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I salvataggi bancari? Pagano i governi e non il fondo europeo

Prosegue il confronto nell’Unione Europea sulla ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del fondo salva Stati Esm. Secondo una bozza della Commissione ripresa dal «Financial Times», toccherebbe ai Paesi proprietari delle banche in difficoltà assicurare il finanziamento degli istituti a rischio, prima dell’intervento dell’Esm, oppure garantire o indennizzare il meccanismo salva Stati dalle future perdite. Tuttavia, secondo l’«Ft», questa partecipazione forzata da parte dei Paesi metterebbe a rischio l’obiettivo che i governi si prefiggevano. Ovvero, come ha sottolineato ieri a Bruxelles un portavoce del Commissario Olli Rehn invitando alla prudenza, la possibilità di «spezzare il circolo vizioso tra banche e debiti sovrani». «Al momento — ha aggiunto — non c’e’ ancora una conclusione» sulle garanzie che gli Stati dovrebbero assicurare per affrontare eventuali perdite dell’Esm in seguito alle ricapitalizzazioni. L’indiscrezione del «Ft», del resto, rispecchia la posizione della Germania che ieri ha ribadito che la ricapitalizzazione diretta delle banche in difficoltà nella Ue «può essere utilizzata solo come ultima risorsa». Per il governo, prima di ricorrere all’aiuto dell’Esm per le banche, «è necessario richiedere la partecipazione di investitori privati e una ricapitalizzazione bancaria attraverso lo Stato». Nel mirino, oltre ai timori di veder vanificati i tentativi di spezzare il circolo vizioso fra debiti sovrani e banche, c’è anche l’altra questione sensibile di come trattare le perdite emerse nei bilanci prima dell’avvio operativo dell’Esm per la ricapitalizzazione diretta delle banche.
Anche qui Eurolandia si spacca in due. Con la Germania e la Finlandia, da una parte, a sostenere che il meccanismo salva Stati non dovrebbe agire retroattivamente, ma solo per le perdite future. In questo modo però sarebbero escluse le banche irlandesi e quelle spagnole (che hanno già ricevuto circa 37 miliardi di euro dall’Esm), e verrebbero meno gli obiettivi perseguiti dalla Ue, cfheh ha creato il meccanismo salva Stati in risposta alla crisi spagnola. Come ha spiegato settimana scorsa il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, «un certo grado di retroattività deve esserci, altrimenti il meccanismo perderebbe gran parte del suo significato». I Paesi di Eurolandia hanno tempo fino a giugno per mettersi d’accordo.

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