Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

I soci Atlantia votano la cessione e Autostrade torna pubblica

Dopo la tragedia legata al crollo del Ponte Morandi, Atlantia volta pagina. E lo fa con il voto dell’assemblea degli azionisti per decidere se accettare o meno l’offerta di Cdp per Autostrade per l’Italia: 1.100 soci – che rappresentano il 61% del capitale – hanno avallato la decisione di vendere l’88% di Aspi, il cuore industriale del gruppo, per 8,18 miliardi di euro.Per il gruppo che fa capo alla famiglia Benetton (30,2% del capitale attraverso la holding Edizione) questa è stata l’assemblea più difficile di sempre, dove si è presentato a votare il 70% degli azionisti, i quali a maggioranza dell’86,8% dei presenti hanno dato il loro via libera all’offerta negoziata dall’ad Carlo Bertazzo con Cdp Equity. La Cassa ha il 51% del consorzio a cui partecipano anche i fondi Blackstone e Macquarie. Perfino il fondo attivista Tci, che tanto aveva criticato sia l’operazione sia il prezzo proposto, alla fine ha votato a favore. Il fondo hedge si è presentato solo con lo 0,3% del capitale, rispetto alla sua quota pari all’1% e contratti derivati per arrivare fino al 10%. Ma alla fine si è uniformato alla raccomandazione dei proxy advisor, secondo cui era meglio accettare l’unica offerta sul tavolo che andare avanti nell’incertezza.«Il M5S ha mantenuto la promessa: con il voto dell’assemblea di Atlantia che ha accettato l’offerta di Cdp, i Benetton sono fuori dai giochi e non potranno più fare danni – ha dichiarato Tiziana Beghin, capodelegazione del Movimento al Parlamento Ue – . Il crollo del Ponte Morandi è una ferita indelebile per la nostra comunità nazionale. Togliendo la gestione di Aspi a chi, per negligenza o avidità, ha risparmiato sulle manutenzioni e i controlli, con le conseguenze che tutti noi purtroppo conosciamo, abbiamo tutelato l’interesse pubblico e rispettato la memoria delle vittime. Un risultato reso possibile grazie alla tenacia del M5S e dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che nel luglio scorso aveva strappato l’accordo con Aspi. Lo Stato ritorna dove i privati hanno fallito». Diversa l’opinione dell’ex grillino Alessandro Di Battista che ha scritto via Facebook: «Oggi Atlantia ha avuto un boom nel valore delle sue azioni. Alla luce di tutto questo, possiamo parlare del successo di un controllo dall’interno? ». Al di là delle polemiche intestine al M5S, ieri in Borsa le azioni Atlantia hanno registrato la migliore performance del Ftse Mib guadagnando il 2,84% a 16,09 euro. Ma prima del crollo del Morandi il titolo valeva il 38% in più. Con un simile consenso in assemblea, il cda – convocato per il prossimo 10 giugno – avrà buon gioco a votare a favore della vendita, mettendo in moto il processo che porterà il gruppo delle infrastrutture a tagliare il cordone ombelicale che la lega a Aspi entro fine anno. Detto questo ieri ha vinto il mercato: anche senza il voto dei Benetton i soci avrebbero ottenuto la maggioranza sia ordinaria che straordinaria dell’assemblea. Solo l’8,9% del capitale ha votato contro, tra cui per un insolito scherzo del destino – anche i fondi di Lazard (5%), la cui banca d’affari ha lavorato per Blackstone al fianco di Cdp, e i fondi gestiti di Macquarie, il cui fondo infrastrutturale assistito da Rothschild è anch’esso nella cordata dei compratori.Si chiude quindi con un largo consenso un capitolo durato 34 mesi, che ha esposto l’azienda all’incertezza e a enormi rischi legali e reputazionali. Da domani il leader europeo delle infrastrutture può iniziare a guardare in avanti, e studiare come investire i proventi dell’operazione. Bertazzo si troverà a fine anno con 5,3 miliardi di cassa e asset quotati immediatamente liquidabili tra cui il 15,5% del tunnel sotto la Manica (1,1% miliardi) e il 15,9%% della tedesca Hochtief (800 milioni) con cui finanziare nuove acquisizioni negli aeroporti e nei servizi finanziari per la mobilità. Atlantia in teoria ha 7,2 miliardi di liquidità (pari a 8,8 euro per azione), da dedicare a nuovi investimenti. Partendo da Adr e da Telepass, il gruppo ha l’ambizione di diventare sempre più grande con un occhio agli scali tricolori più piccoli, come Catania, ma anche a progetti più ambiziosi di standing internazionale, come gli ultimi due contratti firmati da Abertis in Virginia e in Messico.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un report pubblicato sul sito della banca centrale avverte che "è vicino il livello critico oltre ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il Tesoro e Unicredit ufficializzano la rottura del negoziato su Mps, avviato in esclusiva il 29 lu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Precari da ventenni. Sottopagati da trentenni e quarantenni. Esodati da sessantenni. E poverissimi ...

Oggi sulla stampa