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I sindacati pronti allo sciopero generale Bersani: non si tagliano i posti di lavoro

ROMA — «Preoccupazione», da parte delle Regioni. «A rischio i servizi dei cittadini, dalla sanità al trasporto locale», hanno detto all’unisono i governatori, da Errani, a Formigoni, da Zaia a Polverini. Stesso sentimento da parte dei Comuni: «Giudizio molto negativo », ha detto il presidente dell’Anci Graziano Delrio. Usciti dal vertice di un’ora e mezzo con il presidente del Consiglio, Monti affiancato da Grilli, Passera, Balduzzi, Giarda e Bondi sia i Comuni che le Regioni protestano perché non hanno avuto dati definitivi e certezze.
La spending review non è piaciuta nemmeno ai sindacati che, sulla base delle indiscrezioni della vigilia, avevano già minacciato lo sciopero generale. I toni tuttavia sono meno ultimativi, ma resta la sostanza di una «insoddisfazione » palese soprattutto per le misure sugli statali e sulla sanità: «Il giudizio è sospeso, sullo sciopero generale ancora non abbiamo deciso. Siamo comunque contrari ai tagli al pubblico impiego, serve concertazione con le parti sociali», ha detto il segretario della Cisl Bonanni dopo il vertice di Palazzo Chigi. «È un buffetto sui costi della politica e una stangata per gli impiegati», ha detto il leader della Uil Angeletti. «Rimane lo stato di mobilitazione », conferma Susanna Camusso, segretario della Cgil. Mentre sul piede di guerra sono le rappresentanze del pubblico impiego, della scuola e dell’università di tutti i sindacati.
La manovra, che dovrebbe essere varata venerdì, si aggirerà per quest’anno sui 5-6 miliardi (il doppio per il prossimo e il successivo), si incentrerà su pubblico impiego e sanità ma le limature delle ultime ore sembrano avere circoscritto gli aspetti più temuti. L’ipotesi di mandare in pensione i 10 mila esuberi degli statali con le vecchie regole pre-Fornero in cambio di un congelamento dei Tfr continuerebbe ad essere il punto più avanzato di mediazione in un settore che dovrebbe dare circa 1,2 miliardi. La sanità continuerebbe ad essere colpita per circa 2 miliardi, ma non gli 8 ventilati nei giorni scorsi. Resterebbe il taglio delle 40-50 province in grado di dare 1,2 miliardi e il ridimensionamento dei fondi di riequilibrio territoriali dei Comuni in grado di fornire almeno un paio di miliardi. Manovra dura, ma data le necessità inevitabile: servono i 4,2 miliardi per evitare l’Iva, un miliardo per l’Emilia e 700 milioni per le missioni. Resta appeso l’intervento sulle tariffe (nero su bianco sulla bozza circolata ieri) al quale si è opposto Passera ma viene ritenuto una carta «concertativa» in grado di far digerire ai sindacati un punto di Iva in più per il prossimo anno.
Lo stesso Monti ha rassicurato le parti sociali: «Siamo contrari a tagli lineari fatti con l’accetta», ha detto durante la riunione di ieri e ha aggiunto che non si tratta di una «manovra» ma di una «operazione strutturale». Intervenendo in Parlamento il presidente del Consiglio si è mostrato fiducioso: «Nei pochi mesi, intendo dire fino alla primavera del 2013, che il governo ha ancora davanti ci vedrete spesso interagire tra il fronte italiano e quello europeo, speriamo con una serenità sempre maggiore».
Toni cauti anche da parte del ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca: «La strada del governo non è quella dei tagli, ma dell’efficientamento della spesa». Anche Mr. Forbici, Enrico Bondi, ha cercato espressioni rassicuranti: «Vogliamo fare di più con meno spesa», ha detto nel corso dei vertici di Palazzo Chigi ».
Sul fronte politico insiste ancora il leader del Pd sulla necessità di un incontro con il governo per «discutere nel merito». «Sulla spending review sono d’accordo – ha detto Bersani – ma sui tagli sociali no. È giusto abbassare il costo di una siringa, ma se si taglia il posto di lavoro di un infermiere allora sono contrario».
Intanto anche la Camera ha portato a termine il suo lavoro sulla spending review: ieri Montecitorio ha dato il semaforo verde alla conversione in legge del decreto che istituisce il meccanismo anti-sprechi che scadrà il 7 luglio. Il provvedimento, che ora torna in Senato per il via libera definitivo, ha avuto 387 i voti favorevoli, 20 contrari, 47 gli astenuti.

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