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I sindacati contro Monti “Attacco al pubblico impiego”

ROMA — Conto alla rovescia per il decreto sulla spending review mentre dal mondo sindacale si leva la protesta. «No ad un intervento unilaterale, il confronto è urgente», ha detto Susanna Camusso, leader della Cgil. «Monti ci convochi, basta con terrorismo e irresponsabilità, il paese sta morendo di salassi», ha aggiunto il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. «Se si taglia solo il pubblico impiego sarà scontro sociale », ha avvertito Luigi Ange-letti, numero uno della Uil. I tre hanno formalizzato il forte disagio in una lettera inviata a Palazzo Chigi nella quale chiedono un incontro prima del provvedimento e denunciano tagli indiscriminati.
A far crescere la tensione, oltre alle questioni aperte come esodati, mercato del lavoro, riforma dell’Isee, in prima linea c’è l’imminenza del varo della cosiddetta spending review prevista per i primi giorni della prossima settimana e oggetto di una riunione anche ieri a Palazzo Chigi: 5 o, forse, 6 miliardi che dovrebbero venire principalmente dal pubblico impiego (circa 1 miliardo) con i piani ancora in piedi di esubero oltre i 60 anni di età anagrafica. Al lavoro anche al ministero della Sanità dove ci si aspettano 1-1,5 miliardi che potrebbero giungere sostanzialmente da razionalizzazioni, mentre il progetto di riforma dei ticket dovrebbe avere un percorso autonomo. Il grosso verrebbe invece dall’operazione Bondi che attraverso il nuovo meccanismo Consip che prevede l’obbligatorietà per Asl, Comuni e Province di acquistare i prodotti-tipo , si ripromette di portare a casa fino a 4 miliardi.
Resta aperta la questione della destinazione delle risorse. Secondo alcuni bisognerebbe fare anche l’impossibile per evitare l’aumento dell’Iva e questa sembrerebbe la linea che sostengono alcuni nel governo. Tuttavia risorse serviranno anche per la «manutenzione » dei conti pubblici di
metà anno, una volta fatti i conti dei versamenti Imu e dell’autotassazione, in vista del varo del bilancio di assestamento. La scelta è sul tavolo del governo dopo la caduta del gettito di 3,4 miliardi nei primi quattro mesi dell’anno. Una mano al delicato equilibrio del bilancio dello Stato, ormai ostaggio della spesa per interessi tarata al limite del 6 per cento dei decennali, verrà sicuramente dalla lotta all’evasione fiscale che ha ripreso in mano la bandiera del confronto tra quanto si dichiara e tenore di vita. Ieri il presidente del Consiglio, all’Aquila insieme a Napolitano per il 238° anniversario delle Fiamme Gialle, ha tuonato contro l’evasione: «E’ un vulnus gravissimo, pesa sulla credibilità del paese e mina il patto tra Stato e cittadino», ha detto il premier ricordando che la lotta all’evasione è un «priorità assoluta » del governo. Monti ha ricordato che la GdF è un «presidio insostituibile» nella lotta all’evasione ed è «amica degli italiani onesti». «Bisogna essere intransigenti con i più forti e comprensivi con i più deboli per distinguere i primi dai secondi», ha osservato Monti che ha ricordato come il sommerso sia ormai un quinto della ricchezza nazionale.

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