della Sorveglianza, anche se per soli 10 mesi (gli organi scadono infatti la primavera prossima).
Ai soci verrà chiesto di esprimersi anche sull’aumento di capitale da 500 milioni funzionale al rimborso dei Tremonti Bond, per il quale l’approvazione non è in discussione. Decisamente più aperta è, invece, la parte ordinaria dell’assemblea, che prevede prima la nomima dei cinque consiglieri attualmente mancanti (anche qui nessuna sorpresa, perché i candidati sono cinque) e poi l’elezione del nuovo presidente. E qui si arriverà alla conta su Flick, che ieri in una lunga intervista al Corriere della Sera ha di fatto avanzato la propria candidatura alla presidenza e anticipato alcuni punti del suo eventuale programma di governo, che prevederebbe tra l’altro una revisione della governance con annesso potenziamento dei poteri della sorveglianza: l’ex presidente della Corte Costituzionale, come si diceva, gode del sostegno di Investindustrial di Andrea C. Bonomi (presidente del consiglio di gestione) mentre dal fronte sindacale non si prendono posizioni ufficiali (Fabi e Fiba lasceranno libertà di voto e probabilmente lo farà anche la Uilca, che riunisce domani il direttivo) ma la sensazione è che gli iscritti punteranno in prevalenza su Coppini.
Più che la presidenza – peraltro a tempo – della Sorveglianza, intorno a Flick si gioca la possibilità di ricompattare il fronte dei soci, dopo la violenta e netta spaccatura che si era registrata ad aprile sulla proposta del voto a distanza lanciata da Bonomi, da cui era nato il ritiro del progetto-Spa. Bankitalia segue da vicino l’evolversi della situazione e non è escluso che alla fine si trovi un accordo – anche i sindacati nazionali starebbero tentando di spingere alla moderazione i rappresentanti locali – ma al momento sembrano basse le probabilità di un voto unanime, premessa necessaria che peraltro consentirebbe al presidente del consiglio di gestione di proporre (con una nuova assemblea, la terza in sei mesi) nuovi ritocchi alla governance entro il varo dell’aumento di capitale, a settembre.
Mentre il titolo ieri ha messo a segno un balzo indietro dell’1,82% (dall’assemblea di aprile ha perso il 27%), si sono registrate le dichiarazioni del segretario generale della Uilca, Massimo Masi, che ha reagito alle dichiarazioni di Flick tornando a difendere la cooperativa e il voto capitario e parlando allusivamente di chi «entra Papa in conclave e ne esce cardinale».

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